mercoledì 6 marzo 2013

QUELLE COME ME.....

Illustrazione: Francois Fressinier
Quelle come me che non hanno ancora imparato ad amare nel modo giusto...se poi c'è un modo giusto...
Quelle come me che amano sempre troppo, senza limiti, senza riserve, senza paracadute. 
Quelle come me che amano con la bocca, con l'anima, con ogni centimetro della loro pelle. 
Quelle come me che ci sono sempre, che non si  tirano mai indietro, che vanno sempre avanti  non importa quale sia il prezzo da pagare. 
Quelle come me che sognano ad occhi aperti perchè non hanno smesso di credere nell'amore anche se la realtà la conoscono fin troppo bene...
Quelle come me che è sempre tutto o niente e le mezze misure non esistono, perchè non possono vivere diversamente.
Quelle come me che non sanno mentire, non sanno usare tattiche, non sanno farsi inseguire sanno solo dare... 
Quelle che non me che non chiedono niente in cambio....
Quelle come me che non sanno farsi amare perchè non sanno amare se stesse ... 
Quelle come me ...che ti hanno amano senza che tu neppure te ne accorgessi...
Quelle come me che dimenticherai in fretta in un altro letto,  dopo aver preso tutto ed essertene andato senza voltarti indietro.  
Quelle come me che restano, piangono, soffrono, a volte muoiono un pò ma amano ancora ....

Mony

La bambina col cappotto azzurro-cielo
La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright


A tutte quelle che come me amano troppo dedico questa meravigliosa poesia 
scritta da una donna che più di ogni altra ha saputo descrivere le 
profondità dell'anima.....

Quelle come me
 di Alda Merini

Quelle come me regalano sogni,
anche a costo di rimanerne prive…
Quelle come me donano l’Anima,
perché un’anima da sola è come
una goccia d’acqua nel deserto…
Quelle come me tendono la mano
ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio
di cadere a loro volta…
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre 

qualche passo indietro…
Quelle come me cercano un senso all’esistere e,
quando lo trovano, tentano d’insegnarlo
a chi sta solo sopravvivendo…
Quelle come me quando amano, amano per sempre…
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono
inermi nelle mani della vita…
Quelle come me inseguono un sogno…
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero…
Quelle come me girano il mondo
alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima…

Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo…
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime…
Illustrazione: Anne Marie Zilberman
Quelle come me sono quelle cui tu riesci
sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare,
senza chiederti nulla…
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che,
in cambio, non riceveranno altro che briciole…
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo,  fondano la loro esistenza…
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero…
Quelle come me sono quelle che,
nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…

Alda Merini



 

domenica 3 marzo 2013

UNA DONNA FORTUNATA

Ormai era abituata alle botte di Saverio. Aveva imparato a truccarsi con abilità per mascherare i lividi sul viso, a inventare giustificazioni sempre nuove per ingannare gli amici, a curarsi da sola senza dover andare dal medico, anche quando lui ci andava con mano più pesante del solito. In fondo non era colpa di Saverio. Lui lavorava tanto, non si risparmiava e ingoiava bocconi amari in quella squallida officina e lo faceva per lei, per non farle mancare niente. Saverio era proprio un brav’uomo, lo dicevano tutte  le sue amiche che era stata fortunata: un gran lavoratore, un marito premuroso, aveva tutto quello che una donna può desiderare. Non poteva biasimarlo se quando rincasava stanco e nervoso si sfogava come poteva. Lei stava a casa tutto il giorno senza aver altro da fare che occuparsi delle faccende domestiche e ancora non era riuscita ad imparare quelle poche semplici regole che lui pretendeva. Lei cercava di camminare per casa silenziosa come un fantasma e bisbigliava appena quando doveva rivolgergli la parola, cercava di comportarsi da brava moglie ma proprio non le riusciva. Ogni volta combinava qualcosa che lo faceva andare su tutte le furie:  faceva raffreddare la cena o la scaldava troppo,  non comprava la sua marca preferita di birra o lasciava una piega nello stirargli la camicia. Alla fine Saverio chiedeva sempre scusa, si rendeva conto che lei non lo faceva certo apposta a dargli sui nervi, prometteva che domani sarebbe andata meglio e facevano l’amore. Certo non era quel fare all’amore dolce dei primi tempi, ma un po’ frettoloso, in fondo erano sposati da tanto tempo … lui veniva rapido, affondandole in pancia pochi colpi violenti, poi cadeva esausto su di lei e si addormentava senza una parola. Gli era grata di quel silenzio perchè non avrebbe saputo cosa dirgli. Lei non era più bella come i primi tempi, si era trascurata parecchio, ma lui non glielo faceva pesare più di tanto perché l’amava . Saverio le russava accanto, alitando di birra,  lei  cercava di non muoversi e di non respirare per non svegliarlo, facendo mentalmente l’elenco di tutto quel che aveva: un buon marito, una bella casa, una macchina, ecc…e si ripeteva che non le mancava niente, era proprio una donna fortunata. Ogni giorno era uguale a quello precedente, lui le lasciava i soldi contati per la spesa sul tavolo e usciva tranquillo. Lei passava tutto il giorno sperando che Saverio mantenesse la promessa, ma al suo ritorno era il solito rito serale: le  botte, le scuse e il sesso. La sera della vigilia di Natale, lei stava finendo di addobbare l’albero al centro del soggiorno, quando Saverio rincasò. Prese una birra dal frigo e si sdraiò sul divano. Proprio in quel momento una delle palline di vetro le cadde dalle mani e si ruppe, spargendo sul pavimento mille cocci scintillanti. Lei tentò inutilmente di afferrarla, poi con muto terrore alzò gli occhi dai frammenti sul pavimento al volto furioso di lui. Saverio era paonazzo, gli occhi stretti la fissavano con odio, si alzò dal divano lentamente e andò verso di lei serrando i pugni e urlando: "Sei sempre la solita incapace!"  Lei si fece piccola piccola rannicchiandosi sul pavimento, mise le mani sulla testa per proteggersi e rimase lì in silenzio, aspettando quel che sapeva sarebbe arrivato. La furia di Saverio non si fece attendere: la travolse di pugni, calci e sberle in faccia e su tutto il corpo. Lei rimase  muta e rannicchiata sul pavimento con gli occhi chiusi. Sapeva che non sarebbe durato molto, solo pochi minuti, doveva solo stare ferma, trattenere il respiro e aspettare. Così senza emettere un gemito,  rimase lì immobile finchè non perse i sensi.  Quando riaprì gli occhi una bellissima luce bianca l’avvolgeva come un sole abbagliante. Si  sentiva leggera e rilassata, come se stesse fluttuando in una bolla d’aria, non avvertiva più il peso del suo corpo, non sentiva più il dolore e non aveva  paura. Si abbandonò a quella luce lasciandosi cullare dal calore che emanava. Per la prima volta dormì un sonno sereno e popolato di sogni. Sognò i suoi Natali di bambina, intorno all’albero con i suoi fratelli e sorelle e scartare i regali, i baci, le risate, le voci festanti, il calore degli abbracci di sua madre, sognò il sapore dei dolci fatti in casa e i profumi che uscivano dalla cucina la mattina di Natale: lo Zelten con canditi e la pignolata al miele, sognò di lasciarsi  scivolare dentro quella luce abbagliante e non risvegliarsi più da quel dolce sonno. Continuò a sognare e nel sogno rivide il volto severo di suo padre, l’alito pesante di vino dozzinale, i lividi sul viso stanco di sua madre, rivide il matrimonio con Saverio e l’abito bianco macchiato di  sangue per le botte della prima notte di nozze. Vide i volti dei suoi tre bambini mai nati, perchè le botte di Saverio li avevano uccisi nel suo grembo. Lei gli aveva dato un nome e avrebbe potuto esattamente dire come erano i loro visini, il colore dei loro occhi e dei capelli. Aveva immaginato i loro primi passi, i loro pianti per i primi dentini, li aveva  sentiti chiamarla "mamma", a volte si era convinta di vederli per casa, e gli aveva cantato la ninna nanna con tutta la dolcezza del mondo. Si svegliò il pomeriggio di  Natale al suono del plop plop della flebo. Una donna gentile le teneva la mano e le parlava lentamente, promettendole che sarebbe andato tutto bene  e che sarebbe iniziata una nuova vita. Non le prestò attenzione: aveva già sentito quelle promesse tante volte da Saverio. Ma nei giorni successivi si convinse che forse la donna gentile aveva ragione: poteva trovarsi un lavoro, farsi amicizie nuove, una casa nuova, magari un compagno nuovo e anche avere quei figli che tanto desiderava. Era ancora giovane in fondo, e una volta guarite le ferite del corpo e quelle dell’anima nulla le vietava di ricominciare a vivere. Le feste di Natale passarono così in  quella corsia d’ospedale, dove le sue compagne di stanza erano una novantenne in stato vegetativo, e un’altra di età indefinita che stava tutto il giorno seduta davanti alla finestra con un rivolo di bava che le colava dalla bocca. I lividi dal viso cominciavano a sgonfiarsi, il  forzato riposo aveva fatto sparire le borse sotto gli occhi, e la pelle era tornata tesa e liscia. Non aveva più la freschezza di qualche anno fa ma si disse che era ancora una donna passabile. Guardandosi allo specchio non le dispiaceva affatto l’ovale del viso incorniciato dai lunghi capelli neri che di solito teneva sempre legati, ma che in ospedale lasciava sciolti e pettinava spesso, le labbra carnose, la forma un pò allungata dei grandi occhi grigi che le dava quell’aspetto un pò orientale. Sì, forse qualcuno avrebbe ancora potuto trovarla bella. Qualcuno avrebbe potuto ancora amarla. Nessuno della sua famiglia era venuto a trovarla in ospedale, ma d’altronde Saverio aveva preteso che lei  interrompesse i rapporti con tutti dopo il matrimonio. Solo la donna gentile del risveglio veniva ogni giorno, puntuale alle due, e rimaneva con lei tutto il pomeriggio. Prendevano il caffè come vecchie amiche e parlavano del tempo e dei gossip sui divi della tv. Il nome di Saverio non veniva mai pronunciato, ma ogni parola della donna sembrava evocarlo, le  raccontava della nuova vita che le si prospettava con tale entusiasmo e  sicurezza che alla fine finì per convincersi che sarebbe stato davvero così.   Arrivò il giorno delle dimissioni dall’ ospedale. Lei si vestì, si truccò e si pettinò i lunghi capelli lasciandoli sciolti, salutò la compagne di camera che non si mossero dalla loro posizione perchè non potevano sentirla e seguì la donna gentile fino all’uscita dall’ospedale.  Saverio la stava aspettando nel parcheggio con un grande mazzo di rose. Era sobrio ed elegante nel suo completo grigio e indossava la cravatta del matrimonio. La donna gentile le stringeva la mano e la teneva vicino a sè,  Saverio sorrideva e la invitava a seguirlo. Fu un istante, si voltò verso la donna gentile e sorrise "Stavolta andrà bene me lo sento" lasciò la sua mano e andò verso Saverio. La donna cerco di trattenerla, la supplicò, la rincorse, le  promise che aveva una nuova vita davanti. Ma a che le serviva un’altra vita, un’altra casa, un altro uomo? Suo marito era venuto a prenderla perchè l’amava e da oggi in poi le cose sarebbero cambiate. In fondo era una donna fortunata, aveva tutto quel che  si può desiderare.
Una settimana dopo Saverio la picchiò a morte. Ai carabinieri disse che era stato un raptus, che non si era reso conto, che non ricordava nulla.
Lei si chiamava Eleonora, aveva 42 anni e volò in cielo dai suoi tre bambini mai nati.

La storia di Eleonora l'ho inventata ma la realtà spesso è peggiore.
Ogni 2 giorni una donna viene uccisa, e la maggior parte delle volte l'assassino è un ex oppure un marito, un fidanzato, un compagno.
Oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nel corso della vita e la maggior parte di queste violenze sono ad opera del partner e la grandissima maggioranza non viene denunciata.

Non restiamo in silenzio, mai. 

Tra pochi giorni sarà l'8 marzo, facciamo in modo che sia un giornata per ricordare tutte le donne che ancora lottano per i propri diritti e per liberarsi dalla paura.


La bambina col cappotto azzurro-cielo
La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright

giovedì 28 febbraio 2013

La vita è uno strano regalo.....


“La Vita è uno strano Regalo. 
All’inizio lo si sopravvaluta, 
questo regalo: 
si crede di avere ricevuto la vita eterna. 
Dopo lo si sottovaluta: 
lo si trova scadente, troppo corto, 
si sarebbe quasi pronti a gettarlo. 
Infine ci si rende conto che non era un regalo ma solo un Prestito.
Allora, si cerca di Meritarlo.”

 

Eric Emmanuel Schmitt, 

“Oscar e la dama in rosa”

martedì 26 febbraio 2013

PER UN AMICO SPECIALE

I finti amici passano, basta poco per smascherarli. E per quanto all'inizio faccia male rendersi conto della falsità delle persone, poi ci si rende conto che perderli è solo una liberazione. I falsi amici passano ma tu resti. Tu sei il mio amico speciale. Sì tu … proprio tu che ora stai sorridendo e vorresti dirmi: “Ti voglio bene … ma non proprio come una sorella!” Lo sai, non credo nell’amicizia “disinteressata” tra uomo e donna ma penso anche che, tra persone adulte, l’amicizia diventi una scelta di coerenza e rispetto reciproco e, come tutte le scelte, richiede intelligenza e sentimento e tu ne hai in abbondanza! Sei entrato nella mia quotidianità poco a poco, quasi in punta di piedi, una lenta conoscenza, quasi a scoprirci e raccontare le nostre vite con pudore. Sei una presenza costante e discreta, che mi accompagna da anni ormai, quanti sono? Ho perso il conto.... Sempre ad ascoltare con certosina pazienza i miei psicodrammi amorosi, sopportando con stoica  abnegazione le mie malinconie e le mie lune. A volte sei pure un pò  mamma-chioccia: “Mangia di più che sei troppo magra” “Giri sempre mezza nuda poi prendi freddo”.  Tu che a forza di ripetermi “Quanto sei bella” riesci a farmi sentire davvero bella,  anche quando non vedo niente di bello in me. Sì proprio tu, che mi racconti della tua vita complicata, e lo fai con una semplicità tale che mi vergogno dei miei insulsi problemi di cuore, io che in fondo posso fare ciò che voglio senza tante complicazioni e invece troppo spesso mi chiudo in casa a piangere su me stessa. Tu non lo sai, ma quando vorrei cedere alla malinconia e lasciarmi annegare nella disperazione,  penso a te, e alla  forza che trasmetti semplicemente con le tue parole, e mi dico che devo andare avanti, se non per me, devo farlo per te. Un po’ come quando vado a correre e gli ultimi  metri li corro per te e con te. Sai perché proprio quelli? Perché è li che devo dare tutto: quando tutti i muscoli gridano “Basta!”, il cuore sembra impazzito, il fiato è in affanno, e vorrei rallentare, fermarmi, ma non mollo anzi accelero. Aumento la falcata, spingo con tutte le energie residue, aumento gradatamente il ritmo senza pensare né al respiro né  al battito cardiaco. Ad un certo punto qualcosa scatta, come un’esplosione, scoppia dentro, e non sento più la fatica, i muscoli scattano in avanti e tutto il corpo si proietta oltre quegli ultimi metri, quasi volando. Divento leggera, impalpabile, inarrestabile, divento aria e  vento e strada… il corpo parte e la mente lo segue senza riflettere, senza chiedersi, così come se fosse la cosa più naturale del mondo lasciarsi andare … finalmente libera da tutti i problemi, smetto di pensare e semplicemente lascio che l’energia fluisca nelle vene, nei muscoli, in ogni centimetro del corpo. E quando arrivo alla fine so di aver vinto, anche se nessuno mi darà una medaglia, so di aver vinto perché non ho mollato. Ecco in quel momento, tu sei con me. Sei nei miei muscoli, sei  nei respiri, sei nella fatica, e sei nel cuore. Sei nel vento che mi spinge avanti. So che sto correndo anche per te, perchè tu non vorresti vedermi mollare. Perchè tu sei uno che non molla mai.

So che questo è un periodo difficile, capisco il dolore che provi, posso sentirlo come se fosse mio. Anche se non parli molto, proprio quel silenzio mi dice quanto stai male. E stavolta sono io a dirti non mollare e queste poche righe sono solo per ricordarti che ci sono per te, sto correndo con te e questa volta vorrei essere io il vento che ti spingerà delicatamente fino al traguardo.

domenica 24 febbraio 2013

The Versatile Blogger Award

Ciao a tutti,
scrivo questo post innazitutto per ringraziare Elena di Bellezze felici che mi ha nominata per The Versatile Blogger Award. Oggi aprendo il pc ho trovato questa inaspettata sorpresa :-)))
The Versatile Blogger Award (http://versatilebloggeraward.wordpress.com/) è un passaparola tra blogger che segnalano i propri blog preferiti. 
Lo scopo è quello di far scoprire ai nostri lettori dei blogs che ci piacciono e che vale la pena conoscere, che meritano attenzione per contenuti, novità, grafica e immagini e che soprattutto esprimono personalità e passione.  Il mio premio consiste nel premiare a mia volta altri 15 blog amatoriali ma prima (per regolamento) devo ringraziare chi mi ha nominato per il premio (Grazie Elena!!!!) e indicare il suo blog (http://bellezzefelici.blogspot.it) che vi consiglio di visitare ed infine "svelare" 7 cose di me....eccole: 

1. Sono innamorata :-)
2. Non so cucinare
3. Mi piacciono i libri di storia
4. Sono cintura nera di karate
5. Adoro De Andrè
6. Colleziono tartarughe (finte!)
7. Ho la patente ma detesto guidare (infatti non ho la macchina) 

Bene questa era la parte più difficile...ora la parte piacevole!

I 15 blog/siti che ho il piacere di poter nominare (in ordine rigorosamente NON di preferenza) sono:


http://skorpiosnest.wordpress.com
http://1000waystobe.blogspot.it
http://www.pinocuratolo.it
http://nuova-umanita.blogspot.it
http://disordinatamente2.blogspot.it
http://corporeuscorpora.blogspot.it
http://delicatamenteperfido.blogspot.it
http://deusdea.blogspot.it
http://lifarnur.blogspot.it
http://chaos-lasfinge.blogspot.it 
http://donatopensierisognialtro.blogspot.com
http://ilblobblog.wordpress.com
http://incentralperk.blogspot.it
http://sayesblog.wordpress.com
http://auravedawords.blogspot.it

A voi 15,  se vorrete, la possibilità di mettere il logo del premio sui vostri blog, e premiare altri 15 blog che ritenete interessanti. 

sabato 23 febbraio 2013

La pietra filosofale...

Ti parlerò della pietra filosofale. L’alchimista la cerca, per tutta la sua vita. E’ una vita dedicata, una vita che ha uno scopo, e lo scopo è quella pietra. Lucida, oscura, brillante, rugosa e nascosta, profumata di assoluto. La pietra filosofale, trasforma in oro i metalli vili. La pietra filosofale è un simbolo, è un miraggio, è un segno del divino. 
L’alchimista cerca, studia e prepara. Pianifica, organizza e prova, riprova, viaggia dove occorre e in nessun posto, si tiene pronto. Sogna, l’alchimista, immense ricchezze dell’oro di questa terra e di qualsiasi altra, nella borsa e nell’anima. 
L’alchimista non può trovare la pietra, perchè la sta cercando. Quando la troverà, sarà perchè ha smesso di cercare, perché ha smesso di averne bisogno. Allora la pietra sarà lì, in lui, stupenda nella sua inutilità. 
Chi trova la magia del fare, non ha più alcun interesse ad usarla. Perché prima di trovarla, scopre che la ha sempre avuta, sempre in tutti gli anni in cui la cercava così appassionatamente, in cui ne aveva così bisogno. La pietra filosofale era il suo bisogno, ed ora che lo possiede, non esiste più.

Questo scritto lo trovo straordinario e volevo dividerlo con voi.
La pubblicazione è gentilmente autorizzata dall'autore, Stefano Re, che ringrazio. Se volete approfondire la sua conoscenza vi consiglio di leggerlo, ne sarete piacevolmente impressionati.
SKORPIO 01/05/2007 Testo coperto da Copyright, pubblicazione autorizzata dall’autore.
http://skorpiosnest.wordpress.com/
http://www.skorpio.net/

giovedì 21 febbraio 2013

NON TI MUOVERE


Posso sentire il tuo corpo sul mio,
immobile, per attimi interminabili,
finché il tepore diventa comune,
la pelle, la vita interiore,
tutto si fonde in uno.
Improvvisamente sei in me,
senza averlo deciso,
staccato da te stesso,
fuori dalla tua corazza.
Resti dentro di me, guardandomi,
aspettando il volere del mio corpo.
I seni ondeggiano appena,
al ritmo del mio respiro,
le labbra dischiuse,
baci la fronte, il viso, la bocca, la pelle.
Ti perdi dentro di me,
e mi attraversi ripetutamente,
brutale e rapido come un grido.
Senti il mio corpo contorcersi,
la mia voce che muore, in un gemito
soffocato di  piacere,
strangolato per non urlare.
Poi…fino all’alba restiamo così …
gettati  fra il sonno,
le risa e la voglia di amarci di nuovo,
la stanchezza e l’euforia …



La bambina col cappotto azzurro-cielo
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mercoledì 20 febbraio 2013

Luca Coscioni

Voglio raccontarvi una storia che ogni italiano dovrebbe conoscere, perché è una storia di meriti, di bravura, di coraggio e di profondo senso civico. Luca è nato a Orvieto il 16 luglio del 1967 ed è morto a Orvieto il 20 febbraio di sette anni fa, nel 2006. Luca nella sua breve vita ha fatto molte cose. Ha studiato economia, è stato bravo ed è diventato ricercatore. Ha insegnato e intrapreso la carriera politica. Nel 1995, a soli 28 anni, gli viene diagnosticata la SLA. Luca lascia gli impegni pubblici perché la dolorosa e inarrestabile degenerazione del suo corpo è iniziata. Ma le sue capacità intellettive sono intatte e trova la forza di reagire. Nel 1999 sposa Maria Antonietta Farina e torna alla vita pubblica. E soprattutto decide di legare la sua attività privata e politica alla lotta per la libertà di cura e di ricerca scientifica opponendosi a chi utilizza argomentazioni etiche per tarpare le ali alla ricerca nel nostro Paese. Luca rifiuta la tracheotomia e il 20 febbraio di sette anni fa muore. Oggi il mio ricordo va a lui, a Luca Coscioni, perché l’Italia non dimentichi ciò che ha fatto.
 
dal blog di Roberto Saviano

 Sito dell'associazione Luca Coscioni

martedì 19 febbraio 2013

PERCHE' VALE LA PENA VIVERE


Beh, devo essere ottimista. Va bene, dunque, perché vale la pena di vivere? Ecco un’ottima domanda. Beh, esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me… io direi… per Groucho Marx tanto per dirne una, e Willie Mays e il secondo movimento della sinfonia Jupiter, Louis Armstrong ... l’incisione Potatoehea Vlues ... i film svedesi naturalmente ... L’educazione sentimentale di Flaubert ... Marlon Brando, Frank Sinatra... quelle incredibili mele e pere di Cézanne....i granchi di Sam Woo ... il viso di Tracy. (Woody Allen "Manhattan)
      
Ok … per me …. io direi che vale la pena vivere per … (in ordine rigorosamente NON d’importanza) …

Poter ammirare la Cappella Sistina …
Ridere per una sciocchezza senza riuscire a smettere finché mi fanno male le mascelle 
Mangiare ciliegie rosse succose  …
Lasciarmi avvolgere dalla magia di Puccini …
Stare sdraiata sull’erba giocando a dare una forma alle nuvole nel cielo …
La bellezza di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany … .
L'abbraccio di chi ami....
Aprire un barattolo di nutella nel cuore della notte perché non riesco a dormire …
Nuotare in quelle mattine di settembre quando la spiaggia è deserta e il mare si confonde col cielo …
Bohemian rapsody dei Queen …
Lo strudel di mele di mia madre....
I quadri di Van Gogh …
Ballare scalza e cantare a squarciagola da sola in casa con la musica a palla …
Fare l’amore e poi addormentarmi mentre fuori piove, con il rumore della pioggia che accompagna gli occhi che si chiudono e le tue braccia che mi stringono…
Il concerto per pianoforte e orchestra n. 3 di Rachmaninov …
Arrivare in fondo a quella gara che a metà pensavo di mollare …
Preparare la valigia per un nuovo viaggio …
Il profumo della pioggia …
Al Pacino in quel sensualissimo tango nel film Scent of a woman …
Raggiungere quella cima che sembrava impossibile e sentire che posso toccare le nuvole …
Indossare quel vestito nero che mi fa sentire così sexy …
Contare i giorni che mancano a rivederti...

Per me vale la pena vivere per tutto questo e mille altre piccole cose e per avere ancora un altro giorno da inventare, nuovi errori da fare, vecchi sogni da inseguire, e la certezza di sapere che anche oggi non ci sarà nulla di certo ma tutto potrà ancora accadere… è questo il  bello della vita!
E voi? Per cosa vale la pena vivere secondo voi?

domenica 17 febbraio 2013

IL LADRO

Illustrazione: Christian Schloe
La mia anima sceglie il silenzio
La pagina rimane bianca per giorni
Gli occhi non sanno dove posarsi
Le mani sono senza pace
Non ci sono più parole
Nè rabbia né dolore
Solo eterne notti.
Sapevo che tutto il bene erano solo parole
Perché i miracoli non accadono,
E i momenti perfetti erano una bugia
Che hai saputo inventare ad arte
Per rubare ciò che volevi
E scappare come un ladro nel buio.
Ora che sei riuscito a portarmi via
Ogni ricordo, ogni istante, ogni parola
Torno nel mio bozzolo
A tessere nuove ali lucenti
Con colori meravigliosi
Che mi possano portare
 Più vicino al Cielo e alla Terra,
 Più lontano da te.



La bambina col cappotto azzurro-cielo
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Diceva un foglio bianco....

Diceva un foglio bianco come la neve: “Sono stato creato puro, e voglio rimanere così per sempre. Preferirei essere bruciato e finire in cenere che essere preda delle tenebre e venir toccato da ciò che è impuro”. Una boccetta di inchiostro sentì ciò che il foglio diceva, e rise nel suo cuore scuro, ma non osò mai avvicinarsi. Sentirono le matite multicolori, ma anch’esse non gli si accostarono mai. E il foglio bianco come la neve rimase puro e casto per sempre – puro e casto – ma vuoto.

Kahlil Gibran

venerdì 15 febbraio 2013

OSCAR PISTORIUS: UN EROE NEL FANGO


Amo lo sport, amo correre: chi ama l’atletica non poteva non amare Oscar Pistorius. Lo ammetto, la notizia mi ha lasciato senza parole. Che avesse sparato per sbaglio ad un ipotetico ladro nella notte mi appariva da subito un’improbabile giustificazione, ma mi era difficile credere che anche lui fosse solo un altro di quegli uomini violenti, che maltrattano le donne, ed alla fine arrivano ad ammazzarle. Invece, anche se l’omicidio dovrà essere provato e non si vuole certo condannare nessuno senza processo, pare proprio che lo sia. Qualsiasi saranno i risvolti giudiziari, questa storia ha portato alla luce il  lato oscuro di quello che era considerato, fino ad ieri, un uomo a cui tutti guardavamo con ammirazione indiscussa. C'è proprio poco da ammirare in questo momento. Lui è l’uomo che ha sconfitto ogni ostacolo, l’esempio che ogni sfida può essere vinta, che niente è impossibile se davvero lo vuoi con tutto te stesso. Lui che sorrideva sempre, nonostante le gambe amputate quando aveva un anno, la morte della madre a 15 anni, una vita tutta in salita, eppure sempre col sorriso, sempre così tranquillo e determinato,  ti trasmetteva in ogni gesto quella forza, quella voglia di andare avanti, senza arrendersi, senza mollare. La straordinaria forza di volontà di andare che l'aveva spinto oltre i limiti del suo corpo, ma soprattutto oltre i limiti della mente. Quando sulla pista dell'Olympic Stadium di Londra,  per la prima volta ha corso con i cosiddetti normodotati,  tutto lo stadio ha corso con lui, passo dopo passo, metro dopo metro, tutti a tenere il fiato sospeso per lui. Bolt ci ha stupito ed impressionato, ma Pistorius ci ha emozionato fino alle lacrime. Correre con quelle protesi non è facile per niente, è doloroso, richiede allenamento e una forza di volontà incrollabile, ma lui lo faceva sembrare facile, naturale, divertente e ci dava una grande lezione: se vuoi farlo, puoi farlo, puoi riuscirci. 

Oscar e la piccola Ellie
Ma soprattutto penso ai bambini disabili per i quali Oscar Pistorius era un eroe, ai bambini come Ellie nella foto e moltissimi altri a cui è riuscito con le sue imprese e il suo esempio a ridare la voglia di vivere, giocare, correre, sentirsi come gli altri. Milioni si sono ispirati a lui. Una persona senza gambe che nella corsa è più veloce delle persone con le gambe. L'esempio di Pistorius è stato un aiuto per milioni di persone “Non sei disabile per le disabilità che hai, sei abile per le abilità che hai".
Le polemiche su vantaggi e svantaggi delle cheetah lo avevano reso ancora più forte. La scienza aveva mostrato che quelle protesi non avvantaggiavano. Le critiche sulle sue lame come doping, se le era scrollate di dosso sempre sorridendo. E quel sorriso ti trasmetteva una forza contagiosa.  E ora ci si chiede cosa si nascondeva dietro quel sorriso?    E proprio lui che era un esempio per tanti, ora diventerà, se sarà provato, solo l’ennesimo assassino di una donna. Non era un supereroe, certo tutti noi lo sapevamo, era un ragazzo normale che aveva combattutto e vinto la sua battaglia, aveva raggiunto il suo sogno, correre alle Olimpiadi.  E certo questo non fa venir meno le sue imprese sportive, è l'uomo che è in discussione, non l'atleta.  E l'uomo che emerge da questa vicenda è ben poca cosa: un assassino. Ma tutti quei bambini ora sono persi, smarriti, a chiedersi dov'è il loro eroe e sentirsi ancora una volta soli e diversi.

giovedì 14 febbraio 2013

RIFLESSIONI SULL'AMORE

L'amore non è in una scatola di cioccolatini,  in un mazzo di rose o in un gioiello. L'amore non è nelle cose, non lo puoi comprare, incartare o infiocchettare. L'amore è un dono che, se siamo fortunati, riceviamo ogni giorno e, se siamo ancora più fortunati, possiamo ricambiare ogni giorno. L'amore va nutrito, cullato, sostenuto, accarezzato,  accompagnato, vissuto, protetto, goduto, festeggiato sempre, non solo oggi.
L'amore è il tuo abbraccio mentre dormiamo, quando apri le braccia e mi fai poggiare la testa sul tuo petto, e plachi ogni mia paura, mi fai sentire al sicuro anche quando fuori c'è il temporale. Amore è il tuo prenderti cura di me, il modo in cui sorridi mentre ti parlo, anche se dico sciocchezze. Amore è la tua presenza anche quando sarebbe più facile trovare mille scuse per non esserci. L'amore è in ogni tuo ogni gesto, in ogni tua parola, in ogni tuo pensiero che comprende sempre anche me,  anche quando io non ci sono. L'amore sei tu, che mi fai sentire che non sono più soltanto "io" ma  siamo "noi". L'amore è sentirsi a casa, ovunque, ma con te. Per questo non voglio auguri oggi, ne cioccolatini, mi basta che oggi sia pieno del tuo amore, come ieri, come sarà domani....




La bambina col cappotto azzurro-cielo
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