domenica 3 marzo 2013

UNA DONNA FORTUNATA

Ormai era abituata alle botte di Saverio. Aveva imparato a truccarsi con abilità per mascherare i lividi sul viso, a inventare giustificazioni sempre nuove per ingannare gli amici, a curarsi da sola senza dover andare dal medico, anche quando lui ci andava con mano più pesante del solito. In fondo non era colpa di Saverio. Lui lavorava tanto, non si risparmiava e ingoiava bocconi amari in quella squallida officina e lo faceva per lei, per non farle mancare niente. Saverio era proprio un brav’uomo, lo dicevano tutte  le sue amiche che era stata fortunata: un gran lavoratore, un marito premuroso, aveva tutto quello che una donna può desiderare. Non poteva biasimarlo se quando rincasava stanco e nervoso si sfogava come poteva. Lei stava a casa tutto il giorno senza aver altro da fare che occuparsi delle faccende domestiche e ancora non era riuscita ad imparare quelle poche semplici regole che lui pretendeva. Lei cercava di camminare per casa silenziosa come un fantasma e bisbigliava appena quando doveva rivolgergli la parola, cercava di comportarsi da brava moglie ma proprio non le riusciva. Ogni volta combinava qualcosa che lo faceva andare su tutte le furie:  faceva raffreddare la cena o la scaldava troppo,  non comprava la sua marca preferita di birra o lasciava una piega nello stirargli la camicia. Alla fine Saverio chiedeva sempre scusa, si rendeva conto che lei non lo faceva certo apposta a dargli sui nervi, prometteva che domani sarebbe andata meglio e facevano l’amore. Certo non era quel fare all’amore dolce dei primi tempi, ma un po’ frettoloso, in fondo erano sposati da tanto tempo … lui veniva rapido, affondandole in pancia pochi colpi violenti, poi cadeva esausto su di lei e si addormentava senza una parola. Gli era grata di quel silenzio perchè non avrebbe saputo cosa dirgli. Lei non era più bella come i primi tempi, si era trascurata parecchio, ma lui non glielo faceva pesare più di tanto perché l’amava . Saverio le russava accanto, alitando di birra,  lei  cercava di non muoversi e di non respirare per non svegliarlo, facendo mentalmente l’elenco di tutto quel che aveva: un buon marito, una bella casa, una macchina, ecc…e si ripeteva che non le mancava niente, era proprio una donna fortunata. Ogni giorno era uguale a quello precedente, lui le lasciava i soldi contati per la spesa sul tavolo e usciva tranquillo. Lei passava tutto il giorno sperando che Saverio mantenesse la promessa, ma al suo ritorno era il solito rito serale: le  botte, le scuse e il sesso. La sera della vigilia di Natale, lei stava finendo di addobbare l’albero al centro del soggiorno, quando Saverio rincasò. Prese una birra dal frigo e si sdraiò sul divano. Proprio in quel momento una delle palline di vetro le cadde dalle mani e si ruppe, spargendo sul pavimento mille cocci scintillanti. Lei tentò inutilmente di afferrarla, poi con muto terrore alzò gli occhi dai frammenti sul pavimento al volto furioso di lui. Saverio era paonazzo, gli occhi stretti la fissavano con odio, si alzò dal divano lentamente e andò verso di lei serrando i pugni e urlando: "Sei sempre la solita incapace!"  Lei si fece piccola piccola rannicchiandosi sul pavimento, mise le mani sulla testa per proteggersi e rimase lì in silenzio, aspettando quel che sapeva sarebbe arrivato. La furia di Saverio non si fece attendere: la travolse di pugni, calci e sberle in faccia e su tutto il corpo. Lei rimase  muta e rannicchiata sul pavimento con gli occhi chiusi. Sapeva che non sarebbe durato molto, solo pochi minuti, doveva solo stare ferma, trattenere il respiro e aspettare. Così senza emettere un gemito,  rimase lì immobile finchè non perse i sensi.  Quando riaprì gli occhi una bellissima luce bianca l’avvolgeva come un sole abbagliante. Si  sentiva leggera e rilassata, come se stesse fluttuando in una bolla d’aria, non avvertiva più il peso del suo corpo, non sentiva più il dolore e non aveva  paura. Si abbandonò a quella luce lasciandosi cullare dal calore che emanava. Per la prima volta dormì un sonno sereno e popolato di sogni. Sognò i suoi Natali di bambina, intorno all’albero con i suoi fratelli e sorelle e scartare i regali, i baci, le risate, le voci festanti, il calore degli abbracci di sua madre, sognò il sapore dei dolci fatti in casa e i profumi che uscivano dalla cucina la mattina di Natale: lo Zelten con canditi e la pignolata al miele, sognò di lasciarsi  scivolare dentro quella luce abbagliante e non risvegliarsi più da quel dolce sonno. Continuò a sognare e nel sogno rivide il volto severo di suo padre, l’alito pesante di vino dozzinale, i lividi sul viso stanco di sua madre, rivide il matrimonio con Saverio e l’abito bianco macchiato di  sangue per le botte della prima notte di nozze. Vide i volti dei suoi tre bambini mai nati, perchè le botte di Saverio li avevano uccisi nel suo grembo. Lei gli aveva dato un nome e avrebbe potuto esattamente dire come erano i loro visini, il colore dei loro occhi e dei capelli. Aveva immaginato i loro primi passi, i loro pianti per i primi dentini, li aveva  sentiti chiamarla "mamma", a volte si era convinta di vederli per casa, e gli aveva cantato la ninna nanna con tutta la dolcezza del mondo. Si svegliò il pomeriggio di  Natale al suono del plop plop della flebo. Una donna gentile le teneva la mano e le parlava lentamente, promettendole che sarebbe andato tutto bene  e che sarebbe iniziata una nuova vita. Non le prestò attenzione: aveva già sentito quelle promesse tante volte da Saverio. Ma nei giorni successivi si convinse che forse la donna gentile aveva ragione: poteva trovarsi un lavoro, farsi amicizie nuove, una casa nuova, magari un compagno nuovo e anche avere quei figli che tanto desiderava. Era ancora giovane in fondo, e una volta guarite le ferite del corpo e quelle dell’anima nulla le vietava di ricominciare a vivere. Le feste di Natale passarono così in  quella corsia d’ospedale, dove le sue compagne di stanza erano una novantenne in stato vegetativo, e un’altra di età indefinita che stava tutto il giorno seduta davanti alla finestra con un rivolo di bava che le colava dalla bocca. I lividi dal viso cominciavano a sgonfiarsi, il  forzato riposo aveva fatto sparire le borse sotto gli occhi, e la pelle era tornata tesa e liscia. Non aveva più la freschezza di qualche anno fa ma si disse che era ancora una donna passabile. Guardandosi allo specchio non le dispiaceva affatto l’ovale del viso incorniciato dai lunghi capelli neri che di solito teneva sempre legati, ma che in ospedale lasciava sciolti e pettinava spesso, le labbra carnose, la forma un pò allungata dei grandi occhi grigi che le dava quell’aspetto un pò orientale. Sì, forse qualcuno avrebbe ancora potuto trovarla bella. Qualcuno avrebbe potuto ancora amarla. Nessuno della sua famiglia era venuto a trovarla in ospedale, ma d’altronde Saverio aveva preteso che lei  interrompesse i rapporti con tutti dopo il matrimonio. Solo la donna gentile del risveglio veniva ogni giorno, puntuale alle due, e rimaneva con lei tutto il pomeriggio. Prendevano il caffè come vecchie amiche e parlavano del tempo e dei gossip sui divi della tv. Il nome di Saverio non veniva mai pronunciato, ma ogni parola della donna sembrava evocarlo, le  raccontava della nuova vita che le si prospettava con tale entusiasmo e  sicurezza che alla fine finì per convincersi che sarebbe stato davvero così.   Arrivò il giorno delle dimissioni dall’ ospedale. Lei si vestì, si truccò e si pettinò i lunghi capelli lasciandoli sciolti, salutò la compagne di camera che non si mossero dalla loro posizione perchè non potevano sentirla e seguì la donna gentile fino all’uscita dall’ospedale.  Saverio la stava aspettando nel parcheggio con un grande mazzo di rose. Era sobrio ed elegante nel suo completo grigio e indossava la cravatta del matrimonio. La donna gentile le stringeva la mano e la teneva vicino a sè,  Saverio sorrideva e la invitava a seguirlo. Fu un istante, si voltò verso la donna gentile e sorrise "Stavolta andrà bene me lo sento" lasciò la sua mano e andò verso Saverio. La donna cerco di trattenerla, la supplicò, la rincorse, le  promise che aveva una nuova vita davanti. Ma a che le serviva un’altra vita, un’altra casa, un altro uomo? Suo marito era venuto a prenderla perchè l’amava e da oggi in poi le cose sarebbero cambiate. In fondo era una donna fortunata, aveva tutto quel che  si può desiderare.
Una settimana dopo Saverio la picchiò a morte. Ai carabinieri disse che era stato un raptus, che non si era reso conto, che non ricordava nulla.
Lei si chiamava Eleonora, aveva 42 anni e volò in cielo dai suoi tre bambini mai nati.

La storia di Eleonora l'ho inventata ma la realtà spesso è peggiore.
Ogni 2 giorni una donna viene uccisa, e la maggior parte delle volte l'assassino è un ex oppure un marito, un fidanzato, un compagno.
Oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nel corso della vita e la maggior parte di queste violenze sono ad opera del partner e la grandissima maggioranza non viene denunciata.

Non restiamo in silenzio, mai. 

Tra pochi giorni sarà l'8 marzo, facciamo in modo che sia un giornata per ricordare tutte le donne che ancora lottano per i propri diritti e per liberarsi dalla paura.


La bambina col cappotto azzurro-cielo
La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright

27 commenti:

  1. ho le lacrime agli occhi e rabbia! tanta rabbia!
    Grazie Mony per la sensibilità con cui sai scrivere di cose importanti!

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  2. Come tua consuetudine affronti un tema sociale con il tuo bel
    scrivere,davvero struggente come racconto e purtroppo veritiero,io non so come possano esistere certe persone e non voglio certo dire cosa meriterebbero basterebbe quella che viene chiamata la legge del contrapasso,forse non basterebbe per far star maeglio le donne vittime di questi atti.…kiss volerti bene è una conseguenza della tua conoscenza seppur virtuale, è un istinto che non si può arrestare,è un bene cosi grande che non si può ignorare, sei una splendida persona …kiss

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  3. complimenti sono rimasto senza parole

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  4. complimenti. un racconto che è realtà per molte donne.realtà quotidiana, di violenza, vessazione, morte psicologica.ma in italia ci vogliono tra i 7 ed i 10 anni perchè un processo si celebri………..
    e sopravvivere dopo una denuncia, con accanto il tuo aguzzino che
    continua per la sua strada impunito non è da tutte chi denuncia, chi alza la voce subisce prima violenza dal suo patner, e poi dalle istituzioni che sanno ma non agiscono, che passano la violenza
    di ogni giorno come lite familiare……………questa è l’italia, questa è la parità che ci offre, questa è la legge
    uguale per tutti……………

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  5. Gimmi Moltra3 marzo 2013 11:30

    Ciao Mony cucciolo, l'ho letta mi immagino questa storia orribile di una delle tante donne che subiscono violenza dietro le mura domestiche.La storia come dicevi tu anche se è inventata mi mette sinceramente i brividi, penso che uomini bestia come Saverio ce ne siano purtroppo ancora.La campagna di sensibilizzare queste violenze dietro le mura domestiche viene portata avanti da Michel e l'avvocato Vittoria mezzogiorno hanno fondato un associazione con risultati soddisfacenti c'è un numero verde di emergenza x i casi disperati. La strada è lunga, ma penso che questo sia l'inizio di una battaglia che spero giunga alla fine di queste violenze brutali. Come sempre x sensibilizzare tutti sei riuscita nell'intento continua così sei una forza della natura complimenti x questa storia grazie x la tua semplicità. Ciao cucciolo Mony un saluto da Gimmy.

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  6. Fabio Grassi3 marzo 2013 12:26

    La storia che hai scritto sara' pure una invenzione ma e' tragicamente reale... non bisogna mai giustificare gli atti di violenza! 

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  7. Queste donne, loro nomi, le loro storie restano come memorie, la prova di una verità odiosa, crudele: Hina accoltellata a Brescia dal padre, Vjosa uccisa dal marito a Reggio Emilia, Paola violentata a Torre del Lago, Sara colpita a morte da un amico a Torino, una ventenne originaria del Ghana, costretta ad un rapporto sessuale in pieno centro a Pordenone.
    In Italia, negli ultimi dodici mesi, un milione di donne ha subito violenza, fisica o sessuale. Leggevamo che le donne subiscono violenza nei luoghi di guerra, nei paesi dove c’è odio razziale, dove c’è povertà, ignoranza, non da noi. Eccola la realtà: in Italia più di 6 milioni e mezzo di donne ha subito una volta nella vita una forma di violenza fisica o sessuale, ci dicono i dati Istat e del Viminale che riportano un altro dato avvilente.Le vittime – soprattutto tra i 25 e i 40 anni – sono in numero maggiore donne laureate e diplomate, dirigenti e imprenditrici, donne che hanno pagato con un sopruso la loro emancipazione culturale, economica, la loro autonomia e libertà. Da noi la violenza è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni. Più del cancro. Più degli incidenti stradali e più del cancro. Ogni giorno, da Bolzano a Catania, sette donne sono prese a botte, oppure sono oggetto di ingiurie o subiscono abusi. Il 22 per cento in più rispetto all’anno scorso. Il pericolo per le donne non è solo la strada e la notte, lo è molto di più, la normalità. Se nel consolante immaginario collettivo la violenza è quella del bruto appostato nella strada buia, le statistiche ci rimandano a una verità molto più brutale: che la violenza sta in casa,
    nella coppia, nella famiglia, solida o dissestata, borghese o povera, “si confonde con gli affetti, si annida là dove il potere maschile è sempre stato considerato naturale”. L’indagine Istat del 2006, denuncia che il 62 per cento delle donne è maltrattata dal partner o da persona conosciuta, che diventa il 68,3 per cento nei casi di violenza sessuale, e il 69,7 per cento per lo stupro. Da anni in molti ripeteiamo che è la famiglia il luogo più pericoloso per le donne. È lì che subiscono violenza di ogni tipo fino a perdere la vita”, All’interno delle mura domestiche la violenza ha spesso le forme di autentici annientamenti, Si comincia isolando la donna dal contesto amicale, poi proibendo l’uso del telefono, poi si passa alle minacce e così via in una escalation che non ha fine”. In Italia, l’indagine Istat ha contato 2 milioni e 77mila casi di questi comportamenti persecutori, stalking come viene chiamato dal termine inglese, uno sfinimento quotidiano che finisce per corrodere resistenza, difesa, voglia di vivere.Un altro altro dato terribile il 96% delle donne non denuncia la violenza subita, forse per paura. Forse perché non si denuncia chi si ha amato, forse perché non si hanno le parole per dirlo.

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  8. Lavan Angelus3 marzo 2013 12:41

    Very moving, and sadly happens daily in my own country too.

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  9. sei una meraviglia
    tocchi sempre le corde dell'anima

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  10. Ti rimane un dolore che non può essere descritto ... fa male al cuore.. ti toglie tutta la dignità...ti svuota... e nessun farmaco.. nessun terapista può fartelo dimenticare!! Se sei abbastanza forte ci convivi e lo porti con te fino alla morte!!

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  11. Quel che hai scritto è drammaticamente vero anche se hai saputo renderlo con la tua consueta sensibilità. Non so se noti che rispetto agli altri post ci sono meno commenti. Per noi maschietti è difficile commentare ma le donne? Mi stupisce che su certi argomenti non si levino cori di voci femminili. Credo che ogni donna o purtroppo ne è vittima o sicuramente conosce altre donne che ne sono vittime, eppure c'è una sorta di vergogna nel parlarne, come se accadesse sempre a dei fantasmi.

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  12. Sono assolutamente d’accordo con te Matteo… spesso quando sento storie di donne maltrattate e picchiate ripetutamente mi domando “ma perchè non lasciano questo idiota e lo vanno a denunciare?” ma probabilmente non è facile perchè si instaura questo stato di sudditanza psicologica che fa dire alla donna “lo ha fatto questa volta ma si è scusato e non succederà più”. Ma poi succede di nuovo, puntualmente, e diventa una triste consuetudine… anche io spero che un giorno non si celebrerà più la giornata contro la violenza sulle donne perchè vorrà dire che molto si è fatto percorrendo questa strada ma sta a noi capire e interpretare quello che ci sta intorno: tante volte dare aiuto a chi non ce l’ha chiesto è il miglior regalo che possiamo fargli. Un bacio a te Mony… spero che tante donne colpite da violenza contro di loro facciano tesoro di questo tuo grande messaggio

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  13. Una realta' terribile ed inquietante, raccontata con la consueta sensibilita'. Un racconto coinvolgente se pur angosciante, brava Monica che riesci a toccare le corde delle emozioni

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  14. Condivido in pieno.

    GRAZIE di fare anche questi post….

    Questo dovrebbe essere un argomento di cui parlare TUTTI I GIORNI fino a quando NON esisterà più.

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  15. Purtroppo situazioni del genere sono ancora all’ordine del giorno,e non parliamo solo di donne ma anche di bambini di ragazzi e di anziani che vengono maltrattati e molto spesso portati alla morte,come abbiamo potuto constatare ascoltando la storia di quel povero ragazzo che si è ucciso per la disperazione di essere gay.Solo qualche mese fa quel pazzo che ha accoltellato e ucciso la sorella della sua ex ragazza e ancora e ancora,chissà quante persone subiscono violenze psicologiche,fisiche e morali e non hanno il coraggio di dire BASTA o semplicemente non vengono ascoltate.Mi dispiace cara Mony vedere che questo tuo post ha attirato meno commenti di tanti altri post idioti che circolano in rete,non so cosa voglia dire,ma spero non che anche qui e persone si stanno tappando gli occhi oppure se ne fregano appena vedono che le foto o il video non riguardano un outfit. Ragazzi fatevi sentire,non abbiate paura di denunciare una persona,di fare di tutto affinchè non continui a farvi del male.

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  16. Bellissimo post e racconto-verità molto coinvolgente e toccante che meriterebbe la quantità di commenti e letture di un give away. Grazie Mony!

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  17. sembrerebbe che tu l'abbia vissuta tanto è descritta nei dettagli e tanto è sentita
    ma mi auguro per te di no

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  18. educazione"normale" educazione sessuale ma soprattutto educazione civica, ma fatta con criterio, come per il cossiddetto femminicidio, per il quale tra poco diventeremo famosi nel mondo come il messico, ma quale femminicidio, spero di non essere frainteso, ma chiunque uomo o donna abusa di un minore o commette omicidio deve pensarci prima molto bene, e non in subordine, combattere il degrado (pornografia, alcol e droghe) che sempre sono l'anticamera dell'abuso e del delitto

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  19. La violenza contro le donne è un fenomeno molto esteso e complesso. In Italia ancora oggi ci sono paesi dove la violenza sulle donne siconsuma impunemente e non viene quasi mai denunciata. Soltanto dopo lunghe battaglie sociali la violenza sulle donne è riconosciuta come un crimine, ma continua ad essere considerata dagli individui, dalle istituzioni sociali e dagli Stati come una questione privata. E’ vero, i maltrattamenti e la violenza possono assumere forme diverse, accadere in molti contesti e relazioni, dipendere dall’ambiente, dall’educazione religiosa e da altri contesti sociali, ma qualcosa proprio noi donne siamo in grado di fare: possiamo sensibilizzare i nostri bambini facendoli crescere con il senso del rispetto verso l’altro sesso,di educazione verso il prossimo e gli anziani, di civiltà verso l’ambiente. Spezziamo l’egocentrismo defilippiano che la TV ci propina come modello di vita, lo so, è una goccia nel mare ma è già qualcosa.

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  20. perchè sono i maschi a commentare e non le donne?
    su sti argomenti bisognerebbe farsi sentire ragazze!!!!
    altro che commentare i blog cazzari

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  21. Brava Mony!!! Purtroppo si gioca in difesa, dovremmo riuscire a giocare in attacco, una sessualità più consapevole, ma per questo credo sia necessario comunicare di più l'uno/a con l'altra/o e costruire una nuova comunità plurale anche per questo è importantissimo il tuo bellissimo racconto.

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  22. Scrivi e descrivi in maniera sublime.
    Come sempre.
    E dici il vero anche quando inventi.
    Come sempre.
    E tocchi il cuore, il cervello, l'anima ...
    Come sempre.
    Spero solo che questi atteggiamenti, maschile prevaricatore e femminile succube, mentre "la società" resta fondalmente insensibile, non restino IMMUTATI COME SEMPRE.

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  23. Salvatore Scarfone5 marzo 2013 07:35

    che dire fà male leggere un racconto del genere e vergognare di essere uomo

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  24. Che dire? e' vero come uomini dovremmo vergognarci. Soprattutto quando non interveniamo sapendo che queste cose accadono intorno a noi. Ma le donne? Perche sui blog di moda ci sono 200 commenti e qui neppure 30? Certo i pochi commenti sono sentiti ma fa riflettere c he parlare di questo argomento sia ancora difficile.
    Tu continua a scrivere così, hai un dono, qualsiasi argomento riesci a farlo arrivare, a toccare le corde piu profonde non è da tutti bambina!

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  25. Ma perché non è andata dai Carabinieri? Forse sareb stato meglio? Kissà. Non si sa mai.. che a volte dicono "si faremo qcosa" E invece non fanno niente. PERCHÉ????!

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  26. Migliaia di baci a "Eleonora" 42enne....che non sia morta invano

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  27. Nicola Teutonico5 ottobre 2013 09:41

    Amare non vuol dire prendere botte e perdonare
    Amare vuol dire rispetto è dignità del tuo prossimo ma le mani al loro posto
    Doveva denunciarlo e non truccarsi per nascondere
    Perché uno che mena non ti merita 

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Benvenuto o benvenuta. Ti ringrazio di avermi letto e se vorrai lasciare il tuo commento mi farà piacere....positivo o negativo che sia.