giovedì 7 febbraio 2013

Il mio destino è vivere balenando in burrasca....

Non so dove i gabbiani
abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.


Vincenzo Cardarelli

mercoledì 6 febbraio 2013

FABRIZIO ADORNATO E GLI ALTRI: STORIE DI PADRI PRIVATI DEI FIGLI


Da 69 giorni il maresciallo Fabrizio Adornato si nutre  soltanto con bevande energetiche, quel poco che basta per stare in piedi. Ha perso quattordici chili, le forze sono allo stremo. Il 29 dicembre, dopo l'ennesimo Natale lontano dalla figlia, si è accasciato a terra davanti al Tribunale  di Genova ed è stato portato in ospedale. Ma non ha mollato e continua a lottare. Certo non è Pannella e i suoi scioperi della fame e le sue proteste non sono seguiti con lo stesso clamore mediatico. Ma lui imperterrito ogni mattina è davanti al Tribunale per far sentire la sua voce e rivendicare il diritto di essere genitore. A causa di una lunga e conflittuale separazione dalla ex moglie, non riesce a vedere quando dovrebbe e quanto vorrebbe, la figlia ormai quattordicenne. Il Tribunale aveva deciso che poteva vederla 15 giorni al mese in realtà negli ultimi due anni l'ha vista a malapena sei volte. La  sua prima protesta risale a circa due anni fa quando per 33 giorni fece uno sciopero della fame davanti al Quirinale, poi interrotto. Accanto a lui l’associazione Papà separati Liguria (http://www.papaseparatiliguria.it) ed il sostegno di tante persone  che quotidianamente dimostrano solidarietà e partecipazione alla sua vicenda. 

La Corte Europea dei diritti umani, si è espressa proprio recentemente, bacchettando il sistema giudiziario italiano  perché non trova una modalità efficiente per garantire ai bambini il diritto di vedere entrambi i genitori. Senza mettere in campo misure tempestive, hanno scritto i giudici europei, si rischia di rovinare per sempre la relazione tra genitori e figli. È accaduto anche ad Adornato, che per questo ha aderito al ricorso collettivo di un centinaio di padri italiani proprio alla Corte di Strasburgo, promosso dall'associazione Adiantum. Ci si dimentica troppo spesso quanto sia importante per un figlio poter godere di entrambi i genitori, se ha la fortuna di averli. Sembra una cosa ovvia, ma non lo è per la giustizia italiana. Fabrizio come tanti altri padri è oggi costretto ad estenuanti battaglie nelle aule di tribunali, a scendere in piazza con un megafono, a fare uno sciopero della fame, a rischiare una denuncia per diserzione, per rivendicare il diritto di essere padre, che poi è soprattutto il diritto di sua figlia a non essere orfana di un genitore vivo. 

Adornato è ridotto sul lastrico: ogni mese deve versare 440 euro alla madre della ragazzina (nonostante abbia ottenuto l'affido condiviso e dunque la possibilità di mantenere la figlia direttamente), ha dovuto lasciare la casa alla ex moglie e affittare un appartamento, ed in  questi giorni l'Enel gli ha staccato la fornitura di energia elettrica. Il suo caso è solo uno dei tanti che coinvolgono padri separati, ex mariti ridotti al ruolo di bancomat ed estromessi dalla vita e dall'educazione dei propri figli, di cui avevo già parlato nel post Papà separati i nuovi poveriMa le madri, in quale misura contribuiscono al mantenimento dei figli ?  Questo mi porta ad un altra storia, quella di Luca Cervino (http://www.lucacervino.it) e alla sentenza di separazione del Tribunale di Torino oggetto della sua protesta. Quando i figli vivono con la madre, al padre tocca mantenere entrambi, spesso riducendosi a vivere per strada. Ma quando i figli vengono affidati al padre che succede? A rigor di logica dovrebbe essere anche la madre a mantenerli…ma logica non c’è. Quando i figli vivono con i padri  invece  il genitore non coabitante (cioè la madre) è sollevato da qualunque onere contributivo verso figli ed il genitore coabitante (padre) tenuto al totale mantenimento dei  figli e anche al mantenimento del genitore non coabitante (madre). Per un verso i giudici e le sentenze, ci raccontano che il denaro versato dai padri alle madri per i figli, è in relazione alla residenza degli stessi presso la madre. Quando la residenza è presso il padre però la madre viene  esonerata da qualunque onere. Quando la Corte di Cassazione dice "il genitore non coabitante è comunque tenuto al mantenimento dei figli" afferma che, anche attraverso l'impegno economico, si manifesta il ruolo genitoriale. Però questo vale solo quando il genitore non coabitante è il padre?  Ciò dimostra che la direzione del flusso di denaro, almeno nei fatti e per consuetudine, non è in relazione alla collocazione dei figli, ma deve muovere sempre e comunque dall'uomo verso la donna. Ma la legge non dovrebbe tutelare in primis i figli? E privare un figlio di un genitore è tutelarlo?  

 Queste sentenze mi lasciano senza parole, ma più di tutto sono queste madri a lasciarmi senza parole... Questo è il mio modesto parere, di donna che ha sempre combattuto per lavorare e si è sempre guadagnata da vivere da sola nella convinzione che sentimenti e portafoglio devono restare rigorosamente divisi, e che una donna debba avere la dignità di essere autonoma. Queste ex mogli avvelenate e succhiasangue, dovrebbero piantarla di perseguitare gli ex mariti liberandosi di questa truffa morale, nella quale troppo spesso sguazzano felici facendo (talvolta) le finte vittime.  Se non vi foste sposate care signore, chi vi avrebbe mantenuto? O vi siete sposate pensando in una rendita a vita, anche dopo la fine dell'idillio? A queste donne dico: basta piangersi sempre addosso, contente però di ricevere sempre “il fico in bocca”! Un conto è il dovere legittimo dei genitori (entrambi) di mantenere i figli, un conto è la vostra pretesa illegittima di farsi mantenere a vita dall'ex marito!

martedì 5 febbraio 2013

Siediti al sole....



Siediti al sole.
Abdica
e sii re di te stesso.


Fernando Pessoa


 

Facevo dei pensieri su di lui...

Per augurarvi una dolce notte...una frase dal mio film preferito....I ponti di Madison County....
Ogni volta che rivedo questo film spero che lei possa avere il coraggio di aprire quella portiera e correre da lui; anche se so che mai lo farà. Eppure conto i secondi che passano, mentre la pioggia scorre sui finestrini e sul viso di lei mescolandosi alle lacrime, e le sussuro: apri la portiera e scendi...ma lei non lo fa mai. Forse gli amori più grandi sono quelli incompiuti ....

Facevo dei pensieri su di lui 
che non riuscivo a controllare e lui li seguiva tutti,
qualunque cosa provassi, 
qualunque cosa volessi, lui mi seguiva,
e in quel momento 
tutte le cose che avevo saputo di me stessa fino ad allora, 
sparirono!
Mi comportavo come un'altra donna, 
eppure non ero mai stata così me stessa prima di allora…

lunedì 4 febbraio 2013

NON SMETTERE DI CERCARSI....


Non poter stare insieme a te, 
non poter stare nemmeno senza di te.
Non poter stare vicini 
ma nemmeno distanti.
Sentire che manchi dentro, 
sentire che ci sei, dappertutto. 
La tua presenza e la tua assenza, 
nello stesso istante.
Forse è amore anche questo.
Questo perdersi.
Questo non smettere di cercarsi.

La bambina col cappotto azzurro-cielo
La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright

Nel momento in cui tutto sembra perduto....

Buon inizio di settimana a tutti....

"Ma a volte, 
proprio nel momento in cui tutto ci sembra perduto, 
giunge il messaggio che ci può salvare:
 abbiamo bussato a porte che davano sul nulla, 
e nella sola in cui si può entrare e che avremmo cercato invano cent’anni, urtiamo inavvertitamente. 
Ed essa, s’apre"

Marcel Proust

domenica 3 febbraio 2013

L'AMORE E' UNA SCELTA

Illustrazione: Denis-Nunez Rodriguez
Voglio che tu ti senta libero.   
Libero di andare e tornare da me. 
Libero di fare le cose che vuoi fare.
Per questo non ti direi mai
non andare, non fare.
Voglio che tu vada e faccia
e torni da me con la voglia 
di raccontare.

L'amore non deve essere 
una gabbia      
neppure una gabbia dorata
ma una scelta di libertà che rinnoviamo ogni giorno.

Scelgo di essere tua ogni mattina…
apro gli occhi e sei 
il mio primo pensiero       
in quel momento scelgo di essere tua.
Scelgo.

La bambina col cappotto azzurro-cielo
La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright


sabato 2 febbraio 2013

Come un pesce rosso in una boccia.....

Vi auguro buon week end con una citazione da uno dei miei romanzi preferiti...

A quanto pare, ogni tanto gli adulti si prendono una pausa per sedersi a contemplare il disastro della loro vita. Allora si lamentano senza capire e, come mosche che sbattono sempre contro lo stesso vetro, si agitano, soffrono, deperiscono, si deprimono e si chiedono quale meccanismo li abbia portati dove non volevano andare.

Per i più intelligenti diventa perfino una religione: ah, spregevole vacuità dell'esistenza borghese! Alcuni cinici di questo tipo cenano alla tavola di papà: “Cosa ne è stato dei nostri sogni di gioventù?” si domandano con aria disincantata e soddisfatta. “Sono volati via, e la vita è proprio bastarda”.

Non sopporto questa finta lucidità dell'età matura. La verità è che sono come tutti gli altri, ragazzini che non capiscono cosa sia successo e che giocano a fare i duri mentre avrebbero voglia di piangere.

Eppure non è così difficile da capire.

Il problema è che i bambini credono ai discorsi dei grandi e, una volta grandi, si vendicano ingannando a loro volta i figli. “La vita ha un senso e sono gli adulti a custodirlo” è la bugia universale cui tutti sono costretti a credere. Da adulti, quando capiamo che non è vero, ormai è troppo tardi. Il mistero rimane, e tutta l'energia disponibile è andata da tempo sprecata in stupide attività. Non resta che cercare di anestetizzarsi, nascondendo il fatto che non riusciamo a dare un senso alla nostra vita e ingannando i nostri figli per cercare di convincere meglio noi stessi.

La mia famiglia frequenta tutte le persone che hanno seguito lo stesso percorso: una gioventù passata a cercare di mettere a frutto la propria intelligenza, a spremere come un limone i propri studi e ad assicurarsi una posizione al vertice, e poi tutta una vita a chiedersi sbalorditi perché tali speranze siano sfociate in un'esistenza così vana.

La gente crede di inseguire le stelle e finisce come un pesce rosso in una boccia.

Mi chiedo se non sarebbe più semplice insegnare fin da subito ai bambini che la vita è assurda. Questo toglierebbe all'infanzia alcuni momenti felici, ma farebbe guadagnare un bel po' di tempo all'adulto – senza contare che si eviterebbe almeno un trauma, quello della boccia.

Illustrazione: Ruel Pascual
da L’eleganza del riccio 
di Muriel Barbery

“We're just two lost souls swimming in a fish bowl, year after year,
Running over the same old ground. 
What have you found? The same old fears.”

Cosi cantavano i Pink Floyd. Chissà se anche io mi ritrovo sempre a fare i conti con le mie stesse paure. click and listen.....WISH YOU WERE HERE Pink Floyd

venerdì 1 febbraio 2013

CARCERI E GIUSTIZIA

Strasburgo condanna l'Italia per violazione dei diritti umani dei detenuti. Ma  l'Italia ha anche il triste primato in Europa del maggior numero di prescrizioni (circa 130mila quest'ultimo anno) e paradossalmente, del più alto numero di condanne della Corte Europea dei diritti dell'uomo per l'irragionevole durata dei processi. Va detto che l'Europa ci condanna anche perchè non proteggiamo le galline ovaiole, limitiamo illecitamente il numero dei giocatori comunitari di pallanuoto, non sanzioniamo le reti da pesca, per l'emergenza rifiuti in Campania, le discariche abusive ecc. e comunque non si fa mai niente di concreto per risolvere questi problemi. Ora nel caso delle carceri, cercano di farci intendere che svuotarle sia l'unica soluzione fattibile ma è solo l'ennesimo tentativo di insabbiare un problema che invece richiede provvedimenti più radicali, a partire da processi e sentenze che non si facciano attendere per 10 anni e passa, da un sistema che assicuri la certezza della pena e la tutela delle vittime e dei loro familiari. Amnistie ed indulti ce ne sono stati in passato e dopo poco tempo le carceri sono tornate piene, quindi sappiamo in partenza che non servono, sono la soluzione più sbrigativa ma anche quella che non risolve il problema alla radice. Che l’amnistia la si voglia per altri motivi è poi evidente,  del resto è un provvedimento che annulla i reati, compresi quelli in essere, e nel gran calderone di chi viene lasciato libero ci finisce poi anche chi non ci dovrebbe finire, insomma "liberi tutti". Sarebbe necessaria invece una  riforma radicale della giustizia. Il problema non si risolve non punendo i recidivi e facendo pagare l'inefficienza dello Stato (ancora una volta) ai cittadini onesti, che non commettono reati e subiscono, invece, indulti e amnistie a ripetizione, che servono semplicemente a svuotare le carceri ma non a rieducare le persone. Non si possono, e non si devono, confondere le disumane condizioni carcerarie dei detenuti con il diritto sacrosanto di chi è vittima della delinquenza di avere giustizia e sentirsi al sicuro. All'incertezza del giudizio oggi si aggiunge l'ncertezza dell'effettiva espiazione della pena grazie ad un sistema che permette sconti  durante e dopo il processo, anche quando si ha una sentenza passata in giudicato. Siamo siamo costretti ogni giorno a vedere a piede libero assassini, stupratori, pedofili e violenti, degli sconti generosi della nostra giustizia usufruiscono anche condannati per reati legati alla criminalità organizzata ed a quelli contro la persona. Questo non è rispetto delle vittime, questa non è giustizia. Ci sono altre soluzioni per migliorare la condizione carceraria e per evitare il sovraffollamento. La popolazione carceraria va ridistribuita, per esempio mandando i tossicodipendenti nelle comunità, accompagnando i clandestini nei loro paesi d’origine, applicando le misure alternative per i reati minori contro il patrimonio, istituendo un organo per il controllo della custodia cautelare. Ci sono (o meglio c'erano) penitenziari modello come il "Daga" in Calabria dove i giovani lavoravano  nelle  serre, in falegnameria e nel laboratorio di ceramica, dove davvero si avviava un percorso lavorativo ed educativo che li portava ad avere una vita diversa. Ed ovviamente questo penitenziario-modello è stato chiuso per carenza di personale e di fondi. Quindi diciamolo che si non si vogliono rieducare le persone ma sono dare un colpo di spugna. Ci sono decine di penitenziari inutilizzati e caserme dismesse che gli stessi detenuti potrebbero recuperare, in quanto quello al lavoro è un diritto-dovere anche per loro.  Non servono a nessuno provvedimenti d'impunità, è invece necessario risolvere per davvero il problema tenendo conto dei carcerati, ma anche di chi lavora nei penitenziari, delle vittime e dei cittadini. Bisogna trovare una soluzione che non offenda le vittime dei reati, che non metta a rischio la sicurezza dei cittadini e che allo stesso tempo tenga conto della dignità dei carcerati. 
So che la questione è delicata e che a parlarne si rischia sempre di offendere la sensibilità dell'uno o dell'altro, questo è ovviamente il mio modestissimo ed ininfluente punto di vista, ma credo che in ogni questione che riguarda la società civile bisogna tener conto di tutti gli attori coinvolti, e per primo è necessario il rispetto delle vittime e dei loro familiari, che sempre pagano il prezzo più alto.
Personalmente mi trovo d'accordo con l'appello lanciato dal sito della fondazione Gianluca Congiusta. http://www.gianlucacongiusta.org/
 
Illustrazione: David Agenjo
"E alle vittime, ai familiari delle vittime, chi ci pensa? Fermo restando la necessità di cercare soluzioni per dare dignità ai carcerati,  sentire dire è invece che adesso ci sarà finalmente attenzione sulle condizioni delle Vittime dei reati contro la Persona nel difficile percorso del “dopo”; l’attenzione verso l’enorme difficoltà a ricominciare una vita che non si è cercata; delegazioni di parlamentari che, come vanno nelle carceri per verificare e denunciare ciò che non va, vanno nelle case di chi dai detenuti è stato colpito per vedere con i propri occhi la dignità calpestata di intere famiglie che si trovano a dover fare i conti con la burocrazia sorda e cieca, l’obitorio in totale solitudine, il funerale, l’incapacità di lavorare, la mancanza di rispetto dentro e fuori i tribunali, degli stessi rei e spesso, troppo spesso, una grande inumana ingiustizia. E l’attenzione verso la sicurezza dei cittadini che Vittime non devono diventarlo mai, tanto meno per un provvedimento di impunità dello Stato."

giovedì 31 gennaio 2013

Dell'amore mi ricordo....

Per augurarvi una dolce notte....

Non mi è spiaciuto di servirti anche quando il tuo cuore era altrove.
Non mi è spiaciuto di seguirti con l'anima in ogni posto in ogni dove.
Cerco una rima con amore che non sia cuore o dolore.
Poiché dell'amore mi ricordo. Quello fatto contro i muri.
Con le nostre ombre come rami avvinghiati ai nostri corpi.
L'amore fatto in fretta per paura che arrivasse qualcuno.
L'amore che rubava le fiamme al furore degli occhi.
Rubava il tempo al tempo scaduto. 


Oliviero Malaspina

 
Ascolta: Erykah Badu feat.Stephen Marley - In Love with You  

martedì 29 gennaio 2013

UN DESIDERIO

Un desiderio inafferrabile come foglie nel vento.
Un fuoco che ti divora
nelle tue fantasie solitarie.
Una voce che urla dentro di te.
La passione che non dà pace
al tuo corpo.
Il mare calmo dopo la tempesta.
Una luce che ti abbaglia.
Un brivido. Un’allucinazione.
Una morte e una rinascita.
La partenza e l’arrivo
del tuo lungo viaggio.
Una stanza calda dove rifugiarti
nelle notti d’inverno.
Questo voglio essere per te.


La bambina col cappotto azzurro-cielo
La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright

lunedì 28 gennaio 2013

CORRO COME IL VENTO CHE SOFFIA

E’ stata subito attrazione fatale tra me e quel manto rosso. Ogni volta che poso i piedi là sopra e comincio a correre mi sento come catapultata in un altro mondo, un’altra dimensione. All’inizio la mente annaspa nei problemi di tutti i giorni, ma dopo un pò è come se nuotassi nell’aria, non penso più a niente, l’istinto prende il sopravvento,  lascio che corpo e mente diventino una cosa sola con la pista e seguano semplicemente i ritmo dei piedi.  Non mi piace correre contro qualcuno per arrivare prima; sì lo ammetto ho un forte orgoglio che mi spinge ad essere competitiva, ma soprattutto mi piace correre contro il tempo perchè solo così posso davvero capire i miei progressi, i miei limiti, i miei punti  forti e quelli deboli. Solo così posso davvero migliorare. La sfida è contro me stessa non contro gli altri. Non sono ammesse sconfitte, non ci si può ritirare, non importa arrivare prima o ultima, la vittoria è nel dare il  massimo, contro me stessa, sempre. E quando incontro un ostacolo non posso svincolare, non posso rimandare nè avere esitazioni: devo superarlo e prepararmi ad incontrarne tanti altri.  
Corro contro me stessa, contro la voglia di mollare, di fermarmi e urlare "Bastaaa".
Corro contro il mio corpo e i suoi limiti, per superarli e spingermi sempre un pò più in là, per sfidare i muscoli indolenziti, il respiro affannoso, e il battito impazzito.
Corro contro i cronometri, quello della pista e quello della vita, che avanzano veloci ed inesorabili e vorrebbero costringermi alla resa. Mai!
Corro contro i miei anni che scivolano via, ed io dietro ad inseguire i miei sogni, passo dopo passo, vado incontro al futuro in fondo a quella pista che sembra infinita. 
Corro perchè se non lo faccio scalpito come una puledra chiusa in un recinto che ha voglia di galoppare su praterie sterminate…  
Corro perchè è l’unico modo per spezzare le mie catene e sentirmi finalmente libera! 
Corro e mentre sto correndo penso "Ma chi me l’ha fatto fare? Ora mi  fermo, ora mollo tutto!"
Ma poi succede sempre qualcosa, come un’esplosione dentro di me, una reazione chimica, e l’orgoglio, la disperazione o semplicemente i piedi e la voglia di di arrivare mi portano  fino in fondo.
E quando arrivo al traguardo posso guardare indietro e  dire: ce l'ho fatta! Un attimo dopo la fatica e  il dolore non li ricordo più, ma quella soddisfazione, quella sensazione inebriante quella sì che la ricordo, mi resta dentro e sulla pelle come un orgasmo prolungato e profondo e cancella tutti i pensieri negativi.
Così con ancora addosso il sudore della corsa comincio già a pensare alla prossima gara: ma sì la prossima volta parto più piano, la prossima volta faccio più lunghi, la prossima volta bevo di più ai primi rifornimenti, la prossima volta …
Sì, credo che questa sia la magia della corsa: più soffri  più te ne innamori. Con la pioggia e con il vento, col caldo torrido di agosto, con lo smog e le salite impervie, con le scarpe scassate che hanno macinato km su km, se hai provato quella magia non ci puoi più rinunciare, è dentro di te. 
Corro perchè sono viva e finchè avrò fiato correrò. 
"Corro come il vento che soffia!"  diceva Forrest Gump    

La bambina col cappotto azzurro-cielo


 La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright

domenica 27 gennaio 2013

27 gennaio - per non dimenticare...

Perchè bisogna ricordare? Perchè quando si spegne la voce di chi può raccontare inevitabilmente il ricordo della tragedia scolora, si affievolisce, sembra appartenere ad un altra epoca, ad altre generazioni, sembra non toccarci più. Sembra irripetibile. Invece l'odio e la morte possono tornare e spesso lo fanno, con altri nomi e altri volti, ma ritornano se glielo lasciamo fare. Per questo occorre ricordare sempre, perchè il ricordo rimanga vivo come una ferita aperta, e il dolore di quella ferita bruciandoci la pelle, ci ricordi ciò è stato, perchè non sia mai più.

Io ho conosciuto un ebreo polacco, che ha portato fino alla morte il numero di matricola con cui venivano tatuati nei campi...un giorno gli dissi: Larry (il suo nome dopo essersi trasferito negli usa alla fine della guerra), dimmi Larry, i tatuaggi ora si possono togliere, perché lo tieni ancora?....
Mi rispose: 

per te, per voi... Perché sappiate...
Quando morì si fece cremare "per raggiungere i suoi compagni nelle nuvole".

 
G.C.

Un film meraviglioso, TRAIN DE VIE, da vedere assolutamente, questa è la scena finale...
 Train de vie - Un treno per vivere - Scena finale 

Son morto con altri cento, son morto ch' ero bambino, passato per il camino e adesso sono nel vento....