sabato 29 dicembre 2012

LA BAMBINA COL CAPPOTTO AZZURRO-CIELO

Nelle domeniche di tiepido sole invernale una bimba con il cappotto azzurro-cielo va ai giardinetti per mano alla mamma. Ha il visetto bianco e tondo come una statuina di porcellana, riccioli biondi e occhi dello stesso colore del cappotto. La bimba aspetta tutta la settimana che arrivi domenica, e percorre la strada quasi volando, ebbra di felicità perché la mamma, non potendo permettersi di comprarle una bicicletta, gliela affitta
per un’ora. La bimba ne sceglie sempre una rossa fiammante, di quelle con il manubrio a forcella e le due rotelle dietro e pedala con una furia incredibile, va avanti e indietro, mille volte avanti e indietro, quel breve tratto di marciapiede, come se fosse un’autostrada. Fa decine di  giri intorno all’aiuola rotonda, pedalando più veloce che può perché sa che quel momento è di breve durata, poi bisogna aspettare la domenica successiva, sperare che ci sia il sole, che non faccia troppo freddo,che ci siano i soldini per la bicicletta. E’ una bambina apparentemente tranquilla, sempre silenziosa quasi fosse muta, piena di sogni e di speranze, una bambina forse un po’ strana e, in un certo senso, incompresa. Nessuno capisce la sua inesauribile energia e così tutti cercano di reprimerla senza capirla. E alla fine ci riescono, almeno per un po’. La bimba passa i pomeriggi da sola, a disegnare e inventarsi storie, riempire decine di quaderni di storie disegnate, quaderni che non fa vedere a nessuno e che sono tutto il suo mondo. Non gioca mai con gli altri bambini, è talmente timida da non riuscire ad aprire bocca e la prendono in giro per questo, così preferisce starsene in disparte con i suoi libri, i suoi quaderni e i suoi pastelli colorati. Le piacciono i libri e ci si tuffa dentro per pomeriggi interi. I libri sono viaggi in mondi incantati, popolati da fate, streghe, fanciulle innocenti e mostri buoni, un po’ come le storie dei suoi quaderni. Piccole Donne, Pollyanna, Il giardino Segreto e soprattutto Il richiamo della foresta e Zanna Bianca. Anche i suoi quaderni cambiano e si riempiono di storie non più colorate a pastello ma scritte con calligrafia ordinata. La bimba ama ascoltare i racconti della nonna. La nonna sa a malapena scrivere perché ha fatto solo la prima elementare, ma quando racconta lo fa come se scrivesse romanzi e per ore avvolge la bimba con la magia della sua voce, tra i profumi del buon cibo e il calore della cucina. Sono racconti semplici, storie di vita contadina e di guerra, storie di fame e di dolore, storie d’amore e di coraggio.Storie che la trasportano in un altra epoca, in un’altra vita così diversa da sulla eppure così simile, tanto che alla fine le sembra di averla vissuta. La bimba esce ben presto dal suo mondo di fate per imparare a guardare la realtà con occhi da grande in un corpo troppo piccolo e fragile. Spesso va in giro col nonno, lui è sempre molto elegante nel suo completo grigio, camicia azzurra e cravatta di seta, e ha un buon profumo, la porta per mano con orgoglio anche se le parla poco e fa il distaccato. Lui ordina un bianco in ogni bar e una spuma per la piccola, quando finiscono i bar e si fa l’ora di pranzo tornano verso casa, camminando piano vicino ai muri, il nonno barcollante  e la bimba che ha imparato come sorreggerlo perché non cada. La realtà, a volte, può essere difficile per una bimba che aspetta solo la domenica per correre su una bicicletta rossa fiammante. Chissà dove sono finiti i suoi sogni? E  i suoi quaderni colorati? 
Dima Dmitriev
Per la prima volta, dopo tanto tempo mi guardo, riflessa in una vetrina. Io e la bimba bionda siamo lì, riflesse nella vetrina: così simili da confonderci l’una con l’altra, così diverse da non riconoscerci. Quella bimba irrequieta ha ancora paura del mondo e della gente, è ancora troppo timida, vive di silenzi e parole scritte nella notte al suo pc. Nel suo dare fiducia c’è la paura di rimanere ferita, nel suo sonno agitato ci sono incubi che la luce del giorno non cancella, nei suoi occhi apparentemente sorridenti si nascondono troppe lacrime … lacrime che hanno lo stesso sapore di quel mare che l’ha vista crescere… La bambina bionda ed io, strette in un cappotto azzurro-cielo, ci guardiamo riflesse nella vetrina e ci sorridiamo… ancora aspettiamo una domenica di sole per volare di nuovo sulla bicicletta rossa fiammante. Finalmente libere.

La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright

21 commenti:

  1. ………… il tuo è un viaggio senza ancora una meta, ma se avrai il coraggio di ascoltare la tua anima ed il tuo cuore, troverai quel viale dove tutti noi bambini del mondo stiamo correndo a perdifiato con le nostre bici di tutti i colori……….. senza fretta senza dubbi……… tanto noi siamo qui e ti aspettiamo!

    RispondiElimina
  2. eh, l’Acquasola…
    è vero, siamo quello che ci hanno fatto essere da piccoli, nel bene come nel male…
    pedalare ti deve aver fatto bene, ti ha dato energia. continua così!

    RispondiElimina
  3. Come mi e’ piaciuto questo tuo scritto, la prima qualita’ di uno scrittore e’ coinvolgere, emozionare il lettore, tu mi hai emozionato…

    Quanto di te c’e’ in questo racconto, sei tu la bambina con la bicicletta, sei tu riflessa nella vetrina, io conosco la puara del mondo e della gente, la paura di essere feriti.

    Io vorrei solo dirti che io non ti feriro’, da questa finestra che e’ questo pc, ti sorridero’ se vorrai, ti ascoltero’ se parlerai, ti consolero’ se piangerai.

    Se ne saro’ degno, spero di poter condividere un giorno, quei silenzi e
    quelle parole scritte nella notte.

    Perche’ il sapore del mare e’ anche dentro di me…

    RispondiElimina
  4. Mi viene in mente una cosa, al di fuori del velo di pacatezza e melanconicità di questa storia. Sei fortunata. Tu la bambina la vedi; non importa quanto è cambiata, o se magari è rimasta la stessa. Ma la vedi.Altri invece hanno fatto un altro percorso. La vita li ha resi duri, ferrei, e loro pensano che sia normale tutto ciò. Ma come un serpente muta pelle, per poter crescere e svilupparsi, parimenti, loro, hanno lasciato la pelle lì. Se ne sono creata una nuova, più bella -forse- ma un’altra. Loro il bambino non lo vedono. Se lo ricordano, eccome!, ma non lo
    vedono più. Da molto tempo. Eppoi, cosa gli direbbero? Cosa hanno, oramai in comune? Forse è meglio così; quel bambino si metterebbe a ridere…

    RispondiElimina
  5. c'è tanto di te in quella bambina che posso quasi vederti
    e rivedermi in lei

    RispondiElimina
  6. Benedetto quel mare che ti ha visto crescere e custodisce tutti i tuoi ricordi . . .

    RispondiElimina
  7. Un viaggio, che sia in un luogo sconosciuto o fin dentro il nostro io più inesplorato, con tutte le sue sfaccettature e le emozioni cui ci sottopone, ci concede l'illusione della fuga lasciandoci per ultima la sicurezza del ritorno. In questo caso sono tornata a me stessa, è stato un lungo viaggio di cui non rinnego nessun sentiero preso. Faccio un ringraziamento collettivo a tutti voi, per avermi letta e commentata, e vi lascio con le parole di Walt Whitman: "A piedi e a cuor leggero prendo la strada maestra, in salute, libero, il mondo davanti a me. Davanti a me la lunga strada polverosa che porta dove voglio".

    RispondiElimina
  8. caro vecchio Whit

    RispondiElimina
  9. il giorno che smetterai di vedere la bambina sarà un giorno triste, la bambina è la speranza

    RispondiElimina
  10. HAI UN'ANIMA STUPENDA!!! CHE EMOZIONE LEGGERTI!

    RispondiElimina
  11. più rileggo questo tuo scritto più mi sembra di rivedere la mia infanzia

    RispondiElimina
  12. grazie Alenisit sono contenta che tu possa ritrovarti nelle mie parole...

    Alex grazie gentilissimo :)

    Antaniserse hai proprio ragione, la bambina non è il passato è ciò che sono oggi, è il mio presente e la mia speranza per il futuro, se non la vedessi vuol dire che non avrei più ricordi ne sogni...

    RispondiElimina
  13. sono capitato x l'articolo sui padri separati e ho letto un pò di tue cose, questo in particolare mi ha toccato nel profondo, mi ha ricordato alcuni momenti con mio padre e la fiducia nella vita che sapeva trasmettermi e che spero di trasmettere a mio figlio. ti ringrazio di questa emozione

    RispondiElimina
  14. scarfone salvatore24 gennaio 2013 12:36

    questa è la triste storia dei nostri bambini che sono fortunati ad avere diciamo sempre da mangiare salvo eccezzioni ,ma sfortunati a non avere la libertà di giocare e confrontarsi liberi con i loro coetanei, e alla fine essere catapultati nel mondo reale con le loro paure, e i loro problemi irrisolti

    RispondiElimina
  15. Bella e toccante. Buona domenica

    RispondiElimina
  16. Maurizio Marchesini24 febbraio 2013 04:21

    belle parole ben dette, buon giorno!!

    RispondiElimina
  17. Vorrei soffermarmi su questa poesia,Ringraziarti dirti che la tua scelta è sempre ricchezza interiore, non ha confini.Ciao cucciolo Mony sono molto contento che ogni volta che leggo una poesia mi riempie il cuore.Mi ricorda un bambino che da piccolo aveva un sogno avere una bicicletta, come i suoi amici di scuola.Purtroppo la bicicletta era solo nei sogni. Mi emoziona tantissimo mi rivedo nel passato da bambino, quando gli amichetti mi prendevano in giro perchè non avevo la bicicletta come loro, ma avevo i miei quaderni con i pastelli colorati tantissimi pastelli, che il nonno gli comprava sempre, mi dimenticavo della bicicletta e delle prese in giro dei compagni di scuola. Messo in un angolo coloravo sempre paesaggi le casette le montagne il sole era la cosa più bella quando coloravo, mi rendeva molto felice riuscivo a dimenticare le prese in giro dei miei compagni e la bicicletta bellissima bicicletta colorata di azzurro si azzurro come il cielo.Quando usavo i miei pastelli dimenticavo tutto i paesaggi erano il mio forte le montagne il sole il cielo,ero bravissimo dipingere con i pastelli colorati ero bravissimo a dipingere il cielo immenso azzurro di cui adoro.oggi il mio sogno si è avverato ho una bici di colore azzurro. Grazie infinite x avervi toccato dal vivo, alcuni ricordi rimangono impressi dentro il nostro cuore. Mi emoziono tantissimo ritorno bambino, mi fa molto bene ricordare il passato sappiamo di essere ancora bambini è bello sognare ad occhi aperti sai.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te per aver voluto dividere con me i ricordi di quel bambino e dei suoi pastelli colorati...sono contenta che oggi tu possa correre su una bicicletta azzurra e sono sicura che sogni ancora ad occhi aperti perchè il bambino con i pastelli è ancora lì nel tuo cuore.....

      Elimina
  18. è un bellissimo commento,molto toccante.

    RispondiElimina
  19. ogni volta che lo rileggo ho i lacrimoni
    quanto vorrei tornare la bambina che ero

    RispondiElimina
  20. Nicola Teutonico4 ottobre 2013 23:11

    Posso continuare immaginando la situazione :
    Il sole scalda ma non troppo tanto da fargli diventare le gote rossastre.
    Lascia la mano della mamma e corre in modo non sicuro visto l'età verso la giostrina del giardinetto .
    Tutto bello e divertente .
    La bimba vede la mamma seduta sulla panchina che di tanto in tanto la rassicura con lo sguardo
    E lei continua a giocare ......

    RispondiElimina

Benvenuto o benvenuta. Ti ringrazio di avermi letto e se vorrai lasciare il tuo commento mi farà piacere....positivo o negativo che sia.