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venerdì 16 maggio 2014

Il violinista nella metropolitana.... (una storia vera)

Il violinista Joshua Bell
Un uomo seduto in una stazione della metropolitana di Washington DC iniziò a suonare il violino in un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo lasso di tempo, poiché era l’ora di punta, è stato calcolato che 1.100 persone sarebbero passate per la stazione. Passarono tre minuti e un uomo di mezza età notò che c’era un musicista che suonava. Rallentò il passo, si fermò per alcuni secondi, e poi si affrettò per riprendere il tempo perso. Un minuto dopo il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna lanciò il denaro nella cassetta e, senza fermarsi, continuò a camminare. Pochi minuti dopo qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma poi guardò l’orologio e ricominciò a camminare. Chiaramente era in ritardo per il lavoro. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo invitava a sbrigarsi, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Infine la madre lo trascinò via ma il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi. Nei 45 minuti che il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un po. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Tirò su $ 32. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, né ci fu alcun riconoscimento. Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei musicisti più talentuosi del mondo. Aveva appena eseguito uno dei pezzi più complessi mai scritti, su un violino del valore di $ 3.5 milioni di dollari. Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston, dove i posti in media costavano $ 100. Questa è una storia vera. Joshua Bell era in incognito nella stazione della metro, il tutto organizzato dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. E' una storia che fa riflettere sulla bellezza che ogni giorno è a portata di mano eppure non la sappiamo cogliere. Guarda il video

Se non ci prendiamo il tempo di fermarci e ascoltare quando uno dei migliori musicisti del mondo sta suonando alcune delle migliori musiche di tutti i tempi, quante altre cose straordinarie ci stiamo perdendo per non saperle apprezzare?

Potete leggere l’articolo originario  di Gene Weingarten sul Washington Post 
Can one of the nation’s great musicians cut through the fog of a D.C. rush hour? Let’s find out.




venerdì 3 gennaio 2014

Attenti alle persone che riescono a tirar fuori solo il peggio di voi....

Illustrazione: Shiibo
State attenti alle persone che riescono a tirar fuori solo il peggio di voi. Si direbbe che lo fanno perché se lo meritano, il tuo peggio. E' una tattica. Non ci cascate. Vogliono convincerti. Convincerti di essere quello che vogliono loro. Convincerti di non riuscire ad essere migliore di quanto potresti essere o già sei, convincerti che non vali nulla, perchè è proprio quello il loro obiettivo: con maestria faranno splendere il buio che hai dentro e spegneranno il tuo sole, lo spediranno in esilio in un ripostiglio e getteranno via la chiave. E' così che ti convinceranno. E' così che ti comporterai di conseguenza. E' così che ti renderai conto di non saper offrire nient'altro che quel buio, che risplenderà così forte da accecare chiunque avrà la sfortuna di incontrarti. E lì amico, puoi dirti fottuto. Hai perso te stesso. E' finita. Il sole è spento. Hai freddo. Ma la sconfitta più grande sarà sempre e solo una: essere diventato esattamente come loro.

mercoledì 6 novembre 2013

L'amore non è una gabbia

C'era una volta un uccellino, con ali perfette e piume lucenti, colorate e meravigliose. Insomma, un animale creato per volare in libertà nel cielo, e rallegrare chiunque lo vedesse. Un giorno, una donna vide questo uccellino e se ne innamorò. Stupefatta, si fermò a osservarne il volo con il cuore che batteva all'impazzata, e gli occhi brillanti di emozione. Lo invitò a volare vicino a lei, e  insieme vagarono attraverso i cieli e le terre in perfetta armonia. Lei  ammirava, venerava, celebrava quell'uccellino. Ma poi pensò: E se volesse conoscere le montagne lontane?? Ebbe paura. Paura di non provare mai più quel sentimento con altri uccellini. E provò anche invidia: invidia per la sua capacità di volare.Si sentiva sola. E allora si disse: Preparerò una trappola. La prossima volta che arriverà, non potrà più andare via. L'uccellino, parimenti innamorato, tornò il giorno seguente, cadde nella  trappola e fu imprigionato in una gabbia.Lei trascorreva ore a guardarlo, tutti i giorni. Era l'oggetto della sua  passione e lo mostrava alle amiche, che dicevano: Ma tu hai davvero  tutto. Poi cominciò a verificarsi una strana trasformazione: visto che possedeva l'uccellino, e non aveva più bisogno di conquistarlo, lentamente  perse interesse per lui. E l'uccellino, non potendo volare ed esprimere il senso della propria vita, a poco a poco deperì, la lucentezza delle sue  piume svanì e divenne brutto. La donna non gli prestava più attenzione, se non per nutrirlo e pulirgli la gabbia. Un giorno, l'uccellino morì. Lei ne fu profondamente rattristata e iniziò a pensare sempre a lui. Tuttavia non si ricordava della gabbia, rammentava soltanto il giorno in cui lo aveva visto per la prima volta, mentre volava  felice fra le nuvole. Se avesse osservato se stessa, avrebbe scoperto che ciò che l'aveva colpita in quell'uccellino era la libertà, l'energia delle sue ali in movimento, e non il suo corpo fisico.Senza l'uccellino, la sua vita perse di significato, e la Morte andò a bussarle alla porta. "Perché sei venuta?" le domandò lei. “Per farti volare di nuovo insieme a lui nel cielo” rispose la Morte. Se lo avessi lasciato partire e tornare, lo avresti amato e ammirato anche di più. Ora, invece, hai bisogno di me per poterlo rincontrare.


 Paulo Coelho da Undici Minuti

martedì 8 ottobre 2013

Far piangere una donna....


State molto attenti a far piangere una donna
Che poi Dio conta le sue lacrime
La donna è uscita dalla costola dell’uomo
Non dai piedi perché dovesse essere calpestata
Né dalla testa per essere superiore
Ma dal fianco per essere uguale…
Un po’ più in basso per essere protetta
E dal lato del cuore per essere Amata.

Talmud

sabato 14 settembre 2013

Il dogma redivivo

"I dogmi hanno una natura molto sottile. Tu credi di esserti liberato da un dogma, da una credenza, e di fatto stai approdando ad un’altra. Rinunci alle menzogne del capitalismo per abbracciare quelle della rivoluzione. Abbandoni la sicurezza del cattolicesimo per ritrovarti colmo delle sicurezze del buddismo. Perdi il pregiudizio dell’omofobia per respirare a pieni polmoni il pregiudizio antimaschile. Abbandoni il bigottismo moralista di chi considera il sesso strano una patologia per abbracciare lo snobismo di chi crede che farlo alla missionaria sia da poveri sfigati. Smetti di berti le bugie degli inquinatori che consumano il pianeta per dissetarti delle balle degli ambientalisti che lo difendono. Ve lo ricordate il finale di Trainspotting? Basta con la vita folle della droga, scelgo un lavoro, la lavatrice, i pannolini.
Non c’è una sponda buona. Non c’è uno schema libero. Ci sei soltanto tu, e mille possibili prigioni in cui cullarti. Quel di cui parlo io è sciogliersi dalla necessità della sponda, della rete di sicurezza. La cosa più piacevole è che non c’è nessun trucco: non si tratta di accogliere una visione del mondo, quale che sia. Si tratta di smettere di aver bisogno di avercela, una visione del mondo".
Stefano Re

Questo scritto l'ho trovato interessante e offre grandi spunti di riflessione, volevo dividerlo con voi.

La pubblicazione è gentilmente autorizzata dall'autore, Stefano Re, che ringrazio.
 http://skorpiosnest.wordpress.com/
http://www.skorpio.net/

http://skorpiosnest.wordpress.com/2013/08/27/il-dogma-redivivo/
Testo coperto da Copyright, pubblicazione autorizzata dall’autore.

venerdì 23 agosto 2013

L'amore...se include tutto

Abrazo amoroso -  Frida Kahlo
Delle tante definizioni che ho letto e che io stessa ho dato dell'amore, questa di Frida Kahlo, artista e donna straordinaria, è quella che, per me, meglio rappresenta il significato dell'amore di coppia. Se l'amore deve essere totale, o non essere affatto.
"L’amore? 
Non so. 
Se include tutto,
anche le contraddizioni 
e i superamenti di sé stessi,
le aberrazioni e l’indicibile, 
allora sì, 
vada per l’amore. 
Altrimenti, no."


domenica 18 agosto 2013

Liberatevi dalle persone parassite

Illustrazione di Sascalia
Liberatevi dalle persone ‘parassite’ che vi stanno addosso succhiandovi energie, idee, tempo e vita. 
Da opportunisti, avari, avidi e superficiali che sfruttano le vostre mancanze di ‘sano egoismo’.
Dedicatevi a chi vi fa ridere, pensare, crescere. 
L’albero non ospita i nidi di tutti gli uccelli, ma solo quelli compatibili con la propria indole, con l’armonia, l’intrico e la resistenza dei suoi rami.


 U. Longoni - Gli alberi non ingrassano








sabato 10 agosto 2013

Non è forse questo l'amore?


 E sapersi avvinti, stretti, allacciati, 
senza esserne mai paghi, 
senza chiedersene il motivo, 
senza pensare se sia giusto o meno, 
abbandonandosi, 
vivendo quel richiamo come la più naturale delle condizioni umane. 
Non è forse questo l’amore?

Vladimir Majakovskij

giovedì 1 agosto 2013

La mia Africa - Il volo....


"Io conosco il canto dell'Africa, della giraffa e della luna nuova africana 
distesa sul suo dorso, 
degli aratri nei campi e delle facce sudate delle raccoglitrici di caffè. 
Ma l'Africa conosce il mio canto? 
L'aria sulla pianura fremerà a un colore che io ho avuto su di me? 
E i bambini inventeranno un gioco nel quale ci sia il mio nome? 
O la luna piena farà un'ombra, sulla ghiaia del viale, che mi assomigli? 
E le aquile sulle colline Ngong guarderanno se ci sono?"



La mia Africa, con Meryl Streep e Robert Redford
tratto dal romanzo di Karen Blixen

lunedì 29 luglio 2013

Cos'è che uccide l'amore?

Grandi quantità d'acqua non possono dissetare l'amore, né possono sommergerlo le inondazioni. Allora, cos'è che uccide l'amore? Soltanto la disattenzione. Non vederti quando mi stai davanti. Non pensare a te nelle piccole cose. Non spianarti la strada, non prepararti la tavola. Sceglierti per abitudine e non per desiderio, passare davanti al fioraio senza accorgermene.  Lasciare i piatti da lavare, il letto da rifare, ignorarti al mattino, usarti la notte. Desiderare un'altra persona mentre ti bacio sulla guancia. Dire il tuo nome senza ascoltarlo, dare per scontato che sia mio diritto pronunciarlo.
 
Jeannette Winterson 
da Scritto sul corpo

venerdì 26 luglio 2013

L'amore e il suo tormento - Frida Kahlo

Nella saliva
nella carta
nell’eclisse.
In tutte le linee
in tutti i colori
in tutti i boccali
nel mio petto
fuori, dentro
nel calamaio – nelle difficoltà a scrivere
nello stupore dei miei occhi
nelle ultime lune del sole
(il sole non ha lune) in tutto.
Dire “in tutto” è stupido e magnifico.
DIEGO nelle mie urine – DIEGO nella mia bocca
nel mio cuore – nella mia follia – nel mio sogno
nella carta assorbente – nella punta della penna
nelle matite – nei paesaggi – nel cibo – nel metallo
nell’immaginazione.
Nelle malattie – nelle rotture – nei suoi pretesti
nei suoi occhi – nella sua bocca
nelle sue menzogne.

Poesia di Frida Kahlo per il marito Diego Rivera

domenica 30 giugno 2013

Della morte non me ne preoccupo....

" Della morte non me ne preoccupo minimamente. Io la penso come Epicuro. Quando c'è la morte non ci sono io, e quando ci sono io non c'è la morte. Della malattia sì, ho paura: ho paura di soffrire, di non essere più autonoma, per questo sono così favorevole all'eutanasia. La vita e la morte appartengono all'uomo e non a Dio. Uno Stato laico e non teocratico deve riconoscere il diritto all'eutanasia come all'aborto, ai pacs, al divorzio, alla ricerca sulle cellule staminali embrionali ... " 
M. Hack (1922-2013) 

giovedì 16 maggio 2013

La primavera a novembre ....

E' un'avventura, ricostruire se stesse. 
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo.
Perché tutti devono capire e vedere:

 "Attenti: il cantiere è aperto.
Stiamo lavorando anche per voi. 

Ma soprattutto per noi stesse".
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre. 

Quando meno te l'aspetti.

Diego Cugia, "Alcatraz"
Illustrazione: Martina Peluso

giovedì 14 marzo 2013

La bambola di Kafka ...

Tutti i pomeriggi Kafka va a fare una passeggiata nel parco. Un giorno incontra una bambina in lacrime che singhiozza da farsi scoppiare il petto. Kafka le chiede cosa c’è che non va e la bambina risponde che ha perso la sua bambola. Lui subito comincia a inventare una storia per spiegarle l’accaduto.
"La tua bambola è andata a fare un giro", le dice. Lei gli chiede: "E tu come lo sai?"
"Perché mi ha scritto una lettera", le risponde Kafka. La bambina sembra sospettosa. "Ce l’hai qui?" Gli domanda,  "No, mi spiace – fa lui – l’ho lasciata a casa per sbaglio, ma domani la porterò con me".
E’ così convincente che  la bambina non sa più cosa pensare. Possibile che quell’uomo misterioso stia dicendo la verità? Kafka torna subito a casa per scrivere la lettera. Si siede a  tavolino e Dora  (la sua compagna), osservandolo mentre scrive, nota la stessa serietà, la stessa tensione che mostra quando sta componendo una sua opera. Non vuole prendere in giro la bambina. Questa è una vera fatica letteraria, e lui è ben deciso a compierla nel migliore dei modi. Se riuscirà a presentare alla bambina una bugia bellissima, e convincente, sostituirà la bambola perduta con una realtà diversa: falsa, forse, ma veritiera e credibile secondo le leggi della narrativa. L’indomani Kafka si precipita al parco con la lettera. La bambina lo sta aspettando, e dato che non ha ancora  imparato a leggere gliela legge lui ad alta voce. La bambola è molto spiacente, ma si è stancata di vivere sempre con le stesse persone. Ha bisogno di muoversi e di vedere il mondo, di fare nuove amicizie. Non è  che non voglia bene alla bambina, però desidera cambiar aria, perciò dovranno separarsi per qualche tempo.  Infine la bambola promette che scriverà alla bambina ogni giorno e la terrà al corrente di quello che sta  facendo. E’ da qui che la storia comincia a farmi venir voglia di piangere. Già è incredibile che Kafka si sia preso il disturbo di scrivere quella prima lettera, ma ora si dedica al progetto di scriverne una nuova  ogni giorno…al solo scopo di consolare la bambina, che fra l’altro per lui è una perfetta estranea, un esserino incontrato per caso un pomeriggio in un parco. Che tipo di uomo fa una cosa simile? Va avanti per tre settimane. Tre settimane. Uno degli scrittori più geniali che siano mai vissuti ha sacrificato il suo tempo, un tempo sempre più scarso e prezioso … per comporre le lettere immaginarie di una bambola smarrita.  Secondo la testimonianza di Dora scriveva ogni frase con una cura maniacale del dettaglio, e la sua prosa era precisa, spiritosa e avvincente. In parole povere, era la prosa di Kafka e lui per tre  settimane andrò tutti i giorni al parco e scrisse ogni volta una nuova lettera alla bambina. La bambola diventa grande, va a scuola, conosce  altre persone. Continua a ripetere alla bambina che le vuole bene, ma allude a certe complicazioni che le rendono impossibile il ritorno. A poco a poco Kafka prepara la bambina per il momento in cui la bambola sparità dalla sua vita per sempre. Si spreme per creare un finale soddisfacente temendo che se non lo troverà si possa rompere l’incantesimo. Dopo aver vagliato alcune ipotesi alla fine decide di far sposare la bambola. Descrive il giovanotto di cui le si innamora, la festa di fidanzamento, le nozze in campagna, perfino la casa dove ora abitano la bambola e suo marito. E poi, nell’ultima riga, la bambola dice addio alla sua vecchia e affezionata amica.
Ma a questo punto naturalmente la bambina non sente più  la mancanza della bambola. Kafka le ha dato in cambio qualcos’altro, e alla fine delle tre settimane le lettere l’hanno guarita dal suo cruccio. Lei ha la storia e quando una persona è abbastanza fortunata da vivere all’interno di una storia, da vivere in un mondo immaginario, i dolori di questo mondo svaniscono. Perché fino a quando la storia continua la realtà non esiste più.





Liberamente tratto da Follie di Brooklyn – Paul Auster
      

venerdì 8 marzo 2013

Per tutte le violenze consumate su di Lei


Christian Schloe
Per tutte le violenze consumate su di Lei,
per tutte le umiliazioni,
per la sua intelligenza che avete calpestato,
per il suo corpo che avete sfruttato,
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,
per la libertà che le avete negato
per la bocca che le avete imbavagliato
per le ali che le avete tarpato, 
per tutto questo : 
“In piedi, Signori, davanti a una Donna !”

William Shakespeare

mercoledì 6 marzo 2013

QUELLE COME ME.....

Illustrazione: Francois Fressinier
Quelle come me che non hanno ancora imparato ad amare nel modo giusto...se poi c'è un modo giusto...
Quelle come me che amano sempre troppo, senza limiti, senza riserve, senza paracadute. 
Quelle come me che amano con la bocca, con l'anima, con ogni centimetro della loro pelle. 
Quelle come me che ci sono sempre, che non si  tirano mai indietro, che vanno sempre avanti  non importa quale sia il prezzo da pagare. 
Quelle come me che sognano ad occhi aperti perchè non hanno smesso di credere nell'amore anche se la realtà la conoscono fin troppo bene...
Quelle come me che è sempre tutto o niente e le mezze misure non esistono, perchè non possono vivere diversamente.
Quelle come me che non sanno mentire, non sanno usare tattiche, non sanno farsi inseguire sanno solo dare... 
Quelle che non me che non chiedono niente in cambio....
Quelle come me che non sanno farsi amare perchè non sanno amare se stesse ... 
Quelle come me ...che ti hanno amano senza che tu neppure te ne accorgessi...
Quelle come me che dimenticherai in fretta in un altro letto,  dopo aver preso tutto ed essertene andato senza voltarti indietro.  
Quelle come me che restano, piangono, soffrono, a volte muoiono un pò ma amano ancora ....

Mony

La bambina col cappotto azzurro-cielo
La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright


A tutte quelle che come me amano troppo dedico questa meravigliosa poesia 
scritta da una donna che più di ogni altra ha saputo descrivere le 
profondità dell'anima.....

Quelle come me
 di Alda Merini

Quelle come me regalano sogni,
anche a costo di rimanerne prive…
Quelle come me donano l’Anima,
perché un’anima da sola è come
una goccia d’acqua nel deserto…
Quelle come me tendono la mano
ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio
di cadere a loro volta…
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre 

qualche passo indietro…
Quelle come me cercano un senso all’esistere e,
quando lo trovano, tentano d’insegnarlo
a chi sta solo sopravvivendo…
Quelle come me quando amano, amano per sempre…
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono
inermi nelle mani della vita…
Quelle come me inseguono un sogno…
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero…
Quelle come me girano il mondo
alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima…

Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo…
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime…
Illustrazione: Anne Marie Zilberman
Quelle come me sono quelle cui tu riesci
sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare,
senza chiederti nulla…
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che,
in cambio, non riceveranno altro che briciole…
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo,  fondano la loro esistenza…
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero…
Quelle come me sono quelle che,
nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…

Alda Merini



 

giovedì 28 febbraio 2013

La vita è uno strano regalo.....


“La Vita è uno strano Regalo. 
All’inizio lo si sopravvaluta, 
questo regalo: 
si crede di avere ricevuto la vita eterna. 
Dopo lo si sottovaluta: 
lo si trova scadente, troppo corto, 
si sarebbe quasi pronti a gettarlo. 
Infine ci si rende conto che non era un regalo ma solo un Prestito.
Allora, si cerca di Meritarlo.”

 

Eric Emmanuel Schmitt, 

“Oscar e la dama in rosa”

sabato 23 febbraio 2013

La pietra filosofale...

Ti parlerò della pietra filosofale. L’alchimista la cerca, per tutta la sua vita. E’ una vita dedicata, una vita che ha uno scopo, e lo scopo è quella pietra. Lucida, oscura, brillante, rugosa e nascosta, profumata di assoluto. La pietra filosofale, trasforma in oro i metalli vili. La pietra filosofale è un simbolo, è un miraggio, è un segno del divino. 
L’alchimista cerca, studia e prepara. Pianifica, organizza e prova, riprova, viaggia dove occorre e in nessun posto, si tiene pronto. Sogna, l’alchimista, immense ricchezze dell’oro di questa terra e di qualsiasi altra, nella borsa e nell’anima. 
L’alchimista non può trovare la pietra, perchè la sta cercando. Quando la troverà, sarà perchè ha smesso di cercare, perché ha smesso di averne bisogno. Allora la pietra sarà lì, in lui, stupenda nella sua inutilità. 
Chi trova la magia del fare, non ha più alcun interesse ad usarla. Perché prima di trovarla, scopre che la ha sempre avuta, sempre in tutti gli anni in cui la cercava così appassionatamente, in cui ne aveva così bisogno. La pietra filosofale era il suo bisogno, ed ora che lo possiede, non esiste più.

Questo scritto lo trovo straordinario e volevo dividerlo con voi.
La pubblicazione è gentilmente autorizzata dall'autore, Stefano Re, che ringrazio. Se volete approfondire la sua conoscenza vi consiglio di leggerlo, ne sarete piacevolmente impressionati.
SKORPIO 01/05/2007 Testo coperto da Copyright, pubblicazione autorizzata dall’autore.
http://skorpiosnest.wordpress.com/
http://www.skorpio.net/

domenica 17 febbraio 2013

Diceva un foglio bianco....

Diceva un foglio bianco come la neve: “Sono stato creato puro, e voglio rimanere così per sempre. Preferirei essere bruciato e finire in cenere che essere preda delle tenebre e venir toccato da ciò che è impuro”. Una boccetta di inchiostro sentì ciò che il foglio diceva, e rise nel suo cuore scuro, ma non osò mai avvicinarsi. Sentirono le matite multicolori, ma anch’esse non gli si accostarono mai. E il foglio bianco come la neve rimase puro e casto per sempre – puro e casto – ma vuoto.

Kahlil Gibran

giovedì 7 febbraio 2013

Il mio destino è vivere balenando in burrasca....

Non so dove i gabbiani
abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.


Vincenzo Cardarelli