sabato 10 agosto 2013

Non è forse questo l'amore?


 E sapersi avvinti, stretti, allacciati, 
senza esserne mai paghi, 
senza chiedersene il motivo, 
senza pensare se sia giusto o meno, 
abbandonandosi, 
vivendo quel richiamo come la più naturale delle condizioni umane. 
Non è forse questo l’amore?

Vladimir Majakovskij

giovedì 1 agosto 2013

La mia Africa - Il volo....


"Io conosco il canto dell'Africa, della giraffa e della luna nuova africana 
distesa sul suo dorso, 
degli aratri nei campi e delle facce sudate delle raccoglitrici di caffè. 
Ma l'Africa conosce il mio canto? 
L'aria sulla pianura fremerà a un colore che io ho avuto su di me? 
E i bambini inventeranno un gioco nel quale ci sia il mio nome? 
O la luna piena farà un'ombra, sulla ghiaia del viale, che mi assomigli? 
E le aquile sulle colline Ngong guarderanno se ci sono?"



La mia Africa, con Meryl Streep e Robert Redford
tratto dal romanzo di Karen Blixen

mercoledì 31 luglio 2013

SULL'AMICIZIA

Non mi piace chi scompare. Non mi piacciono quelli che mi dicono "ti sono amico pure se non ti ho chiamato per tre anni".  E non mi piacciono quelli che si nascondono dietro la parola libertà per mascherare il vuoto di sentimenti. L'amicizia è libertà ma essere libero non significa fregarsene.  Non significa che puoi entrare ed uscire dalla mia vita quando ti fa comodo. Che senso ha dire  "ti voglio bene"  se non ci sei stato quando stavo male, se non hai condiviso le mie gioie, se non ho potuto chiamarti per raccontarti  tutto quello che mi è successo in questi anni. Se quando torni non ti riconosco più. Se pensare a te mi fa sentire un vuoto anzichè un pieno. Che senso ha?
Mi piacciono le persone che ci sono sempre e anche quando hanno miliardi di cose da fare, non smettono mai di farti sentire la loro presenza. Con una parola, un messaggio, un gesto. Se la libertà è poter scegliere, io scelgo di esserci per i miei amici. E chiedo lo stesso in cambio. Sì lo ammetto, voglio presenza. Perchè secondo me i sentimenti, quelli veri, non sono costruiti con le parole ma con i fatti. E richiedono costanza. Puoi anche dire "ti voglio bene" ma se non lo dimostri non vale niente. Ed è vero la presenza a volte comporta fatica, non sempre è facile esserci, non sempre è divertente. Gli amici condividono, parlano, litigano, si aiutano, si insultano anche se serve, si incoraggiano, e soprattutto restano, non se ne vanno. Un amico dev' esserci per te, anche quando sarebbe più facile per lui essere altrove. L'amicizia, come tutte le cose migliori della vita, richiede sacrificio, pazienza, dedizione. Se fosse facile avremmo migliaia di amici, ma siamo fortunati se li possiamo contare sulle dita di una mano. Per questo se siete miei amici non venitemi a parlare dell'assenza come un valore. Io voglio presenza. 

 La bambina col cappotto azzurro-cielo
La bambina col cappotto azzurro- cielo@copyright

lunedì 29 luglio 2013

Cos'è che uccide l'amore?

Grandi quantità d'acqua non possono dissetare l'amore, né possono sommergerlo le inondazioni. Allora, cos'è che uccide l'amore? Soltanto la disattenzione. Non vederti quando mi stai davanti. Non pensare a te nelle piccole cose. Non spianarti la strada, non prepararti la tavola. Sceglierti per abitudine e non per desiderio, passare davanti al fioraio senza accorgermene.  Lasciare i piatti da lavare, il letto da rifare, ignorarti al mattino, usarti la notte. Desiderare un'altra persona mentre ti bacio sulla guancia. Dire il tuo nome senza ascoltarlo, dare per scontato che sia mio diritto pronunciarlo.
 
Jeannette Winterson 
da Scritto sul corpo

sabato 27 luglio 2013

JULIET, NAKED - Nick Hornby

We get together with people because they’re the same or because they’re different, and in the end we split with them for exactly the same reasons. 
Stiamo insieme a una persona perché la troviamo uguale a noi o perché ci sembra diversa da noi, ma alla fine ci lasciamo esattamente per lo stesso motivo.

In queste caldissime notti estive, sto leggendo un  romanzo di Nick Hornby, tradotto banalmente in italiano "Tutta un'altra musica", titolo originale, "Juliet, naked" e per non perdermi le ironiche sfumature di Hornby lo sto leggendo in inglese. Juliet, naked è il titolo del disco di maggior successo di Tucker Crowe
un rocker ormai scoppiato, ex-alcolista, impegnato a destreggiarsi fra i numerosi figli seminati per strada e fra le loro varie madri, ormai caduto nel dimenticatoio da vent'anni non fosse che per uno sparuto manipolo di fedelissimi sparsi per il mondo, che si ritrovano in un sito internet per inneggiare al loro idolo. Tucker da quando ha smesso di fare musica, incapace di costruirsi una vita e senza la minima voglia di farlo, si è trascinato da una donna all'altra, donne che si innamoravano di ciò che lui era stato e speravano di essere le muse della sua rinascita ma quando si accorgevano che era tutto inutile puntualmente lo mollavano. E ora l'ennesima moglie lo lascia con l'ennesimo figlio, un'altra figlia ventenne riappare dal passato per comunicargli che sta per diventare nonno...insomma Tucker è costretto a guardarsi dentro e non è un bello spettacolo!
Il più fanatico dei suoi fan virtuali, Duncan, è un personaggio riuscitissimo, pateticamente ironico, in cui molti  quarantenni possono rispecchiarsi. Uomini che restano  ancorati a passioni adolescenziali, che vivono nel passato e non crescono, per poi ritrovarsi a quarantanni con una vita piatta e noiosa in cui non c'è nessuna emozione. Il libro inizia con il viaggio in America di Duncan con la compagna, un pellegrinaggio nei luoghi  della "mitologia"  di Tucker Crowe i, luoghi come i gabinetti di un bar o la casa della ex-moglie (la Juliet del titolo originario).  Beh la scena in cui lui si fa fotografare "in posa" all'urinatorio del bar del suo idolo è esilarante! Ma quella che trovo riuscitissima è la figura di Annie, compagna di Duncan. Quindici anni di convivenza, una vita di coppia piatta senza sesso ne passione, incatenata ad un'esistenza quotidiana che le va stretta, in una cittadina della provincia inglese, col desiderio di avere figli represso per far piacere a lui e nessuna prospettiva di felicità, Annie mi  suscita un moto di istintiva simpatia per la sua intelligenza e per il suo coraggio, che è poi il coraggio di tutte quelle donne che, nonostante tutto, ci provano a cambiare in meglio la loro vita. Credo che molte di noi possano rivedersi in lei, quando dopo aver scoperto il tradimento di Duncan, decide di aver sprecato già troppo tempo della sua vita con l'uomo sbagliato e decide di troncare. E proprio lei, in un colpo di genio dell'autore, incontrerà il vero Tucker Crowe...il finale è aperto a mille opportunità, come la vita di tutti noi che scorre piatta finchè qualcosa di imprevisto accade e ci fa rimettere tutto in discussione....Come accade con tutti i libri di  Hornby, la storia ti aggancia dalla prima pagina  e ti porta fino alla fine senza che tu te ne renda conto, con leggerezza ed ironia, pur affrontando quel che è il quotidiano mondo interiore di tanti di noi. Esiterei col dire che sono dei capolavori: ma parlano della realtà dei tempi nostri,  in modo diretto, semplice, senza la pretesa di essere Tolstoj ma in modo che ognuno possa rivedersi in quella monotona quotidianità che spesso ci inghiotte senza lasciarci via d'uscita ma da cui spesso, riusciamo a fuggire. Un romanzo da portare in ferie per sorridere e riflettere.....

venerdì 26 luglio 2013

DIMMI CHI SEI ....


Ti ascoltavo parlare senza capirti.  E mi rendevo conto che neppure tu capivi me. Ci siamo tanto cercati, voluti,  inseguiti e poi ci siamo ritrovati qui, l'uno di fronte all’altro, chiusi nelle nostre diversità, arroccati sulle nostre posizioni  come in una partita a scacchi. Tu destabilizzi tutto ciò in cui credo, in due giorni spazzi via anni di consapevolezze, mi rimetti in discussione e non importa chi vince o perde, mi piace giocare questa partita con te.
Troppo diversi per comprenderci, ma, in fondo, più simili di quel che vogliamo ammettere. Quale sarà la tua prossima mossa? Come ti risponderò? Stavolta ti fermerai?
Tu parli e mi riempi di discorsi ma alla fine te ne vai sempre...e dei tuoi discorsi cosa me ne faccio quando resto sola la notte? Ho cercato di andare oltre le tue maschere, ma non abbassi mai le difese per farmi entrare dentro di te. A volte mi dico che è meglio non entrarci affatto, perchè ho paura di quel che troverei. E allora cerco di difendermi da te,  nell'unico modo che posso, tenendoti lontano. Litigo con te per avere la scusa di andarmene sbattendo la porta, ma poi non me ne vado mai. So che se lo facessi non tornerei pù indietro. E tu? Tu non sembri vedere oltre te stesso e neppure vedi me ora che ti sto di fronte.  Tu parli, parli, di tutto ma non parli mai di te e di quello che sei, forse perché neppure tu lo sai, chi sei?  E chi sono io lo sai? Tu che dici di saper vedere dentro gli occhi delle persone, cosa vedi dentro i miei? Ogni volta che arrivi avrei mille cose da dirti e quando te ne vai rimango qui con tutte queste cose non dette, a chiedermi se sei stato solo un vento di passaggio....quanto vorrei ora rallentare questo rincorrerci, e sussurrarti parlami, adesso, parlami ....  Dimmi chi sei...


La bambina col cappotto azzurro-cielo
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L'amore e il suo tormento - Frida Kahlo

Nella saliva
nella carta
nell’eclisse.
In tutte le linee
in tutti i colori
in tutti i boccali
nel mio petto
fuori, dentro
nel calamaio – nelle difficoltà a scrivere
nello stupore dei miei occhi
nelle ultime lune del sole
(il sole non ha lune) in tutto.
Dire “in tutto” è stupido e magnifico.
DIEGO nelle mie urine – DIEGO nella mia bocca
nel mio cuore – nella mia follia – nel mio sogno
nella carta assorbente – nella punta della penna
nelle matite – nei paesaggi – nel cibo – nel metallo
nell’immaginazione.
Nelle malattie – nelle rotture – nei suoi pretesti
nei suoi occhi – nella sua bocca
nelle sue menzogne.

Poesia di Frida Kahlo per il marito Diego Rivera

sabato 20 luglio 2013

LA PATENTE NON E' LICENZA DI UCCIDERE

Ai lati delle strade ormai ogni pochi metri ci sono mazzi di fiori legati agli alberi, ai pali della luce, ai guard-rail: tristi segnali di vite spezzate, di gente che è morta sull’asfalto in incidenti d'auto, di moto o pedoni spazzati via sull'asfalto. E' una strage quotidiana, un bollettino di guerra. Chi non ha un amico, un parente, un conoscente morto così?  
300.000 feriti, 20.000 disabili gravi e ogni anno si cancella un intero paese di 5000 abitanti.  
Non sono solo numeri, dietro questa statistica ci sono persone: Beatrice, Alessandro, Roberto, Gianni, Alice, Stefano, Debora, Morena, Michele, Francesco, Daniele.....sarebbe una lista infinita....
Illustrazione: Gabriel Pacheco
Ma il dato più inquietante è che gli incidenti vengono causati per oltre  il 90% dei casi dal consumo smodato di alcolici e stupefacenti prima della guida. Mi chiedo: perché nessuno fa niente per evitare tutto questo?  Se non si può evitarlo almeno punirlo con la dovuta severità e il rispetto che meritano tante vite distrutte. Rispetto e giustizia per queste vite spezzate e per le loro famiglie. Invece chi uccide sulla strada, drogato, ubriaco, dopo pochi giorni torna a casa. In Italia la legge è tale che chiunque si metta al volante, ubriaco o drogato, e ammazzi una o più persone rimane praticamente impunito come se le vite che ha falciato fossero birilli in una sadica partita di bowling.   Statisticamente nel 99% dei casi chi uccide al volante anche se (e non è scontato) viene condannato ad un anno o due con la condizionale non fa neppure un giorno di prigione e anzi dopo pochi mesi gli viene ridata la patente. Come se nulla fosse accaduto. Libero di drogarsi, ubriacarsi, circolare indisturbato sulla strada e uccidere ancora. Chi uccide guidando ubriaco DEVE essere considerato un assassino che agisce con dolo, con consapevolezza, con premeditazione: inutile trovare scuse e giustificazioni, chi si mette al volante ubriaco o drogato sa benissimo le conseguenze che può provocare e quindi accetta consapevolmente il rischio di uccidere. Questa credo sia una delle tante VERGOGNE del nostro Paese che non devono passare in silenzio. La patente non è e non dev' essere licenza di uccidere! BASTA! Facciamo finire questa strage impunita!


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mercoledì 17 luglio 2013

LE PERSONE NON SI CHIEDONO ...

Le persone non si chiedono chi sia l'altro, non gli interessa conoscere di cosa abbia bisogno, ne fare qualcosa per lui. Un gesto d‘affetto.  Tutti parlano e nessuno si ferma ad ascoltare. Le persone usano gli altri come tram per una corsa, qualche fermata e via. Oppure si fanno traghettare tra una situazione e un'altra. Spremono il prossimo come un limone, cercando di ottenere da ciascuno quel che può offrire. Non esistono l‘esclusività di una conversazione, né la condivisione del profondo né la lotta per un affetto. Si cerca di massimizzare le situazioni, come se gli affetti fossero interscambiabili.  Persone sole che cercano di piacere agli altri perché temono la solitudine, perché la solitudine non fa regali. Persone che calpesterebbero chiunque, prima di tutto la loro coscienza, pur di ottenere quel che vogliono quando vogliono. Persone senza dignità che sanno sempre come giustificare il proprio operato prima di tutto davanti a se stessi. Persone che si riempiono la bocca di troppe parole per coprire la nullità della loro essenza. Persone false, egoiste, insapori. Vuote. Il vuoto totale. Chimere di un'illusione che fu e di un sogno che sarà. Il velo delle illusioni è caduto...

martedì 2 luglio 2013

IL BUCO

Illustrazione Claudia Garcia
Stanotte non riesco a dormire. Le 3.15 e fa caldo. Ho spalancato tutte le finestre ma non c’è un alito di vento. Il mare è immobile, immobile il cielo, immobile ogni cosa intorno a me. Sembra una notte in cui nulla debba accadere. Mi guardo allo specchio e vedo qualcosa che non avevo mai notato prima: un enorme buco nel mio petto. Mi avvicino allo specchio per osservarlo meglio. E’ proprio un grosso buco che mi passa da parte a parte, sulla sinistra, all’altezza del cuore. Il primo impulso è chiamare un’ambulanza. Ma poi cosa gli dico? “Presto venite perché ho un buco nel cuore!” Penserebbero ad uno scherzo!E poi mi sembra che tutto funzioni benissimo. Provo a tossire, a prendere due bei respiri, dire trentatré: tutto regolare! Forse sto solo sognando! Sorseggio con apprensione un bicchiere di latte, aspettandomi che chissà magari zampilli come da una fontana attraverso il buco.  Invece riesco pure a bere senza problemi! , prima o poi, se ne accorgerà. Forse sono il primo caso al mondo di donna con un buco al posto del cuore.  Diventerò un fenomeno da baraccone, mi studieranno e faranno esperimenti! Mio Dio non voglio diventare una cavia! E poi …dov’è finito il mio cuore? Da qualche parte dev’essere. Il buco è perfetto come il cerchio di Giotto, sembra fatto con cura, come se qualcuno avesse preso le misure. Ma il cuore dov’è finito? Lo cerco in casa, dappertutto dentro gli armadi e nei cassetti ma non c’è! A chi può interessare portarsi via il mio cuore e lasciarmi un buco così grande che ci passa una mano? Prendo il telefono e chiamo Nico. Gli spiego la situazione e lui non ne è affatto sorpreso. Mi dice che il cuore l’ha preso lui e che pensava me ne fossi accorta. E’ successo mesi fa. Ecco il perché di quel vuoto incolmabile che perseguitava le mie notti. Pensavo fosse amore questo senso di vuoto alla bocca dello stomaco, invece era un vuoto reale, niente affatto romantico!Perché ti sei preso il mio cuore?” Nico dice che gli serviva. Fa sempre comodo avere un cuore di scorta, un cuore che batte d’amore da tirare fuori nei momenti di depressione. L’ha messo nel cassetto e quando si sente solo lo prende e lo accarezza e quasi fosse una lampada magica, il cuore comincia a pulsare. Funziona sempre. A volte se ne dimentica per un po’, quando le cose gli vanno bene ed è preso dai suoi divertimenti. Ma nei momenti di tristezza, quando si sente solo e perso, il cuore è sempre lì, palpitante e traboccante d’amore per lui. Quando lo accarezza, le sue mani sentono il dolce calore di un abbraccio, e una voce gli sussurra le parole di cui ha bisogno. A dire il vero il mio unico problema è come vestirmi domani. Chissà se il buco si vedrà, devo stare attenta ai vestiti scollati, nessuno deve accorgersi che non ho più il cuore. Ma poi ci rifletto, e mi rendo conto che qualcuno prima o poi se ne accorgerà.
“Ma io lo rivoglio! Non posso vivere senza!” gli grido tra le lacrime.
“Neppure io” risponde  “Lo terrò con cura nel cassetto, quando vorrai potrai venire a vederlo”.
Illustrazione: Giedra Purlyté
Riaggancio il telefono e guardo il buco nel mio petto: chissà se riuscirò a vivere senza un cuore…E poi come farò a mettere il bikini quest’estate? Mi precipito a casa sua, non voglio fargliela passare liscia. Lui apre la porta assonnato: “Vuoi indietro il tuo cuore?” “Niente affatto, tienilo pure. Io voglio il tuo!” e con un gesto deciso glielo strappo dal petto. Lui ha un sussulto, ondeggia un attimo, si tasta il petto e ride. Ma com’è leggero questo cuore. Cerco di maneggiarlo con cautela poi guardo meglio, si apre e dentro … è vuoto!
Un inutile guscio vuoto! Come ho fatto a non accorgermene in tutti questi anni?
“E tu, tu come hai fatto a vivere senza un cuore?” gli chiedo.
“Ho vissuto di rendita. C’è sempre qualcuna disposta a donarti il suo…o me lo prendo, come con te.”
Mi chiude la porta in faccia e non mi resta altro che tornamene a casa con quell’inutile scatola di latta tra le mani.
La mattina dopo il buco non c’è più.  Il cuore di latta ci si è incastrato perfettamente e sta pulsando e battendo così forte che sembra scoppiarmi in petto. Mi guardo allo specchio: nessun segno, è perfetto anzi meglio di prima! In fondo ho ancora tanto amore in me da riempire altri dieci cuori di latta.

  
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domenica 30 giugno 2013

Della morte non me ne preoccupo....

" Della morte non me ne preoccupo minimamente. Io la penso come Epicuro. Quando c'è la morte non ci sono io, e quando ci sono io non c'è la morte. Della malattia sì, ho paura: ho paura di soffrire, di non essere più autonoma, per questo sono così favorevole all'eutanasia. La vita e la morte appartengono all'uomo e non a Dio. Uno Stato laico e non teocratico deve riconoscere il diritto all'eutanasia come all'aborto, ai pacs, al divorzio, alla ricerca sulle cellule staminali embrionali ... " 
M. Hack (1922-2013) 

sabato 29 giugno 2013

UN' AUTO PER AMICA

Un altro pezzetto di vita a cui devo rinunciare. Oggi ho dovuto darti via, mia storica compagna di scorribande. L’ho dovuto fare per sopravvivere: non potevo più mantenerti, riesco a stento a mantenere me. Non voglio vederti arrugginire ed invecchiare senza poter fare niente, non lo meriti. Guardo quello spazio vuoto nel posteggio e mi sembra che mi manchi una presenza abituale, quasi un’amica. Lo so è stupido, ma vent’anni non sono un giorno e chiamarti macchina è troppo riduttivo. Ti ho preso che volevano ridurti ad un ammasso di lamiera, ed io, testarda, non ho voluto, ho detto: la prendo io. E come se tu avessi capito, non mi hai mai tradito. Siamo cresciute insieme tu ed io: quanti chilometri fatti, quante curve e salite affrontate, sempre con la stessa tenacia di volercela fare e la tenacia di arrivare in cima a tutti i costi. A volte qualche muro (metaforico)  in piena faccia, ma ne siamo sempre uscite con la stessa voglia di tornare in pista. Fidata come poche (mai mi  hai lasciato a piedi), grintosa, potente, un’auto con gli attributi, tanto da far mangiare la polvere a sorelline ben più giovani a gare e raduni. Eri il mio orgoglio quando giravamo per strada, tutti gli occhi rivolti verso di noi: come una diva di altri tempi sapevi calamitare l’attenzione al tuo passaggio, altro che quelle moderne scatolette tutte uguali, tu eri inimitabile. Amica di viaggio e testimone divertita delle mie prime esperienze amorose: quanti baci e carezze  su quei  sedili…quanti ricordi! Avrei voluto festeggiare con te i tuoi 30 anni di vita, ma non è stato possibile, non potevo più aspettare, anche se mancava poco. 
Oggi spero di averti lasciato in buone mani, mani che avranno cura di te e ti faranno correre a perdifiato su quelle salite che tanto ti piace mordere, mani che sapranno apprezzarti e trattarti da Signora d'altri tempi quale sei.  Mani che ti riporteranno all'antico splendore, con pezzi originali e cure che io non posso permettermi. E sarai ancora la più ammirata ai raduni! Ti ho guardata andare via con un nodo alla gola mentre ti facevi largo nel traffico al tramonto, facendoti notare come al solito, con quella classe che fa scomparire tutte le moderne "scatolette di latta" in circolazione: un rombo e via ormai sei lanciata verso l’orizzonte e verso mille altre strade … come sottofondo una musica inconfondibile, il suono del tuo motore …

 La bambina col cappotto azzurro-cielo
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venerdì 21 giugno 2013

I CINQUE SENSI


Voglio guardarti, annusarti, toccarti, assaporarti, ascoltarti … voglio  amarti con tutti i miei sensi …

Voglio odorarti …. come un animale respirarti, annusarti, fiutarti. Riesco a percepire fisicamente il tuo odore anche a distanza di tempo e di spazio. Chiudo gli occhi e  annuso ogni centimetro del tuo corpo… sento l’odore della tua pelle mescolarsi alla mia … il fumo delle tue sigarette … l’odore del mio e del tuo sesso dopo ore d’amore … quell’aroma forte e penetrante di orgasmi, eccitazione, sudore, pelle calda e voglie soddisfatte … mi avvolgo tra le lenzuola impregnate di noi, respiro… respiro forte e ti sento …

Voglio amarti con le mani ... sfiorare la cute coi polpastrelli, appoggiare le  unghie sulla tua schiena, sentire la tua pelle che freme al mio tocco,  percepire il vibrare, quasi il ritrarsi dell’epidermide. Affondare le dita e stringere. Accarezzare, lusingare e giocare. Amare con la pelle. Ricercare la tua pelle umida, ascoltare i fremiti del tuo corpo, sentirlo fondersi con la sua superfice amplificandone attese e reazioni. Essere un corpo solo come avvolti da un’unica pelle….

Voglio assaporarti  ... il gusto amaro della tua pelle da assaggiare … il sapore salato del sudore da raccogliere con le labbra … il denso dolce improvviso del tuo  piacere da bere lentamente come un nettare e i mille gusti che lentamente la mia lingua assapora esplorando ogni piega del tuo corpo ….


Voglio guardarti … … disegnare con lo sguardo i contorni del tuo corpo, scrutare avida ogni piega della tua pelle, ogni muscolo, ogni anfratto, ogni piccola imperfezione… seguire ogni movimento, il modo in cui muovi le mani o pieghi la testa, voglio riempirmi la mente dell’immagine di te cosi nelle notti che verranno potrò chiudere gli occhi e ritrovarti come ti ricordo: il tuo corpo sopra il mio, i tuoi occhi spalancati su di me…occhi negli occhi…

Voglio ascoltarti … il tuo fiato veloce … il mio cuore che batte … sottili gemiti e densi respiri … la musica di sottofondo che diventa armonia dei corpi … il ritmo del movimento … accelerato, rallentato, accelerato di nuovo … il rumore impercettibile della pelle contro la pelle … il silenzio pieno del piacere … il respiro che ritorna lentamente alla normalità … le risate … sguardi che sembrano sussurrare parole non dette Ascoltare il tuo sonno. Sentire il flusso del tuo sangue, che riprende a scorrere lento, sotto la pelle delle tempie. E l’armonia perfetta del silenzio dopo l’amore…

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