mercoledì 16 gennaio 2013

IL TUO SORRISO

 
Bello come un invito a un viaggio,
come rugiada al sole del mattino 
sui petali di un fiore,
come gli occhi di una madre 
che allatta il suo bambino.

Bello come un abbraccio 
da lungo tempo atteso,
come un campo di grano 
mosso dal vento,
come il profumo della terra 
dopo il temporale,
come  i volti di bimbi alla finestre 
per vedere la neve che cade
come il quintetto in mi bemolle di Shumann.

Bello cosi, 
semplicemente,
come un ultimo bacio rubato prima di partire,
come il tuo sapore sulle mie labbra,
come le tue mani che stringono le mie,
come i nostri sogni che si intrecciano ai ricordi,
come le nostre fantasie sussurrate nella notte. 

Bello come un sogno.
Il tuo sorriso.


Per R.
La bambina col cappotto azzurro-cielo
 
La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright

NON USCIRE DA SOLA


Sonia Maria Luce Possentini
Ancora riguardo lo stupro avvenuto a  Bergamo pochi giorni fa, Isabella Bossi Fedrigotti che dal Corriere della Sera di oggi replica al procuratore di Bergamo,  Francesco Dettori, colpevole di un’uscita sicuramente infelice nei termini ma, secondo me, non nella sostanza. Dettori, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, avrebbe detto “Le donne sono l’anello debole di una società in cui è parzialmente ancora inculcata l’assurda mentalità della femmina come oggetto del possesso. Lo dico con tutto il rammarico, ma sarebbe bene che di sera non uscissero da sole”. Queste affermazioni hanno fatto gridare allo scandalo tutte le femministe, e fatto parlare tutti i partiti di "resa al crimine". In realtà nel contesto del discorso l’uso del termine è improprio ma, se letto senza preconcetti, nella sostanza Dettori sembrava più voler alludere al fatto che, riguardo la violenza, le donne sono la più parte debole, indifesa della società,  quindi è un discorso che alla fine non è per nulla maschilista ma solo realistico. Ma quello che mi sconcerta è la reazione all'invito a non uscire da sole che è stato bollato come un "invito al coprifuoco" o a "uscire con la scorta", mentre a me non sembra né maschilismo né ingiustificato allarmismo ma solo schietto realismo. Non so se la signora Bossi Fedrigotti abbia provato ad uscire di notte nelle nostre strade cittadine, ma “non uscire da sola” è il minimo avvertimento che chiunque abbia un minimo di buon senso può dare ad una donna. Io personalmente lo ripeto a tutte le mie amiche.  Certo io sono una privata cittadina, mentre  la Bossi  Fedrigotti dice che questo può essere il discorso di un buon padre di famiglia o di un parroco ma non di un Procuratore della Repubblica. A me invece sembra soltanto  il discorso di un uomo, poliziotto, procuratore, padre che sia, che sa di non poter piazzare  un carabiniere o un agente di polizia dietro ogni angolo per proteggerci e quindi ci sta dicendo: "state all’erta voi per prime. Noi ce la mettiamo tutta ma voi state all'erta!"  Non ci vedo niente di male anzi, mi sembra un invito alla prudenza, ad imparare a prevenire, a diminuire le situazioni a rischio in cui a volte ci veniamo a trovare.  Il mondo di oggi è questo, è inutile nasconderci dietro un dito, dobbiamo impararare a tutelarci anche da sole, non possiamo delegare tutto alle forze dell'ordine o alla speraindio, e non possiamo neanche far finta che le strade siano sicure! E' ora che noi donne smettiamo di agire e pensare come vittime. Sono donna e so, per esperienza, che un'aggressione, sia per derubarti che per violentarti, può capitarti quando stai andando a lavorare alle sei di mattina ed è buio e ci sono quattro gatti per strada, o in treno quando fai la pendolare e rientri tardi, o facendo jogging. Ma almeno non andiamocele a cercare infilandoci in un vicolo buio e deserto nel cuore della notte.  No, no.... prima che arrivi il coro delle polemiche, non sto dicendo di non mettersi la minigonna e di chiudersi in casa.  Io vedo una bella differenza tra i deliri di un prete di provincia che scrive che la violenza ce la cerchiamo perchè non siamo ubbidienti e remissive, e le parole di Dettori che vogliono solo metterci in guardia, dirci state attente. Si tratta di vivere nel mondo reale, fuori da utopie stereotipate e sterili residui di femminismo. Se c'è delle retorica nei discorsi maschilisti, io ce la vedo anche in tante donne e nella loro aggressività nei confronti degli uomini. Non è una questione di femminismo questa, ma di sicurezza, la violenza attuale colpisce uomini e donne, e le donne, che piaccia o meno, sono la parte più debole, quella che più facilmente si può colpire. Cerchiamo di non fare da bersagli almeno!  Che dopo le 21 di sera in qualsiasi città piccola, media o grande sia diventato pericoloso uscire sole è una realtà, che vale sia per uomini che per donne, ma per le donne il rischio si moltiplica. Lo sappiamo tutti, la resa al crimine non è avvenuta oggi, e non è avvenuta solo a Bergamo, tutte le strade dopo una certa ora son in mano alla peggiore feccia, ed uscire è pericoloso! Ma che ne sanno i nostri politici che viaggiano con la scorta e l'auto blu, cosa ne sanno loro di quanto sia pericoloso solo andare a lavorare, prendere un treno o un bus, in determinati orari o in certe zone delle nostre città? Allora perchè qui stiamo a prenderci in giro e negare quello che il procuratore ha solo messo in evidenza: che tocchi a noi donne per prime non farci cogliere impreparate difronte alla violenza.  Ripeto, un'aggressione può succedere pure di giorno in pieno centro, ma cerchiamo solo di ridurre i rischi, di ridurre le probabilità di un simile drammatico evento. Smettiamo di pensare come vittime, prevenire è meglio!
Riprendiamoci la notte ma con cervello: usciamo sempre in gruppo (in due o tre amiche sarà più difficile essere aggredite no?), quando siamo costrette a farlo da sole scegliamo sempre strade illuminate e trafficate, impariamo a guardarci intorno, non prendiamo mai scorciatoie o vie isolate, teniamo sempre in tasca lo spray antiaggressione, oggi lo vendono ovunque (il Ministero dell’Interno, con circolare 29/03/11 n° 557/PAS/12982(10)8 ha determinato che può essere liberamente commercializzato) e quando siamo in posti isolati teniamolo in mano pronto all'occorrenza. Facciamoci accompagnare alla macchina dalle amiche o dal fidanzato se abbiamo posteggiato in un luogo isolato, facciamoci accompagnare fin sotto il portone di casa. A me sembrano gesti semplici, e che possono limitare i rischi di diventare vittima. Mi son trovata uno dentro il portone una notte quando rincasavo, è andata bene che è arrivato un vicino, ma ora mi faccio accompagnare sempre fin dentro il portone quando rincaso la sera. Non mi sento sminuita nella mia libertà per questo, sento che mi sto proteggendo.  Non si chiede alle donne di rinunciare a vivere ma di organizzare con un po’ di intelligenza i loro giri diurni o notturni, di ragionare sempre sapendo che il pericolo, al giorno d'oggi può essere ovunque.  Si tratta di prevenzione del crimine non di resa. Che poi le forze dell'ordine, i magistrati, i politici, tutti debbano fare il loro dovere, ognuno nel suo ruolo è ovvio. Che la giustizia debba fare il suo corso è logico. Ma poi siamo noi che camminiamo per strada e che rischiamo. E siamo noi per prime che non dobbiamo metterci in situazioni a rischio e dobbiamo tutelarci, sempre. Facciamolo noi per prime perchè la pelle è la nostra.

Aggiungo un dato statistico, per completezza di informazione. E' un dato ISTAT: in Italia, ogni giorno, avvengono in media 15 stupri. Accertati.
In Italia, in un anno avvengono di conseguenza una media di 6.000 stupri. Accertati.
E’ una media in continua crescita. In crescita? Come mai? Ci sono sempre più stupratori? No, semplicemente molto lentamente si sta prendendo coscienza del problema e più spesso vengono denunciati questi infami.
Si ritiene che 1 violenza su 10 venga denunciata.
1 SU 10. Sapete cosa significherebbe?
Significherebbe che in Italia ci sarebbero realmente una media di 60.000 stupri l’anno.
60.000 STUPRI L'ANNO.
Una grossa percentuale di violenze (sui 6.000 accertati) avverrebbe da parte del branco su minori.
60.000 STUPRI L'ANNO.
E ci scandalizziamo perchè ci viene detto "non uscite da sole"....? Dovremmo scandalizzarci per questi numeri, perchè dietro ogni numero c'è una donna distrutta e spesso una sentenza troppo blanda quando non addirittura nulla, per il suo carnefice.

martedì 15 gennaio 2013

Fai bei sogni ....

Annie Veitch

Non essere amati è una sofferenza grande, però non la più grande. La più grande è non essere amati più. Nelle infatuazioni a senso unico l'oggetto del nostro amore si limita a negarci il suo.  Ci toglie qualcosa che ci aveva dato soltanto nella nostra immaginazione.  Ma quando un sentimento ricambiato cessa di esserlo, si interrompe bruscamente il flusso di un'energia condivisa. Chi è stato abbandonato si considera assaggiato e sputato come una caramella cattiva. Colpevole di qualcosa d'indefinito.

Massimo Gramellini
Fai bei sogni
 

lunedì 14 gennaio 2013

ALCUNE COSE CHE HO IMPARATO

Ho imparato che non sono capace di affrontare la vita con i guantoni da baseball: ho bisogno di toccare, prendere, accarezzare, graffiare, sfiorare, tirare pugni fino a farmi male ma sempre voglio afferrare la vita con mani nude. 

Ho imparato che semplicemente sopravvivere é diverso da vivere: quando potevo scegliere di sopravvivere ho preferito rinunciare a tutto, giocare d’azzardo e perdere ma ancora oggi scelgo di vivere!

Ho imparato che la vita qualche volta consente una seconda chance ma bisogna cercare di afferrare al volo la prima, perché la seconda chissà quando e se capiterà. 

Ho imparato che qualsiasi cosa accada, per quanto l’oggi sembri insopportabilmente brutto, la vita va avanti e il domani sarà migliore, e se non sarà domani sarà il giorno dopo o quello dopo ancora ma sempre qualcosa di meglio ci attende dietro l’angolo. 

Ho imparato che non bisogna stare immobili e chiusi in se stessi ad aspettare che le cose  accadano ma bisogna muoversi, fare, uscire, creare, lavorare, leggere, sorridere, stare con la gente, farsi qualche regalo, buttarsi in qualche nuovo progetto, lasciarsi scorrere come un fiume, lasciarsi vivere … Se ci s’incammina, anche senza una meta precisa, il destino ci viene sempre incontro. 

Ho imparato che si può capire molto di una persona dalla maniera in cui vive queste cose: una giornata di pioggia, la perdita del bagaglio, il Natale.

Ho imparato che l’uomo che avrò accanto per la vita, dovrà amare gli aquiloni, stare sdraiati sull’erba giocando a dare una forma alle nuvole e correre in riva al mare con il vento che spruzza la salsedine sul viso. 

Ho imparato che ogni volta che prendo una decisione col cuore generalmente faccio la scelta sbagliata e pago il prezzo più alto. Non so essere diversa, ma ci sto lavorando...
Ho imparato che quando non sto bene non devo stare da sola, ma ora so che la solitudine è la mia  migliore amica e sappiamo guardarci negli occhi senza paura.

Ho imparato che per quanto io soffra, pianga, mi disperi, incasso i colpi e cado ma mi  rialzo sempre e continuo a combattere, non fuggo mai davanti a niente e a nessuno. Non rinuncio mai, è questa la mia forza.

Sto imparando che tutto questo è più facile scriverlo che farlo, ma scrivere è già un buon inizio.

Sto imparando che ho ancora molto da capire e forse non imparerò mai tutto quel che vorrei ma non smetterò di farmi domande, sbagliare e fare altre domande....
Sto  imparando quanto valgo ed è una conquista.

PS: E sto imparando  quando è il momento di spegnere il pc e .....CLICK


La bambina col cappotto azzurro-cielo

La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright

domenica 13 gennaio 2013

Dove eravate tutti....

Illustrazione: Hassan Manasra
...Quando una persona si avvicina a un’altra, se si avvicina sul serio, racconta molte cose di sè che non ha raccontato mai a nessuno. Altre gliele lascia vedere. Quando esce dalla doccia senza infilarsi l’accappatoio. Quando dice mi fa male qui, ma secondo te cosa ho. Quando mostra uno strano segno sul polpaccio e spiega che storia c’è dietro. Oppure un minuscolo difetto anatomico di cui si vergogna a morte. Ma non è niente dice l’altra persona, che nel frattempo ha già visto molte altre cose mai mostrate. Però questi si chiamano segreti, sono le cose segrete che uno affida all’altro senza pensarci troppo: l’odore della pelle, il modo come fa l’amore, quella volta che è scoppiato a piangere e poi ha chiesto scusa mille volte in un’ora. Per tutto il tempo che si vogliono bene, due persone hanno in ostaggio molte cose l’una dell’altra. Molte cose che non sono oggetti. Molte cose che non è giusto mettere nelle cose scritte. Lo capisci?
Paolo di Paolo, "Dove eravate tutti"
  
Un pò di dolcezza in una notte di pioggia .... 
Joe Hisaishi - Howl's Moving Castle 

ANCORA VIOLENZA SULLE DONNE: IL CASO DI BERGAMO

Martha Graham
Nel mio post precedente mi ero ripromessa di tornare sull'argomento ma speravo di non doverlo fare così presto. La cronaca ci racconta purtroppo l'ennesimo stupro, l'ennesima brutale violenza nei confronti di una donna indifesa. Questa volta la vittima è una ventiquattrenne di Bergamo, che ricoverata in ospedale dopo lo stupro, ha scoperto di essere incinta di due settimane del suo fidanzato. Questo rende la sua vicenda, se possibile, ancora più drammatica.  Il suo stupratore abitava proprio vicino al luogo dell'aggressione e nei giorni successivi ha continuato la sua vita come nulla fosse, come se non temesse affatto le conseguenza del crimine che aveva commesso, come se quello stupro, che segnerà a vita la sua vittima, fosse soltanto un simpatico diversivo per una serata da chiudere in bellezza. E' stato arrestato, ma come sempre, un giudice di buon cuore l'ha messo agli arresti domiciliari anzichè dov'era giusto che stesse: tra le sbarre. Anzi per la precisione il pm ha chiesto la misura degli arresti domiciliari al gip che l'ha concessa, perchè come ha precisato «Ho soltanto applicato le norme del Codice di procedura penale». Le legge, e soprattutto l'interpretazione che ne danno i giudici, guarda caso, tutela sempre chi commette reato e infligge un ulteriore violenza alla vittima. La rabbia della gente è esplosa inevitabile. Circa duecento persone si sono radunate sotto la casa dell’arrestato, gridando insulti e lanciando bottiglie e fumogeni. Si è detto, a onor di cronaca, che potesse trattarsi anche di molti ultras dell’Atalanta, ai cui ambienti la vittima della violenza sarebbe vicina. Ma non è importante chi fossero, erano comunque cittadini giustamente arrabbiati e il fatto che voglio evidenziare, è che questo sdegno, questa rabbia, queste proteste, sono solo il frutto della mancata giustizia. "Prima giustizia, poi solidarietà" era uno degli striscioni della fiaccolata che si è svolta in serata a Bergamo. Se ci fosse stata giustizia, quell'individuo sarebbe in prigione, e nessuna protesta ci sarebbe stata. Ora ai  carabinieri tocca pure presidiare la sua abitazione per "difenderlo". Come se potessimo sprecare carabinieri a difendere stupratori, mentre ci sono già così poche pattuglie a presidiare le nostre strade. Ma non ci costava meno tenerlo in prigione? I cittadini, in questo caso le donne, ma noi cittadini tutti, non ci sentiamo tutelati da una legge, che sempre, costantemente, tutela prima libertà e diritti dei delinquenti piuttosto che tutelare le vittime. Qualche spirito particolarmente nobile, ora dirà che le carceri son troppo piene, che questi individui devono essere recuperati ecc. Forse non sarò uno spirito nobile ma credo nel potere deterrente della punizione, credo che il recupero possa avvenire solo dopo che si è pagato, per intero, la già scarsa pena che la giustizia italiana infligge (quando la infligge), credo che debbano essere tutelati i cittadini onesti prima che quelli che delinquono. Mi sono davvero stancata di questa giustizia "ingiusta" che punisce le vittime, colpendole nella loro dignità, nella loro già minata sicurezza, nella loro possibilità di rifarsi una vita. I delinquenti devono essere aiutati e reinseriti e chi reinserisce una donna violentata nella vita quotidiana? O pensiamo che sia così facile tornare a camminare per strada dopo che si è subita una violenza simile? Perchè i giudici non pensano a come si debba sentire una donna che può rischiare di incontrare il suo stupratore dietro l'angolo? E' successo moltissime volte che donne stuprate siano state perseguitate dai loro stupratori, liberi per vari sconti di pena, fino ad essere uccise. E' giustizia?

sabato 12 gennaio 2013

E vivi ora!

E vivi ora! 
Il passato è semplicemente un ricordo,
non esiste. 
Sono le tue memorie che accumuli, riordini, falsifichi. 
Ora invece non falsifichi niente. 
Quello che ti aspetti dal futuro è una scatola piena di illusioni, vuota. 
Chi ti dice che si riempirà?
Ora lavoro, poi vado in pensione e vado a pescare.
Chi lo sa se ci saranno ancora i pesci? 
La vita avviene in questo momento ed è in questo momento che uno deve saperne godere.

T. Terzani - La fine è il mio inizio

venerdì 11 gennaio 2013

In direzione ostinata e contraria, sempre.

11 gennaio 1999 - 14° Anniversario dalla scomparsa di Fabrizio De Andrè.



da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/vita/frase-111889?f=a:290>

CREUZA DE MA
Video fotografico: J. Musso

giovedì 10 gennaio 2013

Gentilezza....have a sweet night...

"È molto piacevole ascoltarlo parlare,
 anche se quello che racconta ti è del tutto indifferente,  perché ti parla davvero, si rivolge a te. È la prima volta che incontro qualcuno che si preoccupa di me quando mi parla: non aspetta l'approvazione o il disappunto, mi guarda con l'aria di dire: "Chi sei? Vuoi parlare con me? Mi fa proprio piacere stare con te! ". 
Ecco cosa volevo dire con la parola gentilezza, questo modo di fare che dà all'altro la sensazione di esserci."

Da L'eleganza del riccio di Muriel Barbery



Una dolcissima notte a tutti
 

mercoledì 9 gennaio 2013

VOTO O NON VOTO???


Ruel Pascual
Ieri sera, in un impeto di masochismo, ho guardato  la puntata di Ballarò.  Sono rimasta allibita difronte al mucchio di parole inutili, retoriche, vuote, e le sterili discussioni su chi si allea con chi, io dò una poltrona a te che tu dai una poltroncina a me. Insomma un déjà vu. Va bene cercare di recuperare voti con ogni mezzo, ma bisognerebbe almeno "provare" ad esporre delle idee, dei piani, programmi, alternative. Ieri per tutto il tempo mi chiedevo: ma in che paese vivono? Non in Italia, non è possibile, parlano come se vivessero su Marte. Non hanno la minima idea di cosa sia la realtà quotidiana, sono completamente dissociati, una forma di schizofrenia collettiva dilagante, di alienazione dal mondo, dalla vita vera, non sanno cosa significhi vivere con 1000 euro al mese facendosi un mazzo tanto,  e il dramma è che pretendono di governarci, di insegnarci a stare al mondo. Noi che al mondo ci stiamo ormai come equilibristi di mestiere.  Stamane speravo di risvegliarmi e che fosse stato tutto un incubo ma sta succedendo davvero. Di nuovo! Concordo con l'articolo di Gramellini su La Stampa di oggi che, citando un suo lettore, scrive: " Non uno, dicasi uno, che indichi una visione del mondo, una direzione di marcia. Non una parola, dicasi una, su agricoltura, urbanistica, filiere a chilometro zero, turismo, cultura, protezione del territorio, trasporti, scuola, ospedali. Non un progetto, dicasi uno, che tenga insieme le voci di quell’elenco e magari vi aggiunga gli asili nido e l’assistenza a malati e anziani. La vita vera. Quella di cui parlano a cena, e non su twitter, le persone vere. Cosa hanno realizzato i candidati nel corso della carriera sui temi che riguardano «noi» e non «loro»? Cosa pensano della Cina, della Russia, delle guerre in corso nel mondo, di tutto ciò che succede in un raggio maggiore di dieci centimetri dal loro ombelico? Nel silenzio degli interessati, l’unico programma elettorale lo stanno scrivendo, giorno per giorno, le famiglie, le associazioni di volontariato e le aziende che mandano avanti la baracca e, non ricevendo nulla dalla politica, si accontenterebbero che la politica smettesse di intralciarle con la burocrazia".  Ma noi davvero andremo a votarli?  Le uniche parole serie e realistiche mi sono sembrate quelle di Crozza che sei si candidasse probabilmente verrebbe eletto Premier a furor di popolo perchè se dobbiamo ridere di questa situazione, almeno che ci faccia ridere un professionista! "Buon 2012! Un nuovo anno non possiamo permettercelo". "I nuovi è impossibile votarli perché non li conosciamo, i vecchi perché li conosciamo. A parte Monti che sembrava super partes e che invece è sempre in televisione, ogni partes".
A Piero Grasso: "In Parlamento vuole andarci e non occuparsi più di mafia. Ma è una copertura, vero? Vuole studiare il nemico da vicino. Mi tolga una curiosità: se incontra Dell’Utri in Parlamento lo saluta o lo interroga?"  Ecco il pezzo completo su youtube Crozza a Ballarò 8 gennaio 2013
Tuttavia la battuta migliore arriva quasi sul finale proprio da Grasso: “Partirà un controllo sugli impresentabili dalla commissione garante attraverso un’autocertificazione“. Un'autocertificazione??? Non sapevo più se ridere o piangere.....
Il genetista Edoardo Boncinelli sintetizza così la puntata: “Noto una totale mancanza del senso del ridicolo“. Applausi scroscianti del pubblico! Grazie di averlo detto: sei tutti noi!!!
Per una sintesi della trasmissione Ballarò in pillole 8 gennaio 2013
Ma la cosa più inquietante sono i sondaggi, pare che il popolo degli indecisi di giorno in giorno si assottigli, cioè a questo punto a non sapere che fare siamo rimasti circa il 30%. Vorrei capire, ma tutti gli altri come fanno? Con che "coraggio" mettono quella X sulla scheda elettorale? Con quali prospettive? Con speranze realistiche, non credo. Qualcuno me lo spieghi, lo chiedo senza polemica. Qualcuno mi dia una ragione per votare, perchè io non ne trovo più. Se la scelta è Bersani in coalizione con Monti, o Berlusconi redivivo con tutti i suoi pianeti satelliti, che alternativa abbiamo? E' come scegliere se suicidarsi sotto un treno o sotto un camion.... Lo ammetto, sono vissuta finora come una stupida idealista. Per me il voto significava credere in qualcosa, in qualche ideale, in un’appartenenza politica, in un colore,  aver voglia di partecipare, cambiare, lottare!  Per la prima volta non so se voterò. Ho sempre pensato che non andando a votare si perda anche il diritto di lamentarsi, perché ci si rifà alla decisione della maggioranza, e a quel punto chiunque viene eletto ci deve andare bene comunque. Ma in questo caso chi vince o perde è lo stesso, e non so se voglio essere complice di questa ennesima pagliacciata elettorale. Votare, per me, è sempre stato un segno di rispetto per chi era morto per darmi questo diritto (per quanto banale possa sembrare non è cosi scontato anche ai nostri giorni avere il diritto di votare). Per questo non ho mai rinunciato ad esercitare questo diritto, nella consapevolezza del suo valore. Ma ora sto cominciando a domandarmi, se proprio non andando a votare si dimostri  quanto valga il voto, e si dimostri rispetto verso coloro che prima di me, e più di me, hanno creduto nella democrazia tanto da morire per essa. Il mio voto lo considero importante, talmente importante che, al momento, non vedo nessuno degno di poterlo ottenere.

Ruel Pascual
Sandro Pertini, allora presidente della Camera, a Nantas Salvalaggio in un' intervista per la Domenica del Corriere nel 1974, disse: "Il problema a mio parere è semplice: non c' è ragione al mondo che giustifichi la copertura di un disonesto, anche se deputato. Ma non ti rendi conto, m' ha rimproverato uno, che qui crolla tutto, è in gioco l' intero sistema? Il sistema? dico io: ma io me ne infischio del sistema, se dà ragione ai ladri. Lo scandalo più intollerabile sarebbe quello di soffocare lo scandalo. L' opinione pubblica non lo tollererebbe. E io, neppure. Ho già detto alla mia Carla: tieni pronte le valigie, potrei piantare tutto!" E ancora:  "Lei vuol sapere qual è l' insidia più grande per un uomo politico? Quella di innamorarsi del potere, credo. Un uomo che ha paura di perdere la poltrona, l' influenza sugli altri uomini, i telefoni, i quadri d' autore alle pareti, la limousine di Stato, ebbene quello è un uomo perduto".  Esiste ancora qualcuno che, indipendentemente dal colore politico, possa dare valore a queste parole? 


Buongiorno....

Illustrazione Alice De Page
 Per cominciare questa giornata grigia e piovosa un caffè forte e una canzone energetica .........questa mi fa impazzire.....
TUNNEL OF LOVE Dire Straits....


Con me l’anatomia 
ha perso la testa.
Sono tutto cuore, 
mi batte dappertutto.

Vladimir Vladimirovič Majakovskij

martedì 8 gennaio 2013

LO STUPRO DELL'ANIMA parte 1


Ho riflettuto a lungo se in questo mio modesto spazio virtuale, dovessero trovare posto anche la cronaca, l’attualità, la politica, o se dovesse rimanere uno spazio dell’anima, quasi un rifugio magico e incontaminato in cui trovare sollievo dalle cose brutte del mondo.  Ma alla fine mi sono detta che dovevo scrivere tutto, tutto ciò che mi turbava, dilaniava, quello che mi indignava e che mi faceva arrabbiare, quello che vedevo ogni giorno intorno a me, tutto ciò che era parte non solo della mia anima più profonda ma anche della mia vita quotidiana. E ho deciso di cominciare con uno degli argomenti che mi stanno più a cuore e sul quale mi riprometto di tornare spesso: la violenza sulle donne. Non è facile parlane, non è facile soprattutto in quanto donna, mantenendo quello che sarebbe un necessario distacco, infatti non lo manterrò.
Le notizie che arrivano dall'India in queste ultime settimane sono terribili, per quanto non siano novità è stata portata, finalmente, alla luce quella che è una drammatica realtà quotidiana per le donne della più "grande democrazia del mondo". Per la prima volta in India le donne sono scese in strada, per chiedere niente di più che il rispetto dovuto ad ogni essere umano, donna o uomo che sia. Rispetto del quale sono private fin dalla nascita, per un sistema sociale e culturale che le relega su un piano di inferiorità rispetto agli uomini. Sulle vicende dell'India mi riprometto di aprire un post successivo, per ora rimango, come tutti, nell'attesa di una sentenza, che spero sarà esemplare: la pena di morte o in alternativa, ed è quello che auspicherei anche in Italia per lo stesso reato, il resto della vita in carcere senza mai più la speranza di rivedere la luce del sole.
Ogni volta che apro il giornale e c’è la notizia di uno stupro è come se lo subissi anche io. Penso che accada ad ogni donna. Ogni volta ripenso a Valentina, anche se non la conoscevo personalmente. Mi è rimasta in mente, come se la conoscessi da sempre, come se fossi riuscita a cogliere il suo dolore e viverlo con lei e ora quel dolore fosse parte di me, e ogni nuova violenza lo facesse riaffiorare. La sua storia è la storia di tante, di troppe donne, la storia di molte di noi. Valentina veniva da Casale Monferrato. Era arrivata a Milano con tutto l'entusiasmo dei suoi 22 anni, studiava medicina a Milano e aveva tutta la vita davanti e tanti sogni. Quella sera di giugno del 2002, Valentina era appena uscita da un concerto, a Milano, in compagnia del fidanzato Lorenzo. Una Mercedes super lusso si avvicinò: tre giovani della Milano "bene". Uno rimase in auto a far il palo, gli altri due immobilizzarono il ragazzo e stuprarono Valentina lì per terra. I sogni di Valentina finirono in quel momento, su quel marciapiede. Lei ha avuto il coraggio di  denunciare i suoi aguzzini, di affrontarli in tribunale, di farsi massacrare per sei anni da quella cosiddetta giustizia che mette sotto accusa le vittime di stupro facendole sentire come se "se la fossero cercata", come se lo stupro non fosse  il più schifoso dei reati ma solo un incidente di percorso.  Valentina ha dovuto guardare i suoi stupratori riderle in faccia in tribunale,  forti dell’appoggio delle loro famiglie "bene", delle loro fidanzate "bene", dei loro amici "bene". Condannati in primo grado e in appello non hanno fatto neppure un giorno di carcere. Addirittura il terzo ragazzo, che aveva fatto il palo, non è stato neppure condannato. Valentina ha avuto la forza di chiedere giustizia per anni, ma non ne ha avuta.
"Mamma sai cos’è che mi sconvolge di più? E’ che quei due non mi hanno neanche chiesto scusa, non sembrano pentiti". "Non si rendono conto del male che mi hanno fatto".
Tanto male da non voler più vivere con quel dolore nell’anima. In un tentativo di ricominciare a vivere, Valentina aveva scelto la specialità di neuropsichiatria e aveva scelto Torino come nuova città. Una nuova casa a due passi dalla chiesa, a due passi dalla caserma dei carabinieri, a due passi da piazza Vittorio, a due passi da Palazzo Nuovo: insomma, un isolato pieno di vita, di ragazzi, di gioventù. Venerdì mattina, ha mandato un sms ai genitori scrivendo di avere un forte mal di testa. Non era quello il problema. Era il senso di vuoto per non avere più un'anima e un corpo suo. Valentina si è impiccata. Ha smesso di lottare.  Si è tolta il respiro, in solitudine, con una corda, ma il suo strangolamento silenzioso è durato sei interminabili anni. I due condannati non hanno scontato nemmeno un giorno di carcere, ora hanno mogli "bene" e figli "bene"...forse anche figlie.  Valentina voleva solo che capissero, che si pentissero. Forse quello avrebbe alleviato il suo dolore. Forse. Non lo sapremo mai. Ma di una cosa ho la certezza. Sono convinta che non capiranno mai, che non proveranno mai nessun rimorso, perché il senso di colpa prevede l’esistenza di una coscienza e loro non ne hanno.

Lo scorso anno la Cassazione ha annullato una ordinanza del Tribunale del riesame di Roma, che aveva confermato il carcere  per due giovani accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ragazza del frusinate.
In merito alla sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 4377 del 2012 (dep. 1 febbraio 2012) sull’abolizione dell’obbligatorietà del carcere come misura cautelare estesa anche all’ipotesi del reato di violenza sessuale di gruppo si è letto e dibattuto molto. Le opinioni di giuristi, avvocati e delle donne sono molto diverse. A partire dal 2009, con l'approvazione da parte del Parlamento della legge di contrasto alla violenza sessuale non era consentito al giudice di applicare, per i delitti di violenza sessuale e di atti sessuali con minorenni, misure cautelari diverse del carcere. Secondo la Corte Costituzionale, invece, la norma è in contrasto con gli articoli 3 (uguaglianza davanti alla legge), 13 (libertà personale) e 27 (funzione della pena) della Costituzione. Per questo la Consulta ha detto sì alle alternative al carcere. Adesso la terza sezione penale della Corte di Cassazione ha stabilito che i principi interpretativi che la Corte Costituzionale ha fissato per i reati di violenza sessuale e atti sessuali su minorenni sono in toto applicabili anche alla violenza sessuale di gruppo. Cioè la Corte ha ritenuto che il reato di violenza sessuale di gruppo fosse privo di quelle particolari caratteristiche “associative”, proprie del fenomeno mafioso, tali da consentire un trattamento speciale ed eccezionale, “sottratto” alla valutazione di adeguatezza e proporzionalità delle misure cautelari da parte del giudice. Dunque torna alla valutazione di adeguatezza e proporzionalità, da parte del giudice, se disporre o meno la custodia carceraria. Il che significa che, nella maggioranza dei casi, visti i giudici italiani, avremo stupratori comodamente seduti sul divano di casa loro. Alla faccia delle vittime e della giustizia.
E' aberrante applicare misure alternative al carcere per lo stupro di gruppo. Una donna che vede negato il carcere per i suoi carnefici subisce una seconda violenza. Le aggravanti per i reati di violenza sessuale furono introdotte proprio per evitare lo scempio della condanna senza un giorno di carcere per chi commette un reato grave come questo. Uno stupratore può, e spesso accade, sottrarsi al giudizio, fare pressione sulla vittima per evitare la denuncia e ripetere il reato. Lo stupro è uno dei reati più odiosi, specialmente se di gruppo, in cui la vittima è spesso lasciata sola ed oltre al danno fisico ha anche un danno psicologico immenso. In tali condizioni è difficilissimo trovare la forza di reagire e denunciare per questo trovo sbagliato   "applicare la misura cautelare più idonea a soddisfare le esigenze sociali con il minimo sacrificio della libertà individuale” ad individui che vigliaccamente non hanno dimostrato nessun rispetto per la libertà altrui.
Per i reati di mafia lo stato giustifica misure eccezionali in quanto riconosce una generalizzazione di criteri e comportamenti criminali nella cultura mafiosa; non così per i reati sessuali che non sarebbero, malgrado l’allarme sociale costante che determinano, connotati da omogeneità, cioè non vi sarebbero comportamenti, cause, mezzi, modalità generalizzate, sicché ogni caso si differenzia dall’altro. Il punto politico è proprio questo. Non basta qualche centinaio di donne uccise ogni anno, magari in casa loro da mariti o “pretendenti” respinti, non basta qualche migliaio di donne stuprate ogni anno, non basta che 1.400.000 donne abbiano subito molestie. Nel nostro paese esiste  e persiste una  compatta e omogenea cultura dello stupro. Radicata anche nella sua storia. C’è ancora qualcuno che ricordi il delitto d’onore o il matrimonio riparatore? Amorose fantasie o squallidissime procedure giuridico sociali, durate sempre uguali per tempi immemorabili? La dobbiamo riconoscere e nominare questa miseria culturale. E’ il solo modo per combatterla. Una legge che permette questi abomini, che non punisce i colpevoli, permettendo a degli assassini, di uscire, di godere di regimi di semilibertà, non è una legge seguita da una giustizia. Sì assassini. Ogni stupratore è sempre un assassino. Se anche la sua vittima continua a respirare, per sempre ne avrà comunque uccisa la vitalità più intima. Lei sarà morta, pur vivendo.

Le immagini di questo post sono tratte dalla mostra “Silenzio”, dedicata a Valentina Cavalli, a Casale Monferrato. La mostra, sostenuta dall’Associazione “L’Albero di Valentina”, ha affrontato il tema del silenzio in rapporto a temi sociali quali la repressione della libertà e la violenza fisica e morale, considerando “l’aspetto ambivalente del Silenzio. L’imposizione del Silenzio come arma di repressione della società o della libertà individuale. Silenzio come scelta omertosa, vigliacca e ipocrita. Silenzio come difesa per nascondere la violenza, la vergogna e i soprusi.” Oltre ai disegni di Valentina, i visitatori hanno potuto ammirare le opere dei giovani del collettivo r-EVOLution: Alan Zeni, Alessandro Minoggi, Mattia Barf Carne, Francesca Lolli, Lele De Bonis, Linda Ferrari, Manu Zuccarotta, Manusch Badaracco, Marcella Savino, Matteo Suffritti e Stefano Landolfo. Vittorio Sgarbi ha partecipato alla serata conclusiva.  www.alberodivalentina.it

sabato 5 gennaio 2013

FINO ALLA MORTE

Illustrazione: Bill Brauer
Lei era bella. Una bellezza particolare: irregolare, indefinibile, sfuggente. Una bellezza pericolosa e tagliente come un coltello affilato. Lei era come il fuoco che brucia tutto ciò che incontra, una luce improvvisa che squarcia il buio e abbaglia,un quadro vivente, musa di infinita grazia sensuale, un animale selvaggio che non puoi legare ad un guinzaglio. Lei era schiava e regina, serva e padrona, pedina e giocatore. Ballava sola, nella pista al centro del locale. Decine di occhi silenziosi la scrutavano come animali affamati in agguato pronti a colpire la preda. Lei godeva della loro attenzione e per loro ballava, lasciandosi accarezzare e penetrare da quegli sguardi eccitati. Le luci illuminavano la sua pelle bianca che pareva scolpita nell’alabastro più liscio, e mentre ballava la veste leggera ondeggiava seguendo il ritmo dei suoi fianchi, ora a coprire, ora a scoprire le cosce tornite e le natiche sode e tonde. Ballava a tempo di una danza che pareva suonata solo per lei ancheggiando con un movimento appena accennato, come seguendo un’onda che lentamente risaliva lungo tutto il suo corpo, mentre i piedi scalzi saettavano sul pavimento freddo e i braccialetti ai suoi polsi tintinnavano come campanelli. I lunghi capelli biondi legati sulla nuca  combattevano per sciogliersi e seguire la danza della loro padrona. Tutta l’attenzione nel locale era focalizzata su di lei: il desiderio degli  uomini era palpabile, così come l’invidia delle donne che bramavano per sé anche solo un decimo del calore che pulsava in quel corpo stretto nel vestito nero. Ballava e con quel ballo pareva invitare chiunque a prenderle le mani ed unirsi a lei, ma nessuno si avvicinava: come una  leonessa che chiama il cacciatore, troppo pericolosa perché qualcuno si avvicini. Le zampate della leonessa potevano essere mortali, ma era un dolce modo di morire … Si guardava intorno cercando tra folla qualcuno … qualcuno che ancora non sapeva. Sorrideva a tutti e a nessuno, lasciandosi condurre dalla musica, senza un attimo di pausa, senza riprendere mai fiato, non accennava mai stanchezza, sembrava la musica scaturisse dal suo corpo, e lei ne godesse in un orgasmo senza fine. Si abbandonava a quegli sguardi che scrutavano con avidità ogni piega del suo corpo, lo concedeva interamente e senza pudore mentre sfilava il vestito e lo lasciava cadere ai suoi piedi. Lui la osservava, nascosto dietro la propria ombra, la guardava con devozione assoluta così come un fedele guarda la statua della Madonna in chiesa. Lui era lì per vederla danzare. Era lì solo per lei.  L’aveva cercata per anni: anni di solitudine in letti sconosciuti da cui scappare prima dell’alba, notti insonni ad attendere che una luce fendesse  il buio, un’attesa interminabile a cui ormai si era rassegnato. Poi lei. Demone di fuoco e angelo di perdizione. Lei che con un gesto sapeva accendere quegli istinti che lui tentava invano di nascondere e sapeva placarli con generosa crudeltà. Lei lo guardò e i suoi occhi erano occhi di chi guarda non per osservare, ma per scavarti dentro, per penetrarti, per affondare il coltello nella carne e ferire: la lama brillava feroce nelle sue iridi.
 Lui sentì la pugnalata penetrarlo lentamente, squarciare  la carne e affondare in profondità nel suo ventre.
Ericka Lugo
Chiuse gli occhi e il dolore divenne piacere, desiderio, estasi, e quando li riaprì e la vide  davanti a sé ebbe la consapevolezza che di quel dolore non sarebbe mai più riuscito a fare a meno. Lei lo invitò con quel movimento delle mani che sa  ipnotizzare, tutto il corpo teso ed eccitato nell’enfasi della danza, la delicata curva del collo fusa con quella del braccio proteso verso di lui. Lei lo amava. 
Glielo dimostrava danzando per lui. Per lui solo. Lui sapeva che i suoi sguardi erano diretti agli altri per dirigerli a lui, sapeva che i suoi inviti silenziosi si riflettevano sugli altri uomini per giungere alle sue orecchie, sapeva che quando si dava agli altri era solo per donarsi a lui completamente. La folla si dissolveva lasciando solo   loro due, lei a ballare e lui a guardarla, mordendosi le labbra per non mordere lei, per non fermarla. Non voleva fermarla. Voleva che quella danza durasse all’infinito. Fino alla morte.


La bambina col cappotto azzurro-cielo

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