sabato 14 settembre 2013

Il dogma redivivo

"I dogmi hanno una natura molto sottile. Tu credi di esserti liberato da un dogma, da una credenza, e di fatto stai approdando ad un’altra. Rinunci alle menzogne del capitalismo per abbracciare quelle della rivoluzione. Abbandoni la sicurezza del cattolicesimo per ritrovarti colmo delle sicurezze del buddismo. Perdi il pregiudizio dell’omofobia per respirare a pieni polmoni il pregiudizio antimaschile. Abbandoni il bigottismo moralista di chi considera il sesso strano una patologia per abbracciare lo snobismo di chi crede che farlo alla missionaria sia da poveri sfigati. Smetti di berti le bugie degli inquinatori che consumano il pianeta per dissetarti delle balle degli ambientalisti che lo difendono. Ve lo ricordate il finale di Trainspotting? Basta con la vita folle della droga, scelgo un lavoro, la lavatrice, i pannolini.
Non c’è una sponda buona. Non c’è uno schema libero. Ci sei soltanto tu, e mille possibili prigioni in cui cullarti. Quel di cui parlo io è sciogliersi dalla necessità della sponda, della rete di sicurezza. La cosa più piacevole è che non c’è nessun trucco: non si tratta di accogliere una visione del mondo, quale che sia. Si tratta di smettere di aver bisogno di avercela, una visione del mondo".
Stefano Re

Questo scritto l'ho trovato interessante e offre grandi spunti di riflessione, volevo dividerlo con voi.

La pubblicazione è gentilmente autorizzata dall'autore, Stefano Re, che ringrazio.
 http://skorpiosnest.wordpress.com/
http://www.skorpio.net/

http://skorpiosnest.wordpress.com/2013/08/27/il-dogma-redivivo/
Testo coperto da Copyright, pubblicazione autorizzata dall’autore.

domenica 8 settembre 2013

PERCHE' TI HO SCELTO (E TI SCELGO OGNI GIORNO)

Ti scelgo ogni giorno, nel momento in cui apro gli occhi e sei il mio primo pensiero.  Tu sai come rendermi felice, sai quando inebriarmi di parole, quando stare in silenzio, quando spingermi e quando frenarmi, sai come prendermi, sai quando lasciarmi  da sola ma sempre rimanendo a vista.  Tu mi conosci meglio di chiunque altro, sai che amo le cose semplici, stare sdraiati su una spiaggia all'alba, una passeggiata mano nella mano, l'importante è che siamo insieme. Sai che non mi importa di indossare una magliettina presa a cinque euro, non mi importa dei regali, preferisco quei bigliettini che mi lasci dappertutto o i tuoi sms della buonanotte che ogni volta riescono a farmi piangere di gioia. Tu  sai come farmi arrabbiare, sai come punzecchiarmi, come farmi ridere, come asciugare le mie lacrime. Conosci i miei occhi ed ogni espressione del mio viso, sai cosa sto dicendo prima che io parli, a volte penso perfino che tu sappia quello che sto pensando. Tu sai quando ho bisogno di essere solo accarezzata, quando invece voglio essere sentita fino alle ossa, quando ho bisogno di essere strattonata per riprendermi. Tu sai che sono fragile, ma sai anche che sono tenace, che non mollo, che ho volontà da vendere, solo ho un cuore di cristallo da maneggiare con cautela. Tu conosci quel cuore di cristallo e tutte le sue crepe, cosi sai dosare con millimetrica perfezione le parole e i gesti, per non incrinarlo, sei premuroso come io non avrei mai creduto possibile potesse essere un uomo. Sì, perché gli uomini sono come elefanti in un negozio di porcellane ti mollano con scuse assurde, non si preoccupano se dietro di se lasciano lacrime o sorrisi, non si accorgono nemmeno quando ti feriscono. Tu sei premuroso, attento, sei diverso, o forse sei solo innamorato. Tu sai che io ti amo, sai che ti scelgo e ti sceglierei sempre e tu lo sai ma non te ne approfitti. Non mi pieghi, non mi spezzi, non fai leva sul mio amore per avere qualcosa in cambio, non mi usi per sentirti più forte ma per diventare più forti insieme. Tu non pensi a te, ma pensi sempre a noi. Tu semplicemente mi ami e mi stai accanto. Per questo ti scelgo ogni giorno e ti sceglierei per mille anni ancora. 

La bambina col cappotto azzurro-cielo
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venerdì 6 settembre 2013

IL CACCIATORE DI AQUILONI

Il romanzo ha ormai qualche anno ma per chi ancora non l'avesse letto, è una di quelle storie che ti entrano dentro. La vergogna di Amir di fronte al suo passato è un viaggio alla scoperta dei lati oscuri della nostra coscienza. Un confronto con le nostre debolezze e paure, con rimorsi e pentimenti che tendiamo a nascondere nelle pieghe dell’anima. Chi non vorrebbe avere nella vita l’opportunità di riparare ad un torto fatto, di adempiere ad una promessa, di tornare indietro e comportarsi diversamente in una o più occasioni. Quante volte diciamo: "Se potessi tornare indietro…" ma spesso non  abbiamo l’occasione o il coraggio di farlo. "Il passato non si può  seppellire" e per quanti sforzi possiamo fare nessuno di noi sfugge in eterno alla sua coscienza. Ad Amir la vita offre una possibilità di riscatto e lui sa coglierla, rischiando di perdere tutto, anche la vita, ma ritrovano finalmente se stesso. Il ritorno in Afganistan è l’unico modo per Amir per riappropriarsi del suo passato. L’unico modo per ritrovare noi stessi è affrontare le nostre paure.
     
C’è stato un tempo in cui Kabul era la città dei sogni: volavano gli aquiloni e i bambini davano loro la caccia. C’è stato un tempo, che oggi appare lontanissimo, dove i bambini non conoscevano la guerra e soprattutto un paese dove si aveva il tempo di essere bambini. C’è stato un tempo in cui Amir e Hassan erano bambini felici, erano amici per la pelle, erano i migliori cacciatori di aquiloni nei tornei cittadini. L’uno pashtun, l’altro hazara; l’uno sunnita, l’altro sciita; l’uno padrone, l’altro servo.  Poi l’invasione dei russi, la fuga di Amir e di suo padre in America, la presa del potere dei talebani in Afganistan, il regno del terrore e la fine di ogni libertà. Nei cieli di Kabul gli aquiloni smettono di volare e i bambini smettono di giocare. Amir diventa uno scrittore affermato in America e la sua infanzia e Hassan sono ricordi che tenta invano di cancellare. Amir cerca di cancellare il ricordo del prezzo che ha pagato Hassan  in una fredda giornata invernale del 1975 per difendere il loro aquilone e soprattutto la loro amicizia...ma rimorso lo perseguita. Poi quella telefonata dall’Afganistan: Amir deve tornare alla ricerca di Sohrab, il figlio di Hassan.  Il viaggio di Amir è prima di tutto un viaggio in se stesso, per e riscattarsi da quella colpa che da ben venticinque anni è dentro di lui, come un blocco di ghiaccio  che pesa sul  suo cuore, ma anche un viaggio in un paese distrutto dalla follia estremista dei talebani. L’ Afganistan che ha lasciato è diventato una landa desolata dove i marciapiedi sono carichi di relitti umani ammassati gli uni sugli altri, dove avere un padre od un fratello maggiore è un lusso dopo gli stermini talebani, dove gli occhi della gente restano incollati al selciato per timore di incrociare fatalmente lo sguardo sbagliato, dove il silenzio di una  Kabul fantasma è rotto solo dagli spari e dai rumori dei carri armati, dove il cielo è grigio e senza aquiloni… Ma c’è una speranza … Non voglio svelare il finale ma e’ bello sperare che tutti bambini possano un giorno ritornare a correre con gli aquiloni in un cielo dai mille colori…

La bambina col cappotto azzurro-cielo
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giovedì 5 settembre 2013

UN BRUTTO CARATTERE


Ho un brutto carattere. Il carattere di chi non si tira mai indietro, di chi non si nasconde, di chi quando incontra un muro deve superarlo, a costo di sfondarlo a testate. Ho il carattere di chi affronta i problemi a muso duro, di chi preferisce sbatterci contro piuttosto che schivarli, fare finta di niente, evitare sempre tutto sperando che passi. Io odio il "tutto passa", odio l'attesa, odio stare ad aspettare che le cose accadano senza fare niente, non potrei aspettare che provveda Dio o il destino, devo affrontare, parlare, urlare, piangere ... devo agire e reagire, anche a costo di azzerare tutto, per poi tentare con tutte le mie forze di ripartire. Devo risolvere tutte le equazioni nella mia vita, le cose irrisolte, lasciate a metà, accantonate e sospese, non mi piacciono. Non posso stare ferma, non posso ignorare i problemi, non lascio che mi schiaccino per paura di affrontarli. Non mi lascio fare a pezzi da qualcuno nella speranza che ritorni ad amarmi. Non più. Non dico che va tutto bene quando va tutto male. Ed è difficile da capire per chi nasconde la testa sotto la sabbia, è difficile da comprendere da chi vive mentendo a se stesso, nell'attesa del "tutto passa". Il problema di chi è come me è la realtà, la non facile scelta di vivere la realtà e non la finzione. Ho decisamente un brutto carattere.... o forse ho solo carattere ma di quello ne ho da vendere.

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lunedì 2 settembre 2013

Chi ama al grado estremo, si sente libero



Per tutta la vita, ho concepito l'amore come una sorta di schiavitù accettata. E' una menzogna: la libertà esiste solo quando è presente l'amore. Chi si abbandona totalmente si sente libero, ama al grado estremo. E chi ama al grado estremo, si sente libero. Perciò, nonostante adesso io viva e faccia e scopra tantissime cose, nulla ha senso. Spero che questo periodo passi velocemente, affinché io possa tornare a cercare me stessa, incontrando un uomo che mi capisca, che non mi faccia soffrire. Ma che stupidaggini sto scrivendo? Nell'amore, non si può ferire nessuno. Ognuno di noi è responsabile di quello che prova, e non può incolpare l'altro. Io mi sono sentita ferita quando ho perduto gli uomini  dei quali ero innamorata.
Oggi sono convinta che non si perde nessuno, visto che non si possiede nessuno.
Questa è l'autentica esperienza della libertà: avere la cosa più importante del mondo, senza possederla.


Da Undici minuti
Paulo Coelho

domenica 1 settembre 2013

IL PASSATO E' SOLO UN LACCIO

"Il passato è solo un laccio che stringe la gola alla mia mente e mi toglie energie per affrontare il presente" (A.Merini). Il passato dovrebbe sempre rimanere relegato nel passato. Non qualcosa da rimpiangere ne da cancellare, semplicemente qualcosa a cui puoi guardare con un sorriso dicendoti "quanto sono stata ingenua" oppure "quanto sono stata felice" e prima di voltarti e continuare ad andare avanti.

La vita è fatta di momenti, ci sono sensazioni che puoi vivere in un determinato momento e non in un altro. C'è un tempo adatto per ogni cosa, ma quando quel tempo è finito, devi poter chiudere la porta ed andare oltre.
Ci metto un po, ma quando chiudo una porta non la riapro più. Per me, è l'unico modo per andare avanti.
Restare ancorati al passato non porta mai niente di buono. Hai fatto quello che potevi e che dovevi, hai dato il massimo,e ad un certo punto, devi chiudere la porta. Definitivamente. Senza strascichi, senza ripensamenti, senza ritorni.  E' inutile tentare di far riemergere persone e sentimenti dal passato, è solo prolungare l'agonia di qualcosa che è già in decomposizione. La vita è cambiamento, le persone cambiano e le situazioni si evolvono, è inevitabile. Impariamo dalle nostre esperienze, e questo ci fa crescere, maturare, a volte cambiare, nessuno rimane immutato ed immobile come una statua di sale per tutta la vita. Tutti cambiano anche senza rendercene conto. Si chiama crescere.
Non bisogna permettere mai al passato di condizionare il nostro presente, per riportarci indietro, in un vano tentativo di rivivere sensazioni e sentimenti che devono rimanere immobili come una bella fotografia, in cornice. Ricordi e niente più.  Il tempo per essere felici è adesso, oggi forse domani...ieri non mi interessa più: non esiste altro tempo che questo meraviglioso istante. Ciò che è stato me lo porterò dentro ma non come una zavorra, come la pagina di quel libro che è la mia vita e che sto continuando a scrivere ...

 La bambina col cappotto azzurro-cielo

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lunedì 26 agosto 2013

L'ANGELO RIBELLE

I suoi occhi raccontano di favole e dolori, 
magie e sogni, estasi e piaceri 
a pochi conosciuti. 
Il suo corpo porta segni di antichi dolori, 
battaglie recenti, cicatrici profonde
che il tempo non cancellerà. 
La sua  bocca porta in sé 
l’essenza della vita, 
della passione, del sacro fuoco 
che brucia tutto ciò che incontra. 
Continuerà a percorrere altre lande e
regni, in mondi finora sconosciuti,
 andando incontro ad ignoti poeti, pazzi, 
marinai e cantastorie da una notte. 
La sua vita è un eterno viaggio,
una corsa nel buio
alla ricerca della luce. 
Porta la Luce, ma non può vederla 
può solo farne dono.
Questa è la sua dannazione. 
Il suo manto non è bianco, la sua anima si. 


 La bambina col cappotto azzurro-cielo
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venerdì 23 agosto 2013

L'amore...se include tutto

Abrazo amoroso -  Frida Kahlo
Delle tante definizioni che ho letto e che io stessa ho dato dell'amore, questa di Frida Kahlo, artista e donna straordinaria, è quella che, per me, meglio rappresenta il significato dell'amore di coppia. Se l'amore deve essere totale, o non essere affatto.
"L’amore? 
Non so. 
Se include tutto,
anche le contraddizioni 
e i superamenti di sé stessi,
le aberrazioni e l’indicibile, 
allora sì, 
vada per l’amore. 
Altrimenti, no."


martedì 20 agosto 2013

L'AMORE VALE SEMPRE OGNI CENTESIMO DEL SUO PREZZO

Illustrazione: Zubas Martiashvili
Sono in lotta con me stessa, con il mio passato e il mio presente: è una lotta tra cuore e mente, ragione e sentimento, paure e impulsi. Prendere il volo con te o rimanere a terra? Quanti dubbi....Ma già il fatto che io stia lottando è positivo: esistono cose nella vita per le quali vale la pena di lottare. Certo esistono anche le sconfitte: è inevitabile, nessuno può sfuggirvi. Ma è meglio essere sconfitti che non aver lottato affatto. Convivo con la mia solitudine, non mi fa paura anzi spesso la cerco, la mia indipendenza l’ho conquistata a caro prezzo e ne sono orgogliosa: è difficile far entrare qualcuno nel mio mondo, spezzare un equilibrio costruito dopo tante sofferenze. Pensi di amare qualcuno per sempre invece un giorno ti ritrovi sola con te stessa a fare i conti col passato, incapace di reagire e affrontare il futuro.Vai avanti per inerzia, cerchi di sopravvivere ai ricordi, finché col tempo ti rendi conto che stare sola non è così male anzi ha i suoi indubbi vantaggi: nessuno a cui rendere conto, nessuno con cui litigare, nessuno che rischi di farti soffrire o deluderti.  Eppure qualcosa manca: complicità, emozione, passione. Passione. Per me la passione è tutto, é in ogni cosa: nel lavoro, nell'amicizia, nello sport, nel ballare, passione per una canzone, un film, un libro, passione per lo scrivere, per il cibo, per il sesso, passione per la vita. Passione è amare, godere, assaporare, gustare. La passione è sempre più forte della ragione, anche se cerchiamo di soffocarla ci spinge a uscire da noi stessi per consumarci, per spendere ciò che siamo, per sentirci totalmente vivi, finalmente liberi. Senza passione non si vive veramente...Senza passione siamo uguali agli altri, è la passione che ci rende unici.
Illustrazione: Hassan Manasrah
Non trovo passione in un'avventura da una notte, può succedere ed essere piacevole ma voglio di più. Cerco il coinvolgimento totale, non mi accontento delle mezze misure.... Certo mi fai paura, sento che mi coinvolgi totalmente, anima e corpo, desideri e voglie che credevo dimenticate e che riaffiorano prepotenti e vive, impulsi animali e tenerezza e anche paure, paure e confusione … e questa lotta senza tregua dentro di me … prenderti o lasciarti andare? Ho solo una vita per essere felice o almeno provarci ... una vita per amare, godere, vivere le emozioni... Mi ripeto: prova tutto senza paura, mettici l'anima, ferma le sensazioni e vivile fino in fondo, ascolta il cuore e non la testa. Assapora ogni attimo ed ogni volta avrai il cielo tra le mani … E questo cielo lo voglio... Con te. Voglio vivere la passione fino in fondo, sempre.


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domenica 18 agosto 2013

Liberatevi dalle persone parassite

Illustrazione di Sascalia
Liberatevi dalle persone ‘parassite’ che vi stanno addosso succhiandovi energie, idee, tempo e vita. 
Da opportunisti, avari, avidi e superficiali che sfruttano le vostre mancanze di ‘sano egoismo’.
Dedicatevi a chi vi fa ridere, pensare, crescere. 
L’albero non ospita i nidi di tutti gli uccelli, ma solo quelli compatibili con la propria indole, con l’armonia, l’intrico e la resistenza dei suoi rami.


 U. Longoni - Gli alberi non ingrassano








lunedì 12 agosto 2013

SCALARE LE NUVOLE

Apro lentamente gli occhi e mi guardo intorno. C’è un buio totale nella stanza, nessuna luce filtra dalle finestre.  Impiego un po’ a capire dove mi trovo. L’unico rumore è il gocciolio monotono del liquido nella flebo mentre scende verso il mio braccio.  Provo a sgranchirmi le gambe ma non ci riesco, al di sotto del mio bacino non sento muoversi niente. Alzo la testa quel poco che basta a consentirmi di guardare il resto del mio corpo, intravedo la forma delle gambe sotto il lenzuolo e questo mi tranquillizza.  Plop, plop, plop. La flebo continua a gocciolare lentamente. Richiudo gli occhi… mi sento così stanca…Marco dove sei?

Eccolo, ora lo vedo. Un ragazzo sta salendo, supera spedito gli ultimi metri di roccia con movimenti sciolti e potenti. L’aria calda dell’estate aleggia in un alone luminescente, giù a valle si suda e anche in quota le gambe si stancano in fretta. Sono salita con alcuni amici sulla cima,  dal versante panoramico che sale dal rifugio in quattro ore di cammino. Me ne sto appoggiata sulle pietre a gustarmi la visione del fondovalle, quando dalla parete nord, la più difficile, vedo arrivare un ragazzo abbronzato che avanza  con padronanza, agile e leggero come un animale. Con un balzo supera l’ultimo spuntone di roccia, si siede poco lontano da me. Gli porgo la borraccia e lui beve avidamente. Poi mi sorride. Si chiama Marco. Rimaniamo l’uno accanto all'altro ad ascoltare il vento, in silenzio.  

Quel giorno la mia  vita e quella di Marco diventano una sola. Siamo come una cordata: avanziamo uniti, e se cade uno, cadiamo entrambi. Devo imparare a convivere con la paura. Ho paura ogni volta che lo vedo partire con lo zaino in spalla, ho paura quando lo aspetto nella tenda a fondovalle e lo vedo salire sulle rocce e diventare sempre più piccolo, perdersi tra le nuvole, e ridiscendere dopo ore interminabili. 
Quando aveva fatto dell’alpinismo il suo mestiere, Marco aveva concluso un patto con se stesso: era pronto ad accettare tutto quello che sarebbe potuto succedere. Qualsiasi cosa. La vita di uno scalatore è pericolosa, inutile negarlo. E per lui, questo implicava che non ci potevano  essere legami, famiglia, figli, nessuno ad aspettarlo, nessuno che potesse soffrire della sua scelta. Lassù, i sentimenti potevano essere una debolezza. E le debolezze non sono ammesse.  
Nonostante questa sua decisione, non ha potuto impedirmi di entrare nella sua vita. E' stata la cosa più naturale del mondo, incontrarci, amarci, decidere di stare assieme. Io non gli avrei mai chiesto di rinunciare all'alpinismo, sarebbe stato come chiedergli di rinunciare ad un braccio o una gamba.   Gli ho semplicemente chiesto di fare del mio meglio per ritornare da me ogni volta.


Ce ne stavamo distesi tra le mandrie al pascolo. Da lì il cielo sembrava altissimo e tutto azzurro sopra di noi. La montagna scintillava nella sua corazza di ghiaccio. L’eco delle pietre che rotolavano rimbalzava da uno strapiombo all'altro e  ci giungeva alle orecchie il sibilo lontano delle slavine. Quel giorno ci siamo baciati a lungo e abbiamo fatto l’amore sull'erba vellutata di giugno, mentre il ghiacciaio bruciava in un incendio di fuoco al tramonto. Mentre lui mi fissava  con quei grandi occhi azzurri che sapevano aprirsi varchi dirompenti dentro me, gli ho sussurrato: “Tu va oltre le nuvole, vai lassù e tocca il cielo con le tue mani, parla con il vento, gioca con le aquile. Ma poi guarda giù a valle,  io sarò là ad aspettarti. Prometti che farai del tuo meglio per tornare sempre da me…” E Marco aveva promesso. 

Illustrazione: Samy Charnine
Non ero esperta come lui, erano pochi anni che mi arrampicavo e sempre su vie facili, ma ero appassionata e imparavo in fretta. Marco ridendo diceva che ero nata al mare ma ero montanara dentro.All'inizio rimanevo giù a guardarlo, seguendo i suoi movimenti metro per metro.  A volte mi diceva che era come se avesse quattro occhi,  quattro mani e quattro piedi, perché anche se rimanevo in basso, mi poteva sentire salire su, con lui fino alla cima a dargli forza in ogni momento. Ma col tempo aspettarlo non mi bastava più, avevo cominciato a seguirlo nelle pareti meno impegnative. Cercavo di sconfiggere le mie paure, mi lasciavo guidare da lui,  mi fidavo completamente. Sulla roccia eravamo una persona sola, ci muovevamo e respiravamo all'unisono, qualsiasi cosa accadesse eravamo assieme "cado io, cadi tu"..  Anche quel giorno gli avevo chiesto di seguirlo, anche se la parete era più difficile del solito per me, per lui era un'allenamento normale. 

Tutti, da bambini, siamo saliti più in alto di quanto non osavamo nemmeno sperare. Forse è solo quella sensazione che inseguiamo. Toccare il cielo, esserne parte, sentirsi liberi. Ogni ascesa è un viaggio, un’esperienza unica in cui l’emozione si fa intensa, profonda imprigionando l’animo fin nell'intimo e a nulla vale riandare alle esperienze passate. E’ come se ogni volta fosse la prima volta, in una sorta d’eterna riscoperta di  qualcosa di già noto, che però mantiene il sapore fresco e intatto della novità.   Certo se si vuole ottenere molto, bisogna essere disposti a pagare molto. Soltanto così è possibile entrare dentro le cose, oltre l’apparenza, fino a viverle, a sentirle come proprie in un’ osmosi che non ha confini, persi in una dimensione dove l’essere umano si annulla pur mantenendo un fortissimo senso della propria identità.  Lassù non si può mentire. Sì è inevitabilmente a faccia a faccia con sé stessi. Soli. 
Sono passate due settimane dal mio primo risveglio in quello stesso letto d’ospedale. Ben poco è successo. C’è ancora il plop, plop della flebo a scandire il tempo interminabile tra quei quattro muri. Le mie gambe cominciano a riprendersi, fanno male e  formicolano fino a farmi impazzire, ma so che è un buon segno. Dovrà passare ancora tempo prima che possa camminare e chissà quanto prima che possa tornare a scalare ma ce la farò. Voglio tornare al più presto su quella montagna dove Marco mi sta aspettando. 
Quel giornostava andando tutto nel migliore dei modi, eravamo quasi in cima, Marco aveva alzato gli occhi e guardato quella vetta. Conoscevo quello sguardo, era una sfida con la montagna. Voleva raggiungere la cima da una via nuova, cercava un taglio, una deviazione. Imprudenza, incoscienza, troppa sicurezza di se, o troppo amore per la montagna, troppa voglia di esserne parte.   Un attimo, il tempo di spostare il peso da una mano all'altra, lo spuntone di roccia su cui aveva fatto presa si staccò. Improvvisamente. La montagna aveva deciso per noi. 
Cado io, cadi tu. La roccia aveva trascinato Marco  per trenta metri. Io ero ridotta male ma viva, lui si era sganciato da me un attimo prima e così non mi aveva trascinato con se, la mia caduta si era fermata dopo pochi metri. Non ricordo nulla,  questo è quello che mi hanno raccontato. Tante volte avevo temuto che sarebbe successo ma non avevo previsto di risvegliarmi senza di lui. La montagna me l'aveva portato via. Avrei dovuto odiarla, invece non vedevo l'ora di tornare lassù. Per ritrovarlo. Sapevo che lui ora apparteneva alla montagna, per sempre. Sapevo che se c'era un senso alla sua vita e alla sua morte, era che Marco era morto facendo ciò che più amava. Odiare la montagna sarebbe stato come odiare lui. Sapevo che l'avrei ritrovato solo lassù, nei silenzi del vento. Mi avrebbe abbracciato e e saremmo stati di nuovo assieme. 

Dedicato ad A. che ha scalato le nuvole fino a toccare il cielo
Mi manchi.

 La bambina col cappotto azzurro-cielo
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sabato 10 agosto 2013

Non è forse questo l'amore?


 E sapersi avvinti, stretti, allacciati, 
senza esserne mai paghi, 
senza chiedersene il motivo, 
senza pensare se sia giusto o meno, 
abbandonandosi, 
vivendo quel richiamo come la più naturale delle condizioni umane. 
Non è forse questo l’amore?

Vladimir Majakovskij

giovedì 1 agosto 2013

La mia Africa - Il volo....


"Io conosco il canto dell'Africa, della giraffa e della luna nuova africana 
distesa sul suo dorso, 
degli aratri nei campi e delle facce sudate delle raccoglitrici di caffè. 
Ma l'Africa conosce il mio canto? 
L'aria sulla pianura fremerà a un colore che io ho avuto su di me? 
E i bambini inventeranno un gioco nel quale ci sia il mio nome? 
O la luna piena farà un'ombra, sulla ghiaia del viale, che mi assomigli? 
E le aquile sulle colline Ngong guarderanno se ci sono?"



La mia Africa, con Meryl Streep e Robert Redford
tratto dal romanzo di Karen Blixen