sabato 1 giugno 2013

GLI UOMINI DELLA MIA VITA

Gli uomini della mia vita sono sempre stati buffi esemplari faunistici, rarità da museo di storia naturale, anelli mancanti della catena evolutiva, casi clinici freudiani. La scelta dei singoli soggetti non é  stata casuale, qualcuno potrebbe pensare: "sei andata col primo che capita"...eh no! Li ho proprio selezionati con cura meticolosa tra centinaia di uomini dopo averli osservati, studiati, analizzati per mesi, e giungendo ogni volta alla conclusione matematica che quello era sicuramente il principe azzurro.
Tutte le lacrime che ho versato in realtà non posso imputarle che a miei errori di calcolo. Negli anni, ho affinato questa mia dote di scegliere gli uomini sbagliati e  sono diventata un’esperta del settore!
E' vero, non bisogna generalizzare ma per una volta lo farò, e per comodità scientifica (e per riderci su)  li suddividerò in categorie:

IL VITELLONE - Esemplare italico doc, ostenta mascolinità da stallone e arie da tombeur de femme internazionale. In realtà vive con la mamma che gli dà la paghetta settimanale e gli ricarica il cellulare, e non è mai andato in vacanza oltre Ostia Lido. Affetto da sindrome da Peter Pan, ha passato la trentina da un bel po’ (ma non se n'è reso conto) spende la sua vita tra discoteche/sballo/notti in bianco/sbronze,  non si sveglia prima di mezzogiorno e … non pretenderai mica che lavori??? Ti stupirà con effetti speciali degni della miglior sceneggiata napoletana: appassionate dichiarazioni, valanghe di sms e telefonate, languide serenate, stornelli e poesie romantiche, mazzi di rose e cene a lume di candela dove guardandoti con occhi sognanti ti sussurrerà che sei l’unica per lui. L'unica per quella notte ovviamente. Potrai metterlo alla prova negandoti e facendo un pò la preziosa ma non farai che stimolare il suo orgoglio fallico: dovrà averti ad ogni costo e per questo scopo investirà ogni sua risorsa fisica, economica e mentale anche per mesi. Per commuoverti riuscirà anche a versare autentiche lacrime degne della madonnina di Civitavecchia. Ovviamente dopo aver ottenuto il tanto faticosamente conquistato pegno d’amore sparirà veloce come il vento con qualche frase poco fantasiosa tipo “Non sono l’uomo per te, sono sbagliato". Smascherarlo è quasi impossibile: è così abituato a mentire che alla fine si è auto-convinto di essere davvero il manzo più ambito del quartiere! Ridicolo!
      
L’UOMO IN CARRIERA – Ha passato la prima parte della sua vita a prepararsi per la carriera, districandosi tra lauree e master di ogni livello. Nella seconda parte della vita inizia la sua scalata al successo: passa 18 ore  al giorno in ufficio e nel resto del tempo mangia, dorme e prepara il  lavoro per il giorno dopo. Non ha tempo per te. Gira con 4 cellulari ma  quando lo chiami non risponde mai perché ha sempre altre priorità. Il suo cellulare suona sempre: la domenica, il sabato sera, alle 8 di mattina del 1 gennaio, in ferie in quel posto sperduto dove tutti i cellulari non prendono tranne il suo. La sua presenza è richiesta a riunioni, cene,  simposi, cocktail, convegni, raduni delle Giovani Marmotte e lui vuole presenziare ovunque, per questo ha affinato l’arte dell’ubiquità ed è  arrivato a partecipare a 4 aperitivi e 5 cene nella stessa serata. E’ sicuramente l’uomo perfetto che ogni madre vorrebbe per sua figlia ha un unico difetto: non ha tempo per te. Puoi decidere di seguirlo in questa faticosissima scalata al successo o decidere che non te ne frega niente. Stancante! 

 IL PROVOLONE DA CHAT – Prodotto dell’ultima generazione, in chat è spumeggiante, esuberante, carismatico, presenzialista, istrionico un vero prezzemolino del web. Lo trovi a qualsiasi ora del giorno e della notte in contemporanea su faceboook, twitter, google+ e yahoo. Il mondo virtuale non ha confini ne segreti per lui: mangia, dorme e svolge tutti i bisogni  fisiologici sempre connesso alla sua postazione pc-full optional per non perdere nulla di quel che accade, si assenta il minimo indispensabile. Si fa chiamare nella vita col nick e non col nome e cognome perché ormai la sua immagine virtuale ha preso il sopravvento su quella reale. D'altronde una vita reale non ce l'ha! Per conquistarti farà di tutto, sfoderando un  repertorio vastissimo di romanticherie  ma l’impatto dal virtuale al reale sarà decisivo per le sorti della love story. Passato il primo entusiasmante contatto fisico reale ti abbandonerà per serate intere nuda sul divano dicendoti “Resto on line ancora 5 minuti” per poi mettersi davanti al pc a cazzeggiare allegramente per 5 ore. Quando invece di  immaginare posizioni erotiche comincerai a immaginare cento modi per distruggergli il pc capirai che è il momento di dare un CLICK definitivo  alla faccenda. Videopatetico!

 Quelli SPOSATI MA NON TROPPO Categoria presente sul pianeta dai tempi dell’uomo di Neanderthal: sposati/fidanzati/impegnati ma perennemente sull’orlo della separazione. Incompresi in famiglia, celebre la frase "mia moglie non mi capisce", e ovviamente affamati di sesso perché la moglie (oltre a non capirli) non-gliene-da-più, ti racconteranno che stanno per separarsi, stanno per divorziare, stanno per cominciare una nuova vita, stanno per prendere una decisione importante che cambierà tutto ....ecco appunto, stanno per...ma non lo faranno mai! Scontatissimi!

I CINQUANTENNI  D’ASSALTO supertatuati, supergriffati, superesaltati, si vestono come teen ager, hanno solo amici e amiche ventenni perché "si sentono ventenni dentro". Cercano di stupirti con racconti di ferie in mirabolanti terre esotiche, sport estremi e avventure ai limiti della fantascienza, ovviamente hanno un macchinone che non riescono neppure a  posteggiare o una supermoto che guidano vestiti come un incrocio tra Jeeg Robot d’acciaio e Valentino Rossi, salvo poi bombardarsi di muscoril e voltaren per il mal di schiena!  Stagionati!

E per finire una categoria (che per fortuna ho evitato):
GLI AFFAMATI. Pur di rimediare una donna anche virtuale, sono disposti a tutto! Inventerebbero qualsiasi cosa, direbbero qualsiasi cosa, verrebbero anche in pellegrinaggio sotto casa tua sulle ginocchia e questo non perchè siano interessati particolarmente a te ma solo perché sei una donna e respiri! 

Potremmo parlare anche de “i ginnici” (palestrati o esaltati di sport a tutti i costi), di "quelli che non si sono mai innamorati” (che freud si sarebbe ucciso piuttosto che analizzarli),  dei “belli e tenebrosi” che fanno sembrare Baudelaire un fumetto……..”gli artisti”  nessuno capisce la loro arte e tu sei la loro musa…….”i bugiardi cronici” (che te ne accorgi anche quando per giustificare un ritardo ad un amico si inventano un        crollo della rete autostradale, ma pensi che a te non mentirebbero mai!) e ”quelli feriti dentro” (allora qui lo spirito di crocerossina è incontenibile)…………

Illustrazione: Casey O'Connell
Ma alla fine si impara mai la lezione? Si impara eccome, e per la regola "se li conosci li eviti", non tutto il male è venuto per nuocere, ora li fiuto lontano chilometri questi propotipi di maschi farlocchi! 
.... E quando pensi che esistano solo uomini sbagliati ecco che incontri qualcuno che ti fa cambiare idea ...
perchè per fortuna non tutti gli uomini sono come quelli sopra descritti ma i principi azzurri esistono per davvero.



La bambina col cappotto azzurro-cielo
La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright


martedì 28 maggio 2013

COME UN GUERRIERO

Ero una bambina che non doveva nascere, un miracolo dissero i medici, un inaspettato regalo del destino. I miei genitori mi avevano cercato, sognato, atteso per così tanti anni e alla fine, quando tutti quei sogni erano andati in frantumi e avevano rinunciato perfino a desiderare, ero arrivata al’improvviso, come un arcobaleno dopo un temporale. Ero una bambina fragile e diversa. Ho passato le mie prime ore di vita sotto i ferri di un chirurgo e ho dovuto lottare da subito per tenermi aggrappata alla vita. 

Illustrazione: Jimmy Lawlor
Come un guerriero ho lottato per vivere. Ho stretto con forza quel filo sottile che m'impediva di volare via e scomparire nel cielo come un palloncino colorato, avvinghiata al seno di mia madre come un'edera tenace che cresce ogni giorno più forte. Quel giorno mio padre ha cominciato a morire.
Giorno dopo giorno succhiavo avidamente la vita mentre la vita abbandonava lui....Io muovevo i primi passi mentre lui non riusciva più a stare in piedi e quando avevo appena imparato a dire “papà”, non avevo più nessuno a cui dirlo….
Ho sempre pensato che semmai esisteva un Dio doveva essere un mostro crudele, che aveva già pianificato tutto: "Vuoi una figlia? Tu cosa mi dai in cambio? Dammi la cosa più preziosa che hai... la tua vita". Mio padre mi voleva così tanto che sono sicura abbia accettato qualsiasi patto con Dio o col Diavolo in persona.
Così eccomi a dover convivere con questo assurdo peso, un peso troppo grande per una bambina. Io non ero un miracolo ma solo il frutto di un tragico scambio: la mia vita per la sua. Lui era così bello, intelligente, solare, dolce e gentile con tutti, così innamorato di mia madre ... e io invece cos'ero? Non bella ne intelligente, timida e goffa, un disastro ... Se avessi potuto rimescolare le carte e scambiare tutto un'altra volta l'avrei fatto. Ogni giorno della mia vita ho desiderato tornare indietro, volare via attaccata a quel palloncino colorato...volare via e lasciare qui lui. Lui rendeva felici le persone, io non ne ero capace. Io non ero niente ma era toccato a me restare. Perchè? 
Illustrazione: Cho Yong-Joon
Ogni giorno vado avanti aggrappata a quel filo sottile, consapevole che da un giorno all'altro il filo potrebbe spezzarsi. Cerco di dare un senso alla mia vita per dare un senso alla sua morte. Ma che senso c'è? Ho odiato me stessa per essergli sopravvissuta, mi sono odiata per così tanto tempo che alla fine non mi ricordavo più neppure come fare ad amarmi....Eppure il suo regalo più grande era stato proprio l'amore.
Ecco l'amore...l'amore è l'unica risposta che so darmi. Arrivare fin qui è stato come camminare scalza su un sentiero di vetri e cocci: non sentivo male all'inizio, poi le ferite sono diventate sempre più profonde e il dolore è arrivato d'un colpo tutto assieme.  Mi sono ritrovata sanguinante e incapace di rialzarmi da terra. Eppure mi sono rialzata, una, dieci, cento volte mi sono rimessa in piedi e pronta ad andare di nuovo avanti.  La mia fragilità è anche la mia forza... ora lo so. A volte   mi sembra di aver dato tutto, di non avere neppure più una goccia d'amore ma sempre trovo altro amore in me ... come un fiume inarrestabile. Per quanto io abbia sofferto, e so che ancora dovrò soffrire, non mi fa paura ributtarmi nel fuoco, anzi quel fuoco lo cerco. Non ho paura di amare, di dare, di vivere le emozioni, non ho paura di piangere e farmi male. Sono ancora quella bambina che stringe quel  filo sottile per rimanere aggrappata alla vita e non importa qual è il prezzo da pagare voglio vivere, voglio disperatamente vivere e amare.   L'unico senso che riesco a trovare in tutto questo  è l'amore. .... E per l'amore combatto. Sono come un guerriero su una terra senza farfalle ... 

La bambina col cappotto azzurro-cielo
La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright

"Una donna che ama
È simile a un grande guerriero
Che vuole la sua vittoria
Per questa vittoria sarà pronta a morire
Su una terra senza farfalle".
Alda Merini



giovedì 16 maggio 2013

La primavera a novembre ....

E' un'avventura, ricostruire se stesse. 
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo.
Perché tutti devono capire e vedere:

 "Attenti: il cantiere è aperto.
Stiamo lavorando anche per voi. 

Ma soprattutto per noi stesse".
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre. 

Quando meno te l'aspetti.

Diego Cugia, "Alcatraz"
Illustrazione: Martina Peluso

lunedì 6 maggio 2013

GUARDA OLTRE IL MIO CORPO


Non avere fretta … abbiamo tutto il tempo.
Lasciami il tempo di  desiderarti, di aspettarti, di scoprirti.
Lasciami pregustare l'attesa di  te,
non precedermi non sono pronta, non ancora.
Lasciami il tempo per imparare a fidarmi,
per non ingannarmi, per capire di non essere solo
un passatempo, un analgesico, un giocattolo.
Lasciami stare sola con me stessa,
ma non allontanarti troppo,
rimani a vista.
Lascia tempo alle mie paure di diventare forza,
mi sento in balia di troppi errori.
Lasciami il tempo di emozionarmi,
di sognare,
di assaporare ogni istante,
di donarmi poco a poco.
Lasciami il tempo ….
Tempo ... per non rifare gli stessi sbagli che hanno segnato la mia vita 
Prenditi il tempo di guardare
oltre quel che vedi..
Guardami. Ogni centimetro di pelle.
Non tralasciare nulla … neppure un minuscolo angolo.
Segui ogni curva, ogni avvallamento,
scivola lento sulle discese, risali le superfici,
colma i solchi, soffermati sulle pianure
percorrimi come una strada che ti porta fin dentro di me
cammina su di me con esasperante lentezza.
Ferma il tuo sguardo ora sul mio corpo
come se dovessi dipingermi riempiti gli occhi di me
imprimi ogni mia sfumatura nella tua mente.
Assaggiami. Annusami. Respirami.
Ricoprimi. Stendi il tuo corpo su di me e fermati.
Ti voglio sentire. Voglio che tu senta me.
Ora chiudi i tuoi occhi e guardami.
Guarda oltre il mio corpo. Penetrami
con lo sguardo. Entra nell'anima.
Cosi saprai chi sono.
Prenditi il tuo tempo per guardare
oltre ciò che tutti vedono.
Ma se non sei capace di farlo,
ti prego vattene.

La bambina col cappotto azzurro-cielo
La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright

martedì 30 aprile 2013

L'AMORE IMMATURO

Mentre piangevo per una delusione d'amore un amico mi ha detto: "Stacca, prova a riempire la tua vita di cose che ti piacciano: amici sinceri, belle scarpe, qualche viaggio carino, qualche buon libro umoristico. Quando sei già (quasi) piena allora comincia a cercare l'amore.... ma non cercare fuori, cerca dentro: ama te stessa e poi amerai gli altri. L’amore non deve e non può riempire. Sei tu che devi riempire l’amore. L’amore è la risposta, ma devi saper fare la domanda. Quando saprai fare la domanda, allora avrai la risposta.
Illustrazione: Christian Schloe
Due persone per star bene insieme paradossalmente non devono aver bisogno una dell’altra a tutti i costi, si devono istintivamente sentir vicini ma due disgrazie non rendono simili ne felici fanno solo una disgrazia più grossa. Il pieno che vuoi tu passa prima per il tuo “pieno” personale dal resto avrai solo bidoni perché se tu vuoi qualcuno per riempire un vuoto troverai solo una persona che vuole te per riempire il suo ma essendo voi diversi non sarà mai lo stesso vuoto…come due lego che non s’incastrano."

Che strano rileggere ora le tue parole, ora che mi chiedo se sei stato mai davvero mio amico...
Sei solo un'altra delusione da dimenticare.
Sto ricominciando a riempire la mia vita delle cose che amavo fare e che avevo dimenticato da troppo tempo: riempire i miei terrazzi di fiori, concedermi un massaggio con olii profumati, passare la notte a leggere un buon libro, regalarmi un vestito nuovo,  ridere senza un motivo....ho riscoperto il piacere di ballare e perchè no... anche di farmi guardare, ho ritrovato la voglia di scrivere e farmi leggere.
Ho ritrovato la capacità di sognare, anche se in quei sogni tu non ci sei più.
Sono (quasi) piena e pronta a cercare l'amore .
Ho finalmente capito che tutto quel che ho dato non è perso è ancora qui  dentro di me: dovevo solo ritrovarlo.....ritrovare me.
E alla fine l'unico che ha perso qualcosa sei tu.



      L'amore immaturo dice: ti amo perché ho bisogno di te
      L'amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo. 
     E. Fromm

Da Eric Fromm
 L’amore non è soltanto una relazione con una particolare persona: è un’attitudine, un orientamento di carattere che determina i rapporti di una persona col mondo, non verso un “oggetto” d’amore. Se una persona ama solo un’altra persona ed è indifferente nei confronti dei suoi simili, il suo non è amore, ma un attaccamento simbiotico, o un egoismo portato all’eccesso. Eppure la maggior parte della gente crede che l’amore sia costituito dall’oggetto, non dalla facoltà di amare. Infatti essi credono perfino che sia prova della loro intensità del loro amore il fatto di non  amare nessuno tranne la persona “amata”. Poichè non si vede che l’amore è un’attività, un potere dell’anima, si ritiene che basti trovare l’oggetto necessario e che, dopo ciò,”tutto vada da sè”. Questa teoria può essere paragonata a quella dell’uomo che vuole dipingere ma che, anziché imparare  l’arte sostiene che deve solo aspettare l’oggetto adatto, e che dipingerà meravigliosamente non appena lo avrà trovato. Se io amassi veramente una persona, io amerei il mondo, amerei la vita. Se  posso dire ad un altro”Ti amo”, devo essere -in grado di dire”Amo tutti in  te, amo il mondo attraverso di te, amo in te anche me stesso”.

 La bambina col cappotto azzurro-cielo
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domenica 7 aprile 2013

SPICCARE IL VOLO

Milù era una gallinella con belle piume dai riflessi quasi dorati e occhi grandi e curiosi. Era nata con una malformazione genetica, una neoplasia ingombrante che colpisce un pollo ogni milione di polli: era nata con l’anima. I medici dissero che non c’era cura e che non si poteva neppure asportargliela perché era proprio attaccata al cuore. Così fin da pulcino Milù portò il peso di questa diversità, se ne stava sempre in disparte, invidiando i pulcini normali senz’anima che razzolavano felici. Ne soffriva molto, piangeva in silenzio e l’anima spesso sembrava dolere in maniera insopportabile. 
Col tempo aveva imparato a non lasciar trasparire la sua sofferenza e a vivere in quel mondo di polli cercando di adeguarsi ma con scarsi risultati. Detestava quella vita, detestava il pollaio e i suoi compagni polli! La cosa buffa è che loro  invece erano felici. Passavano pigramente le giornate con l’unico scopo cercare vermi nel terreno, facendo a gara a chi  schiamazzava più forte solo per farsi notare. Non ridevano, non piangevano, non sognavano, non alzavano mai lo sguardo verso il cielo per guardare le aquile in volo, non si chiedevano mai se esistesse qualcosa oltre il recinto del loro pollaio. 
Per molto tempo aveva pensato che si accontentassero e li aveva invidiati per questo. Si chiedeva "Perché anche  io non so accontentarmi?" e si sforzava con tutta se stessa di gioire  di quella vita sempre uguale, senza emozione, senza scopo. Ma per quanti sforzi facesse c’era sempre una vocina che le sussurrava "Avanti metti il becco oltre quel pollaio…c’è tutto un mondo!" 
Poi aveva capito che i polli non si accontentavano affatto, semplicemente non cercavano altro. Perché mai un pollo dovrebbe avere dei sogni se non ha l’anima? Loro avevano solo lo stomaco e gli bastava riempirlo per essere felici. Ma come si fa a riempire un’anima? L’anima si nutre di sogni e desideri non di vermi. 
Milù non poteva smettere di sognare sennò il dolore sarebbe diventato  insopportabile e alla fine l’anima sarebbe morta e con lei il suo cuore. Certo anche Milù doveva pure mangiare, lavorare e fare la sua parte. Cercare vermi del terreno le occupava tempo ed energie, non è facile sopravvivere in un pollaio, ci sono galline disposte a tutto per rubarti  il cibo dal becco. Ma la notte, quando tutti ormai sazi e con le pance gonfie russavano beati, lei se ne stava sveglia a guardare il cielo, a sognare e fare mille progetti. La sua mente volava fuori dal quel pollaio, lassù tra le stelle e lei immaginava una vita diversa. Era allora che la sofferenza si placava e, per qualche istante poteva  perfino sentire distintamente la sua anima pulsare e battere all’unisono col cuore. Poi  inevitabilmente il gallo annunciava l’alba e la solita vita di sempre  riprendeva, bisognava correre a destra e a sinistra e non c’era tempo per sognare. 
Aveva anche avuto qualche fidanzato. Milù era molto carina e ambita, ma quando, dopo i primi appuntamenti, lei gli parlava dei suoi sogni loro si allontanavano, anzi alcuni scappavano a zampe levate quasi che avere l’anima fosse una malattia contagiosa. Altri invece si  atteggiavano a saccenti e le consigliavano di non pensarci "Sei solo un pollo" le ripetevano "cerca di dimenticare di avere un’anima e fatti una famiglia". Milù era ormai nell’età in cui tutte le gallinelle depongono le uova e vivono ingrassando felici e aspettando che il gallo sia in luna  buona per concedere qualche ora di passione. Ma lei non ci pensava proprio a sedersi, covare e aspettare il suo turno per soddisfare le voglie di uno stupido gallo! Si rendeva conto che la sua vita stava passando e che a forza di rimandare sarebbe invecchiata e morta dentro quel pollaio. Aveva voglia di vedere facce nuove, viaggiare e conoscere il mondo là fuori e magari imparare altre lingue. 
Una notte non resistette più, la  luna era luminosa e il cielo stellato, tutti dormivano e nessuno si accorse di Milù che con piccoli passi furtivi sgusciava da un buco nel  recinto del pollaio. Si mise a correre a perdifiato finché si girò e il pollaio era scomparso alla sua vista. Intorno a lei c’erano alberi così alti che sembravano sfiorare le stelle, e profumi di fiori e muschio così deliziosi come non  aveva mai odorati. Era sola, spaventata e aveva una gran voglia di piangere ma si rendeva conto che doveva andare avanti. Stava albeggiando ormai e tra poco il  pollaio si sarebbe svegliato. Si sarebbero accorti della sua assenza e non sarebbe più potuta tornare indietro:  sarebbe stato troppo umiliante! Il pollaio era l’unica casa che  avesse conosciuto e là dentro era al sicuro. Tutto era sempre uguale là dentro e non doveva dimostrare niente a nessuno. Ebbe voglia di tornare  indietro e risvegliarsi in quel tepore così famigliare ma la vocina le disse "Non è quello il tuo posto".  Milù non sapeva quale era esattamente  il suo posto, né se esistesse un posto per lei da qualche parte, ma non voleva invecchiare dentro quel pollaio. Raccolse tutto il suo coraggio e andò avanti. I primi passi furono difficili, avanzava lentamente in quel mondo sconosciuto e selvaggio, ma era anche piena di speranza per quel primo viaggio della sua vita. Il cuore le batteva forte e la sua anima gridava finalmente libera.  
Camminò tanto che perse il conto dei giorni, cibandosi dove capitava e dormendo sotto le stelle. Era felice ma le mancava soprattutto qualcuno con cui parlare di tutte le cose nuove che scopriva ogni giorno: fiori,  piante, insetti e animali che sembravano venuti da altri pianeti. Non  incontrò altri polli lungo la strada, ma imparò molte altre lingue per  comunicare con animali diversi da lei che neppure immaginava esistessero. Dopo tanto camminare arrivò sulla cima di un monte e si sedette incantata  a guardare lo spettacolo della natura. Le avevano sempre detto che il mondo finiva dietro il recinto del pollaio  e ora davanti ai suoi occhi si  spalancava un mondo completamente nuovo e l’orizzonte era così lontano che neppure riusciva a vederlo.   Milù si sentiva leggera e aveva una gran voglia di spiegare le ali e lanciarsi nel cielo, facendosi cullare dalle correnti e trasportare dal vento. Sapeva che era solo una gallinella e le gallinelle non volano, era quello che le avevano sempre insegnato, ma non  riusciva a resistere al richiamo del vento. 
In fondo se anche moriva sarebbe morta felice, aveva visto il mondo e fatto più strada di quanto  una gallinella poteva sperare. Ce l’aveva fatta da sola e che altro poteva desiderare? Milù guardò l’orizzonte, chiuse gli occhi e spiccò il volo …. Sarebbe stata una dolce morte. 
Per molti giorni non si parlò d’altro nel pollaio. 
Una gallinella era scappata e probabilmente aveva trovato una morte atroce là fuori.
 Ma in fondo era sempre stata una gallinella diversa, forse per colpa di quella  malformazione. 

 "Un’anima, ti rendi conto?"
 "A che serve un’anima a noi polli??? "
 "Non so secondo me quella malattia l’ha fatta uscire di testa!"
 "Io l’ho conosciuta era strana fin da piccola…."

 Passò il tempo e ci furono nuovi argomenti di conversazione. Fino a che, una tiepida mattina d’autunno, uno strano uccello dalle grandi ali dorate volteggiò sul pollaio per ore. I polli rimasero col becco all’insù a guardare quella misteriosa creatura che non avevano mai visto.
"Chissà com’è volare lassù…"
"Pensa a come deve essere faticoso e poi a che scopo? "
 "Si hai ragione, meglio cercarci qualche verme tra poco è ora di cena…"
Quanto tempo era passato da quando era scappata da quel pollaio, quante cose aveva visto da allora e quanto aveva imparato. 
Quell’anima che aveva sempre creduto una malformazione di cui vergognarsi in realtà era un dono del cielo. 
Una vecchia saggia aquila le aveva rivelato che solo chi ha  un’anima riesce a volare, e che i sogni sono ali dorate che ti portano  lontano. 
Milù scese un’ultima volta in picchiata sul pollaio per rivedere i suoi compagni che non l’avevano riconosciuta, poi tornò tra le nuvole e si diresse verso l’orizzonte.
Non saprai mai chi sei finché non provi ad esserlo. Concediti sempre una possibilità.

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martedì 26 marzo 2013

IL VENTO GIUSTO ARRIVA SEMPRE...

Tutte le domeniche c’era un uomo sul ponte. Non ne ricordo il viso né la figura, ma solo le  mani: mani magre, con dita lunghe e nodose, mani che si muovevano abili e veloci, con piccoli scatti e rotazioni del polso, mani magiche come quelle di un prestigiatore per i miei occhi di bambina. L’uomo muoveva fili quasi invisibili a cui erano attaccati decine di aquiloni colorati che dal ponte sul fiume andavano su a scalare il cielo in fila indiana, talmente in alto che gli ultimi erano soltanto puntini colorati nel cielo.  Era come un lungo cobra che muoveva il suo corpo sinuoso ondeggiando nel vento e danzando al ritmo di un flauto incantatore.
Illustrazione: Jimmy Lawlor  - As the mind wanders
Uno scatto a destra, due scatti a sinistra, l’uomo dava spago piano piano per mandarli più in alto possibile, poi riavvolgeva veloce, gli aquiloni scendevano, salivano, si incrociavano senza mai toccarsi, disegnavano figure nel cielo, volteggiavano come acrobati e danzavano assecondando gli scatti del polso dell’uomo. Ogni movimento era sottolineato da un coro di oooooooohhhhhhhh di tutti noi bambini che  seguivamo dal ponte quelle evoluzioni con le bocche spalancate come vedessimo volare chissà quali creature fantastiche. Mia mamma mi aveva comprato un aquilone dal venditore e ne ero molto orgogliosa: era azzurro e rosa con una lunga coda di tutti i colori. A volte andavamo sulla spiaggia nelle belle domeniche di primavera, mi mettevo in un punto dove non ci fosse gente intorno e restavo lì in piedi,tenendo alto l’aquilone con una mano e  con l’altra il gomitolo del filo,  pronta a captare il giusto refolo di vento che lo facesse alzare, poi cominciavo a dare spago, mollare, tirare, correndo a perdifiato sulla spiaggia.  A volte l’aquilone si alzava e pareva decollare ma subito  piombava a terra con ampi cerchi concentrici  ed erano attimi di disperazione. Occorreva riavvolgere il gomitolo e riprovare ma, prima o poi, il vento giusto arrivava sempre e rimanevo a guardarlo volteggiare per un tempo interminabile con il naso all’insù e col sole in faccia  che mi faceva strizzare gli occhi. Quante volte avrei voluto prendere il volo aggrappata a quell’aquilone, perdermi nel cielo fino a toccare le nuvole e guardando giù salutare con la mano tutte le persone che diventavano puntini sempre più piccoli sulla spiaggia. Però  poi ad ogni strattone sussultavo e puntavo i piedi a terra per la paura di volare via. Quando non c’è vento vorresti volare ma quando il vento arriva hai paura di dove ti spingerà. Un giorno l’aquilone è finito su un albero e si è rotto. E’ caduto giù in picchiata, improvvisamente, mentre mi affannavo inutilmente a correre a destra e sinista per fargli riprendere quota. Ho tentato di ripararlo ma era tutto strappato e non ha più volato. L’uomo degli aquiloni ha cominciato a non venire più tutte le domeniche, si vedeva raramente ormai, aveva pochi aquiloni, giusto due o tre che oscillavano stancamente dal ponte. I bambini non si fermavano più a guardarli troppo presi dalla nuova sala dei videogame che aveva aperto in centro. I tempi stavano cambiando e non sempre i cambiamenti portano cose migliori, ma non si può far altro che accettarli. 
Cambiamenti…
Illustrazione: Jimmy Lawlor
Molte cose sono cambiate da allora, altre sono rimaste uguali. Passeggio sul molo avvolta da un manto di pioggia. Qualche pescatore accompagna i miei passi. La loro calma sembra così inconsueta, i gesti sono lenti e misurati, mentre tutto intorno sembra essere divorato dal frastuono, dove tutti parlano senza dire nulla. Quelle immagini sono cosi dolci e rallentate che ho la sensazione di non essere nel mio solito mondo, di essere approdata in un’isola immaginaria, un’isola persa in una dimensione senza tempo, senza cellulari, né pc, senza clacson, né orologi che scandiscono minuti troppo brevi, un’isola fantastica dove tutto è da  inventare e tutto può ancora accadere. Un’isola di mille colori come nei miei disegni di bambina: nuvole bianche in un cielo turchese, colline dalle mille sfumature di verde, l’azzurro delle onde, e la spiaggia … una distesa infininita di sassi bianchi. Cammino incontro al tramonto,  l’orizzonte sembra incendiarsi e dileguarsi in una fiamma arancio. La città brucia in quel tramonto. Un’ultima fiammata, più viva e intensa  delle altre. Lingue di fuoco salgono più in alto delle nuvole.  Un attimo…poi tutto scompare … Nel cielo il mio aquilone azzurro e rosa sta ancora volteggiando libero e inafferrabile come uno splendido uccello colorato. So che il momento sta arrivando: il vento giusto arriva sempre e questa volta non avrò paura di spiccare il volo. Tutto può ancora accadere.


La bambina col cappotto azzurro-cielo
La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright 

martedì 19 marzo 2013

PER I PAPA' CHE NON CI SONO PIU'....PER TUTTI I PAPA'...

Per la Festa del Papà la maestra ci ha fatto fare un portacenere col das, piccolo e rotondo, l’ho colorato di blu con sfumature azzurre, volevo che sembrassero onde invece sembrano nuvolette ma è carino lo stesso. Ho fatto anche il biglietto: un cartoncino azzurro con sopra incollata una sigaretta. Ci ho scritto a caratteri grandi e un pò incerti: PER IL MIO PAPA’.  
Una settimana fa la maestra ci aveva detto che dovevamo fare un posacenere per i nostri papà. Gli altri bambini erano entusiasti, impastavano quella pallina di das tutti frenetici pensando alle facce sorridenti dei loro papà nel riceverlo. Io me ne stavo lì a fissare il das sul banco con una gran voglia di piangere. Mi sono avvicinata alla cattedra facendomi piccola piccola dentro il grembiulino bianco, e ho sussurrato con un filo di voce alla maestra che il mio papà non c'era più e magari potevo fare un disegno o un’altra cosa perché quel posacenere non sapevo a chi darlo. Lei seccata mi ha risposto di  fare il portacenere e di regalarlo a chi mi pareva, a mio nonno o mio zio o mia madre. L’ha detto ad alta voce e alcuni bambini hanno riso. Sono tornata al banco con le lacrime agli occhi e fatto quello stupido portacenere. L’ho regalato a mio nonno che neppure fumava, ma ne è stato molto felice, l’ha messo in bella vista sulla sua scrivania e ha appeso al muro il biglietto  con la sigaretta  come fosse un bel quadro.
Sono cresciuta e ogni tanto ripenso a quel posacenere, a quella stupida maestra, e a quel papà meraviglioso che la vita mi ha portato via tanto presto che nemmeno lo ricordo. Ma ora so, che lui è sempre con me, anche se non può prendermi per mano come facevano gli altri papà dei miei compagni all'uscita dalla scuola, spesso sento che lo fa, e che mi indica la via, quando sto per prendere quella sbagliata.
A tutti i papà, quelli che non ci sono più, a quelli che presto lo saranno, a quelli che hanno la fortuna di accompagnare i figli a scuola tutti i giorni, a quelli che devono aspettare la visita mensile decisa da un giudice, a quelli che lottano per poter vedere i propri figli, a quelli che possono dargli il bacio della buonanotte tutte le sera, a quelli che stasera riceveranno in regalo un posacenere fatto col das..... i migliori auguri per questo 19 marzo, godete di ogni istante con i vostri figli, ogni attimo è un dono.


 La bambina col cappotto azzurro-cielo
La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright

lunedì 18 marzo 2013

SCOMPARIRE NEL BUIO

Ci sono cose che hanno bisogno della luce per essere viste, altre hanno bisogno del buio. Forse se scompaio nel buio, dopo mi vedrai. Sono sempre stata accanto a te: tenace, costante,  persino ridicola nella mia testardaggine di volerti ad ogni costo, contro tutto e tutti, anche contro me stessa e ciò in cui credo. Ma tutta la stanchezza di questi mesi mi sta crollando addosso. Dimmi se tutto quello che ho fatto non è amore e fiducia, cos’è? Ti ho lasciato entrare in tutti i meandri della mia vita ma io ci sono mai entrata nella tua? Almeno come uno spiraglio? Volevo essere parte della tua vita, ma volevo esserci non come un inganno ma qualcosa in cui si crede. Volevo che il fatto di averti vissuto, comportasse qualche differenza nella tua vita, invece mi hai fatto sentire un’ombra che scivola via, senza lasciare traccia di sè....
 Kerry Brooks
C’è una frase di Bradley, recita più o meno così: “Dobbiamo imparare a determinare le nostre rotte sempre secondo le stelle e non in base a ogni nave che passa?” ... Ecco volevo essere la tua stella, il tuo riferimento nella notte, non una nave di passaggio, e volevo un'unica certezza: la tua fiducia. Poterti guardare negli occhi sapendo che tu stai pensando "Io mi fido davvero di questa donna” .... ho lottato mesi con tutte le mie forze, a dispetto di tutti i tuoi dubbi e delle tue incertezze per dimostrarti che potevi fidarti. Non capisco questa tua ansia di rovinare qualcosa di bello, qualcosa che abbiamo atteso così tanto … non sono io a non voler crescere, non io a cambiare sempre idea, non io quella che scappa, non io quella che non vede quel che è evidente.... Un corpo caldo e generoso, sempre pronto ad accoglierti,  un giocattolo, un passatempo, qualcosa di scontato, cosa sono per te? Ora spegno la luce e lascio che il buio mi avvolga.... mi vedi? Non sono più accanto a te, lo senti? Nel buio sono più luminosa che mai mentre mi allontano da te. E' tardi ormai....


 La bambina col cappotto azzurro-cielo
La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright

giovedì 14 marzo 2013

La bambola di Kafka ...

Tutti i pomeriggi Kafka va a fare una passeggiata nel parco. Un giorno incontra una bambina in lacrime che singhiozza da farsi scoppiare il petto. Kafka le chiede cosa c’è che non va e la bambina risponde che ha perso la sua bambola. Lui subito comincia a inventare una storia per spiegarle l’accaduto.
"La tua bambola è andata a fare un giro", le dice. Lei gli chiede: "E tu come lo sai?"
"Perché mi ha scritto una lettera", le risponde Kafka. La bambina sembra sospettosa. "Ce l’hai qui?" Gli domanda,  "No, mi spiace – fa lui – l’ho lasciata a casa per sbaglio, ma domani la porterò con me".
E’ così convincente che  la bambina non sa più cosa pensare. Possibile che quell’uomo misterioso stia dicendo la verità? Kafka torna subito a casa per scrivere la lettera. Si siede a  tavolino e Dora  (la sua compagna), osservandolo mentre scrive, nota la stessa serietà, la stessa tensione che mostra quando sta componendo una sua opera. Non vuole prendere in giro la bambina. Questa è una vera fatica letteraria, e lui è ben deciso a compierla nel migliore dei modi. Se riuscirà a presentare alla bambina una bugia bellissima, e convincente, sostituirà la bambola perduta con una realtà diversa: falsa, forse, ma veritiera e credibile secondo le leggi della narrativa. L’indomani Kafka si precipita al parco con la lettera. La bambina lo sta aspettando, e dato che non ha ancora  imparato a leggere gliela legge lui ad alta voce. La bambola è molto spiacente, ma si è stancata di vivere sempre con le stesse persone. Ha bisogno di muoversi e di vedere il mondo, di fare nuove amicizie. Non è  che non voglia bene alla bambina, però desidera cambiar aria, perciò dovranno separarsi per qualche tempo.  Infine la bambola promette che scriverà alla bambina ogni giorno e la terrà al corrente di quello che sta  facendo. E’ da qui che la storia comincia a farmi venir voglia di piangere. Già è incredibile che Kafka si sia preso il disturbo di scrivere quella prima lettera, ma ora si dedica al progetto di scriverne una nuova  ogni giorno…al solo scopo di consolare la bambina, che fra l’altro per lui è una perfetta estranea, un esserino incontrato per caso un pomeriggio in un parco. Che tipo di uomo fa una cosa simile? Va avanti per tre settimane. Tre settimane. Uno degli scrittori più geniali che siano mai vissuti ha sacrificato il suo tempo, un tempo sempre più scarso e prezioso … per comporre le lettere immaginarie di una bambola smarrita.  Secondo la testimonianza di Dora scriveva ogni frase con una cura maniacale del dettaglio, e la sua prosa era precisa, spiritosa e avvincente. In parole povere, era la prosa di Kafka e lui per tre  settimane andrò tutti i giorni al parco e scrisse ogni volta una nuova lettera alla bambina. La bambola diventa grande, va a scuola, conosce  altre persone. Continua a ripetere alla bambina che le vuole bene, ma allude a certe complicazioni che le rendono impossibile il ritorno. A poco a poco Kafka prepara la bambina per il momento in cui la bambola sparità dalla sua vita per sempre. Si spreme per creare un finale soddisfacente temendo che se non lo troverà si possa rompere l’incantesimo. Dopo aver vagliato alcune ipotesi alla fine decide di far sposare la bambola. Descrive il giovanotto di cui le si innamora, la festa di fidanzamento, le nozze in campagna, perfino la casa dove ora abitano la bambola e suo marito. E poi, nell’ultima riga, la bambola dice addio alla sua vecchia e affezionata amica.
Ma a questo punto naturalmente la bambina non sente più  la mancanza della bambola. Kafka le ha dato in cambio qualcos’altro, e alla fine delle tre settimane le lettere l’hanno guarita dal suo cruccio. Lei ha la storia e quando una persona è abbastanza fortunata da vivere all’interno di una storia, da vivere in un mondo immaginario, i dolori di questo mondo svaniscono. Perché fino a quando la storia continua la realtà non esiste più.





Liberamente tratto da Follie di Brooklyn – Paul Auster
      

lunedì 11 marzo 2013

LUI ERA IL VIAGGIO

Lui era il viaggio ed il viaggiatore.
Lei era il fiume che danzando scende fino ad unirsi al mare.
Lui era vento caldo del Sud che non si ferma mai.
Lei era dolcezza che ti avvolge.
Lui era un enigma di immagini mute.
Lei era musica che fa vibrare i sensi.
Lui era un' inarrestabile pulsione a conoscere, scoprire, succhiare il midollo della vita.
Lei era un'incolmabile, disperato, insaziabile bisogno d'amore.
La vita di lei è un' alternarsi di amore e morte. Ogni volta che ama, lei muore. E di nuovo, ogni volta, torna ad amare. E torna a morire, per quanto ancora?
La vita di lui è una continua partenza. Partenze senza ritorni.Ogni volta un'altra tappa, altri visi, altre persone da conoscere, altre  partenze. Nessun ritorno mai, per quanto ancora?
      
Lui la incontrò in un sogno che sembrava reale. Lei piangeva per un amore perduto, chiusa in un solitario esilio dalla vita. Lui fuggiva senza meta, alla ricerca di qualcosa che non sapeva.
Nel sogno lui poteva sentirne il dolore, la rassegnazione,  il suo pianto era come un mormorio sommesso nel silenzio della notte. Nel sogno lui vedeva il viso pallido di lei nel riflesso della luna, assaporava il sapore salmastro sulle sue labbra, odorava i capelli scompigliati alla brezza marina.  Ma appena provava a sfiorarle il viso lei scompariva e si risvegliava ancora una volta solo.
Rimaneva a lungo nel letto a ripercorrere ogni istante di quel sogno, ripercorreva nella mente strade infinite sulla pelle di lei. Riusciva a vederla nel buio: le sue mani sfioravano i lineamenti del suo corpo come ad accarezzare lievi le corde di una chitarra. Poteva sentire ogni legamento, ogni muscolo, ogni nervo di lei; poteva addentrarsi sotto la sua pelle e sentire il  battito rallentato del suo cuore nel sonno ed addentrarsi ancora più in profondità fin nei suoi sogni, nei suoi ricordi e fin dentro la sua anima.
Lui la sentiva accanto a sé ogni notte in quel letto solitario e ormai averla lì stava diventando un'esigenza del suo corpo. Chiudeva gli occhi sapendo di ritrovarla in quel sogno. E lei c'era sempre dolce e calda, viva, pulsante, si aggrappava al corpo di lui per sopravvivere un'altra notte ancora.
Sembrava che il sogno potesse non finire mai. Lui sentiva che da qualsiasi strada stesse provenendo era là che doveva arrivare. Doveva arrivare in quella casa, in quella città sperduta nel niente, dove lei lo stava aspettando per darsi completamente.
Lei sapeva di essere solo un' altra tappa, sapeva che non si può afferrare il vento. Sarebbe stato un'altra volta morire ma non poteva fare a meno di lui.
Per lui domani ci sarebbe stata un'altra partenza e avrebbe voluto passare oltre  per non farle del male, ma non potè fare a meno di fermarsi in quel sogno pur sapendo che questa volta partire sarebbe stato piu difficile del solito.

Lui era il perimetro, lei era il centro.
Lui era il viaggio, lei era la permanenza.
Lui era senza pace. Lei era il rifugio.
Per lei vivere era amare. Per lui vivere era partire.
      
A volte per qualche breve istante
tutte le anime senza pace trovano un'oasi dove fermarsi,
una stanza calda nel cuore dell'inverno dove riscaldarsi
prima di riprendere il cammino.


La bambina col cappotto azzurro-cielo
La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright 
      

venerdì 8 marzo 2013

Per tutte le violenze consumate su di Lei


Christian Schloe
Per tutte le violenze consumate su di Lei,
per tutte le umiliazioni,
per la sua intelligenza che avete calpestato,
per il suo corpo che avete sfruttato,
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,
per la libertà che le avete negato
per la bocca che le avete imbavagliato
per le ali che le avete tarpato, 
per tutto questo : 
“In piedi, Signori, davanti a una Donna !”

William Shakespeare

giovedì 7 marzo 2013

NON SOLO MIMOSE

8 MARZO Giornata Internazionale della donna, poi ribattezzata Festa della donna dal consumismo recente. Poco importa che sia stata istituita dopo l'incendio avvenuto il 25 marzo 1911 che distrusse la fabbrica Triangle di New York uccidendo 140 persone, in maggioranza giovani operaie, o per ricordare il massiccio movimento di protesta avvenuto a San Pietroburgo, il 23 febbraio 1917 (secondo il calendario  allora vigente in Russia ed equivalente all'8 marzo del nostro calendario gregoriano), che segnò l'inizio delle manifestazioni che portarono al crollo dello zarismo e spinsero il governo provvisorio russo ad accordare il diritto di voto alle donne. In realtà fu solo nel 1975 che durante l'International Women's Year, le Nazioni Unite cominciarono a celebrare l'8 marzo come la Giornata internazionale della donna e, due anni più tardi, l'Assemblea Generale dichiarò che venisse istituito un giorno per i diritti delle donne e per la pace internazionale da ognuno degli stati membri in accordo con la propria storia e le proprie tradizioni. Perché celebrare ancora l'8 marzo? L'Assemblea Generale del 1977 citò almeno due motivi tuttora validi: per riconoscere il fatto che, per assicurare la pace e il progresso sociale e le libertà fondamentali dell'essere umano, è richiesta la partecipazione attiva, l'eguaglianza e l'emancipazione delle donne e per rendere noto il contributo delle donne nella sfida dellla pace e della sicurezza internazionale.
 
In memoria di tutti gli avvenimenti che hanno caratterizzato la lotta per i diritti civili delle donne a partire dalla Rivoluzione Francese in poi, questa giornata dovrebbe essere simbolo di impegno civico per tutte quelle donne nel mondo che ancora patiscono condizioni di sudditanza e di mortificazione fisica e psichica nonché pretesto per riflettere sui traguardi raggiunti e quelli ancora da raggiungere. 
L'ONU ha dichiarato il femminicidio in Italia "crimine di Stato" a causa dell'inadeguatezza e dell'insufficienza delle misure di protezione adottate dalle istituzioni. La violenza maschile è una delle prime cause di morte delle donne in Italia: arretratezza e desiderio di potere maschile ci ammazzano più del cancro e degli incidenti stradali. E contro questo lo Stato fa ben poco sia prima che dopo, in termini di giustizia.  Quindi per questa giornata vorrei non solo mimose ma più tutela, più protezione e più giustizia per le donne vittime di violenza, e più rispetto per tutte le donne. Un rispetto che continui anche il 9 marzo e tutti i giorni successivi...