sabato 15 febbraio 2014

IL BRUCO E LA FARFALLA




Quando ti senti un bruco ti sembra che tutti ti guardino perché sei brutta. Cammini per strada facendoti piccola piccola, cercando di sparire in mezzo alla gente, ti guardi il meno possibile e quando per caso incroci il tuo riflesso in una vetrina, acceleri il passo e scappi lontano….lontano da specchi, riflessi, vetrine e sguardi …. Ricordo le mie amiche che mi ripetevano: "quando entri in una stanza cammina lentamente, lasciati guardare". Ma io odiavo essere guardata, sentirmi gli occhi addosso: entravo furtiva e veloce, cercavo un angolo per mimetizzarmi con le pareti, sperando che nessuno mi notasse. Non è una sensazione che si possa spiegare, convivevo con un costante senso di disagio e inadeguatezza in ogni circostanza. Goffa e fuori posto, mi sentivo così tutto il tempo. Eppure tutti mi dicevano che ero carina, che non c’era niente di sbagliato in me, ma ero io a sentirmi sbagliata. Credo di essermi sentita fuori posto per quasi tutta la vita, tanto che alla fine mi sembrava normale sentirmi così. Se riguardo le mie foto di adolescente ora  sorrido di me stessa  ma quante lacrime ho versato! Ero diversa dalle altre e questa diversità mi faceva soffrire. 
Una massa scomposta di riccioli alla Shirley Temple, due occhioni enormi in una faccia da bambina, e un corpo senza ancora minime tracce di femminilità. Infagottata dentro maglioncini vaporosi fatti a maglia dalla mamma, che mi facevano sembrare una via di mezzo tra la pubblicità del Perlana e Candy Candy, mentre le mie compagne sgambettavano in minigonna atteggiandosi a Lolite, gli occhi e le labbra truccate, i piccoli seni appena spuntati in evidenza con magliette aderenti. Le più carine uscivano con quelli dell'ultimo anno del Liceo, quelli che giocavano a calcio erano i più gettonati, ma per loro era come se fossi trasparente. Meglio così, in fondo non avrei saputo cosa dirgli, mi sembravano un po’ stupidi ma avrei voluto che mi notassero, così solo per non sentirmi diversa dalle altre. Passavo tutto il tempo a leggere e sognare di essere un’eroina dell’Ottocento, come Angelica la Marchesa degli Angeli, bellissima e selvaggia, volevo vivere come lei mille passioni e avventure. Sognavo cavalieri coraggiosi e romantiche dame e a volte sognavo Gigi che aveva quattordici anni ma mi sembrava già grande: cos'avrei dato perché mi guardasse come guardava le altre!  Ma lui si accorgeva di me solo durante i compiti in classe quando mi lanciava occhiate languide e disperate perché glieli passassi.  Poi un giorno  all’improvviso mi aveva detto "Ma che occhi … non ne ho mai visti così belli". Era l’ultimo giorno delle medie e quello era il primo complimento da parte di un ragazzo: il cuore mi scoppiava dalla contentezza. 
Poi non so cosa accadde … fu l’estate dei miei quindici anni … quell’estate il bruco diventò farfalla. All’improvviso, il mio corpo si assottigliò,spuntarono le curve del seno, dei fianchi, del sedere. Alla specchio non mi guardavo e forse non me ne sarei neppure accorta se non fosse stato per gli sguardi dei ragazzi e le loro attenzioni. Adesso cercavano in tutti i modi di farsi notare e mi corteggiavano, riempiendomi di complimenti e attenzioni. Per tutto il tempo mi sembrava così "strano" che potessero  trovarmi carina…"Che gentili" pensavo, senza capire che la gentilezza degli uomini non è mai gratis.  Eppure io continuavo a sentirmi come prima, goffa e fuori posto. Avrei voluto tornarmene nel mio bozzolo e rimanere lì, nascosta agli sguardi, ma poi mi dicevo che avrei dovuto abituarmi ad essere farfalla. Non mi sono mai abituata e credo che se sei bruco dentro non ti abitui mai ad avere le ali. Dentro sono rimasta quella buffa bambina infagottata in maglioncini color pastello, ma la cosa più strana è che ora mi piace quella bambina. Certo mi ha causato un sacco di problemi … per tutta la vita, con gli uomini che ho avuto, mi sono sempre sentita piena di gratitudine perché stavano con me. Con me che non mi sentivo niente di speciale. Ero come un cagnolino randagio, che appena gli dai un po’ di affetto scodinzola felice e ti rimane fedele a vita. Per  quel poco di affetto davo in cambio tutta me stessa, spalancavo l’anima e lasciavo cadere ogni difesa, gli offrivo tutta me stessa e loro prendevano tutto, per poi andarsene senza neppure dire grazie. Come qualcuno che vedendo il volo di una  farfalla non si accontenta di seguirlo con lo sguardo  ma cerca di afferrarla e nel farlo le strappa le ali. E mentre lei cade a terra, si gira dall’altra parte e dice con noncuranza "Peccato era una farfalla così bella…." Allora non me ne rendevo conto, se solo per un istante avessi avuto consapevolezza di me e di quel che valevo, se mi  fossi resa conto che stavo regalando la bellezza dell’amore a degli imbecilli, se mi fossi voluta bene solo un po’…  forse mi sarei fermata in tempo. Invece no, non mi sono fermata, anzi ho accelerato i giri finché l’impatto non è stato devastante. E’ stato come risvegliarsi dopo un brutto sogno senza capire dove ti trovi. Ho rischiato di perdermi, di trasformarmi in una persona che non ero io. Stavo per diventare quella che gli altri vedevano, quella che volevano che fossi: una farfalla senz’anima. Ma quella bambina-bruco che avevo per così tanto tempo tentato di cancellare ha cominciato a gridare dentro di me così forte che non ho  potuto fare a meno di ascoltarla. Ho cominciato ad amarla quella bambina buffa e fuori tempo, ho cominciato a coccolarla anziché cercare di ucciderla. Senza di lei, non sarei quel che sono oggi e quel che sono mi piace. Non odio più la mia immagine allo specchio, neppure la amo…semplicemente sono io e va bene così. Mi riconosco in quel riflesso e mi sorrido, non scappo più via da me stessa.Quella diversità che mi aveva tanto fatto soffrire da adolescente ora è la mia forza.  Vorrei essere ancora invisibile quando cammino, ma se gli uomini si girano non penso più che lo facciano perché sono brutta ma solo per i loro atavici scompensi ormonali. Anzi diverse volte mi sono tolta la  lasciarmi guardare, di giocare con la mia immagine, di osare, sapendo che è solo un’ironica  "rivincita" sul bruco che ero, sulle mie insicurezze e sulla mia timidezza. Con la consapevolezza raggiunta che la vera bellezza è dentro di noi e che la mia anima è per pochi, per quei pochi che sanno guardare oltre l’apparenza e amarmi per come sono ogni giorno. La verità? E’ stata una lunga rinascita…lunga e dolorosa ma senza quel dolore non sarei quel che sono…. Sono una farfalla con l’anima da bruco ed è questo che fa la differenza con le altre farfalle …

La bambina col cappotto azzurro-cielo
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sabato 18 gennaio 2014

NATA LIBERA

Stasera ho voglia di pensare a me: voglio dedicarmi un idromassaggio, distendermi nell'acqua calda e lasciare andare i pensieri. Dove andranno non so, forse attraverseranno questi muri,  correranno oltre la strada verso la spiaggia, al di là del mare....  La leonessa che è in me continua a dare segni d’impazienza. Invidio le persone calme e tranquille, quelle che "crollasse il mondo" non si scompongono. Io questo self-control non credo l’avrò mai. Sono sempre in balia delle emozioni, delle passioni, degli alti e bassi emotivi, scalpitante e inquieta,  senza un attimo di pace. Sono una leonessa in gabbia. Mi sta stretta questa città di provincia dove tutti sanno gli affari tuoi e regolarmente non si fanno gli affari propri, dove la gente ha la ristrettezza mentale di chi è abituato a non vedere oltre il proprio naso, a coltivare il proprio orto invidiando quello del vicino. Ma che ci faccio ancora qui?  Purtroppo, come spesso accade, mi sono fatta legare dai vincoli familiari, dalle convenzioni, dagli affetti e dai doveri. E io, che sono nata libera, come Elsa, la leonessa di un vecchio telefilm di quando ero bambina, mi sono ritrovata chiusa in una gabbia di mediocrità e apparenza. Ma non mi faccio schiacciare da queste piccole persone che pensano che la vita finisca al confine del loro paesello! Lancio il mio ruggito e preparo la zampata: lascerò il segno! Tutti mi dicono: stai buona e adeguati. Puoi chiudere in gabbia un animale selvaggio ma la sua natura presto o tardi prevarrà. Spesso mi sono chiesta l’origine di questo carattere incontrollabile che sembra prendermi letteralmente la mano e farmi perdere razionalità e senso logico. Mi sono fatta interi elenchi di possibili cause razionali e non … ma sono fatta cosi e forse non c’è una ragione. Mi porto dentro la mia leonessa, accucciata in un angolo dell’anima e anche se all'apparenza sembro così silenziosa, quieta e senza spigoli, di tanto in tanto lei, improvvisamente, viene fuori ruggendo e quelli che hanno avuto la sfortuna d’incontrarla ne portano ancora i segni.
Eppure la percezione che gli altri hanno di me è quella di una persona tutt'altro che inquieta. Forse perché sono sempre così silenziosa e gentile, e le mie inquietudini me le custodisco in fondo all'anima senza lasciarle trasparire per un assurdo senso del pudore. Ma mi sento tutt'altro che tranquilla, anzi la tranquillità come stato credo stia diventando una specie di miraggio per me.
Comunque è vero, come dice qualcuno,  che ci sono molte parti di noi ignote persino a noi stessi. Ci sono stati dei momenti in cui mi sono sorpresa delle mie reazioni. 
Per fortuna mi sono sorpresa piacevolmente perché nonostante tutti i miei casini alla fine quando penso di non farcela più, riesco sempre a tirare fuori la forza di volontà ed la tenacia necessarie a lottare per ciò in cui credo con tutta la forza della leonessa che è in me. Questo è uno di qui momenti. Piango e mi dispero, ma alla fine come in ogni animale è la volontà di sopravvivenza che prende il sopravvento su tutto, e mi fa trovare risorse che non credevo di avere. Sto bene. Anche se tutto va male, se tutto va storto. Ce la farò. Devo farcela e voglio farcela. Vado a prepararmi il bagno caldo, voglio ascoltare le note del mio amato Rachmaninov,  voglio lasciare che le sue dita scorrendo sulla tastiera  guidino le mie che scivolano piano sulla mia pelle in un crescendo di melodia e piacere….
     
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lunedì 6 gennaio 2014

UN ANNO TUTTO NUOVO

Lo confesso, non sopporto proprio il Capodanno! Lo detesto, quasi quanto i matrimoni! Non sopporto l’idea di una serata in cui per forza bisogna uscire, festeggiare, indossare qualcosa di rosso, come se il resto dell’anno un bel perizoma rosso non lo si debba mettere! Trovo irrimediabilmente stupido il detto "Chi non lo fa a Capodanno non lo fa tutto l’anno!" e penso che l’abbia inventato uno che voleva una scusa per provare a farlo almeno una sera su 365! Odio la domanda "Dove vai a Capodanno?", è un tormentone che ti perseguita per mesi.  C’è chi ci inizia a pensare a Ferragosto, mentre magari sei distesa sulla  sabbia e qualcuno della compagnia se ne esce: "Per l'ultimo dell'anno cosa si fa?" Aiutoooooo! Meglio a casa! Il fatto è che per me è un giorno come l'altro, una notte che ci traghetta verso un'alba che non ha nulla di differente da quelle precedenti e da quelle che verranno. Preferisco passarlo in modo indolore, magari da sola accoccolata sul divano  leggendo un buon libro con un pandoro e un  bicchiere di spumante, magari abbracciata al tipo giusto a guardare un filmone di quelli che ti strappano dal mondo reale, così da scivolare nell'anno nuovo dolcemente quasi senza rendermene conto, uno nelle braccia dell'altro. Per fortuna anche questo San Silvestro è archiviato e con lui un anno da dimenticare! Adesso siamo in un anno con giorni nuovi di zecca da  inventare e poter scrivere e colorare.  Volevo buttare via tutto del 2013: cancellarlo, annullarlo, dimenticarlo, far finta di aver dormito per un anno intero e come per magia risvegliarmi nel 2014.
Illustrazione: Catrin Welz-Stein
Alla fine ho deciso che terrò tutto. Conserverò tutto quel che ho vissuto in questi mesi come si conserva una  lezione di vita che si è appresa e che ci portiamo appresso per sempre.  Come una cicatrice che non fa più male ma ogni volta che ci specchiamo è  ancora là, a segnarci il corpo e ricordarci quello che ci ha ferito. Ferite ne ho tante,  ma è un dolore che ormai mi fa compagnia, che mi ricorda che ho amato, lottato, che molte volte sono stata sconfitta e altre volte ho vinto la battaglia, ma in ogni caso ci ho provato sempre e, nonostante tutto e tutti, sono ancora viva e piena di voglia di fare, sogni, speranze e ho ancora la forza di combattere per realizzarli. Conserverò la memoria di tutto ciò che è avvenuto e butterò via solo alcune persone che "solo" un anno fa consideravo veri amici e che si sono rivelati  fasulli, li butterò via assieme alla delusione, alla rabbia, all'amarezza, alla sensazione dell'ennesima fregatura presa, alla voglia di inutili rivalse  … non ho davvero il tempo di crogiolarmi nel passato, ho troppa voglia di amare chi davvero lo merita, per  sprecare tempo ad odiare chi non vale nulla.

Un nuovo inizio, pieno di speranza, a tutti voi!

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venerdì 3 gennaio 2014

Attenti alle persone che riescono a tirar fuori solo il peggio di voi....

Illustrazione: Shiibo
State attenti alle persone che riescono a tirar fuori solo il peggio di voi. Si direbbe che lo fanno perché se lo meritano, il tuo peggio. E' una tattica. Non ci cascate. Vogliono convincerti. Convincerti di essere quello che vogliono loro. Convincerti di non riuscire ad essere migliore di quanto potresti essere o già sei, convincerti che non vali nulla, perchè è proprio quello il loro obiettivo: con maestria faranno splendere il buio che hai dentro e spegneranno il tuo sole, lo spediranno in esilio in un ripostiglio e getteranno via la chiave. E' così che ti convinceranno. E' così che ti comporterai di conseguenza. E' così che ti renderai conto di non saper offrire nient'altro che quel buio, che risplenderà così forte da accecare chiunque avrà la sfortuna di incontrarti. E lì amico, puoi dirti fottuto. Hai perso te stesso. E' finita. Il sole è spento. Hai freddo. Ma la sconfitta più grande sarà sempre e solo una: essere diventato esattamente come loro.

sabato 14 dicembre 2013

LO SPIRITO DEL NATALE

Il mio primo Natale mi hanno regalato un orsacchiotto, un orsacchiotto col pelo marrone chiaro e gli occhioni azzurri. C’è una foto in cui sono seduta sotto un grande albero illuminato e  stringo forte l’orsacchiotto dagli occhi azzurri, che è grande il doppio di me e sembra volermi proteggere. Ora invece sembra così piccolo e indifeso ma ancora, a suo modo, si prende cura di me … ce l’ho sul letto e non me ne separerò mai. Sotto quell'albero ogni Natale c’erano tanti regalini ma erano così semplici che farebbero sorridere i bambini di oggi. Chiedevo sempre i vestitini della Barbie e a volte me li faceva mia madre con i ritagli di stoffa e quando sono stata in età di leggere ho cominciato a chiedere libri. Ricordo un Natale,  avevo 7 anni e mi hanno regalato Zanna Bianca e Pattini d’Argento, e ho passato tutta  la giornata a leggere e pattinare sul ghiaccio con la fantasia! Certo i  tempi sono cambiati ma ci sono cose che non cambiano mai.  Adoro le luci, i colori, gli addobbi dappertutto, le canzoni di Natale, i babbi natale sui terrazzi, il profumo dello zucchero  a velo sul pandoro, i presepi, i film di natale dove tutto finisce sempre bene, insomma melassa a fiumi, roba da far venire il diabete da quanto è sdolcinata! Ma mi mette allegria, mi fa  venire voglia di dire a tutti quelli che incontro anche se non li conosco "Buon Natale!" come quando ero bambina… a volte lo faccio ancora e mi prendono per pazza. Certe  cose non cambiano…. E non cambia l’amore con cui si dona qualcosa. Sono regali semplici e poco costosi, come quando ero bambina, ma fatti col cuore, studiati e cercati magari mesi prima, apposta per la persona che li riceve.  Ogni cosa, dalla carta con cui sono fasciati, al fiocco, al bigliettino, ogni cosa è fatta con amore e  con semplicità. Mia madre mi raccontava sempre che da piccola trovava noci, arance, e dolci come regali di Natale. C'era la fame e quei pochi frutti valevano come gioielli. E quanta gioia c’era nello sbucciare quelle arance profumate!  Soldi  non ce ne sono mai stati, ma amore… quello ce n’è sempre in
abbondanza. E’ questo che rende speciale ogni Natale. La  semplicità del dare qualcosa, del dare un sorriso, un abbraccio, un dono semplice, a qualcuno che magari non se lo aspetta. Mi viene da sorridere ripensando a quei Natali di bambina, e nella memoria se ne sovrappongono altri più recenti, Natali di solitudine e dolore. Ho sofferto moltissimo per quest’ipocrisia natalizia che fa sentire tutti più buoni ma in realtà rende solo un po’ più fasulli. Finché ho capito che il Natale non è per  tutti. Il Natale è solo per chi sa amare, per chi ha amore da dare, e voglia di dividerlo con gli altri. Il Natale è per chi sa che basta davvero poco per far felice qualcuno. Il Natale è per  chi sa che non occorre aspettare Natale per regalare un abbraccio.  Il Natale è per chi non si sente "più buono" perché una volta all'anno fa qualcosa che dovrebbe fare tutti i giorni… Il Natale è per chi conosce il valore della parola Amore …Il dono più bello di tutti sarà ancora una volta, ancora come quando ero bambina, l’Amore che mi circonda e che  che rende speciale la mia vita. Nella notte più magica dell’anno, mi addormenterò ancora una volta stringendo forte gli occhi e aspettando Gesù Bambino, e la mattina dopo sotto l’albero so che troverò doni semplici e sinceri, e che importanza ha se ce li ho messi io? E se fosse stato Gesù Bambino?  In fondo io a Gesù Bambino ci credo ancora.

Sullo stesso argomento leggi anche: CREDO ANCORA A GESU' BAMBINO

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venerdì 22 novembre 2013

IL MIO AVVERSARIO

Tutte le mattine è di fronte a me: il respiro regolare, gli occhi infuocati, la voglia di vincere. I nostri sguardi si incrociano per un istante prima di cominciare a combattere. Conosco la sua espressione incredula ogni volta che fallisce un attacco, ogni volta che il mio braccio intercetta e para il suo pugno. Non si capacita che la sua bravura, la sua determinazione e il suo coraggio, non bastino a sorprendermi, a penetrare la mia guardia, a infliggermi il colpo definitivo. Si sposta rapido, esercita con ostinazione il suo pressing, attacca con fulminee combinazioni di braccia e di gambe; il cuore batte nel petto largo, come un cavallo da domare, le ultime energie si dissolvono nei respiri finali del suo ormai impagabile debito d’ossigeno. Ma non arretra di un passo. Conosco tutto di lui: quello che sa lo ha imparato in molti anni di paziente lavoro, continue correzioni, infiniti rimproveri, puntuali incoraggiamenti, fiumi di sudore di fatica, voglia di cedere, delusioni profonde e gioie immense. Conosco ogni cambiamento del suo volto mentre combatte: la piega amara della bocca, l’ombra che vela il suo sguardo, i movimenti inconsci e riflessi che preannunciano i suoi affondi. Conosco le sue tattiche, so dove vogliono portare le sue finte e dove colpirà. Conosco tutti i suoi difetti: la difesa incerta, gli attacchi ingenui e scomposti, la rabbia che annebbia la sua mente e  inevitabilmente lo conduce alla sconfitta. Conosco il suo cuore: so quando trema il suo spirito, quando vacilla la sua sicurezza, quando s’impenna il  suo orgoglio pronto a caricare come un bisonte. So che non mollerà finché non avrà vinto. Neppure io. Lo rivedo ogni volta che mi guardo allo specchio: tutte le mattine è di fronte a me. Combatto contro di lui, combatto contro me stessa, ogni volta.  Il nostro più temibile avversario è sempre in agguato dentro di noi.

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giovedì 7 novembre 2013

LA VITA NON CE LA SCEGLIAMO....

Hai presente la pallina di un flipper? Che rimbalza impazzita ma quando sta per raggiungere il top score, te la vedi scivolare giù e ci rimani di sasso! Ecco oggi mi sento come quella pallina, che sul più bello, dopo aver tanto rimbalzato, scivola via e game over... Tanta fatica, tanto darsi da fare per niente....Il tempo è volato via, anni come minuti, giorni, settimane, tutto in un attimo, e ho preso atto che che non ho realizzato un millesimo di tutto quello che avevo in mente: il mio grande romanzo è ancora metà sparso in un cassetto e metà sparso nella mia testa, e tutti i miei progetti sono ben lontani dal diventare realtà. No, non immaginavo così la mia vita. Immaginavo che avrei avuto tempo, tempo per fare tutto.....ma i giorni passano veloci, come quando mandi avanti un dvd, le scene si sovrappongono e ti ritrovi a metà del film senza essertene resa conto. Mi sono ritrovata a metà del film in un lampo.
Non ho un marito in pantofole sul divano a fare zapping alla tv, non ho figli su cui riversare tutte le mie aspirazioni mancate, non ho un abbonamento alla pay tv, non passo le domeniche all’Ikea ne le ferie in un villaggio turistico all-inclusive. Non ho neppure la macchina e neanche lo smartphone. Insomma, a sentire le mie amiche, non ho niente di quel che fa una donna felice. Però c’è stato un tempo, che adesso sembra appartenere ad un altra persona, in cui avevo il pacchetto "vita-perfetta" e ho tirato un calcio a tutto quanto, perché in quella vita, apparentemente, invidiabile io non ci stavo dentro e non so fingere. Tra una vita perfetta ma senza amore, ho scelto una vita imperfetta, ma piena d'amore.  Ho fatto la scelta giusta? Quando tra vent'anni guarderò indietro sarà la vita a darmi la risposta. D'accordo, ho giusto un tetto di paglia sulla testa e per adesso regge..... E' una lotta continua la vita....
Ho lottato  e lotto con le unghie e con i denti, ho fatto un mucchio di cazzate ma non ho mai mentito, anche quando la verità  faceva male, mi sono data anima e corpo a uomini che non meritavano neppure le mie briciole, e ho pagato ogni sbaglio col prezzo più alto, ho toccato il fondo e sono riemersa. Dai miei errori ho imparato tanto ma questo non significa che non ne rifarò di nuovi domani. Ne faccio tutti i giorni e il bello forse è proprio questo, che continuo a sbagliare e continuo ad imparare. In realtà mi rendo conto che sono alla ricerca, mi manca qualcosa, qualcosa che non so definire di preciso.... Voglio scoprire ogni giorno cose nuove, ho bisogno di non  dare mai nulla per scontato, di sentire sempre l’energia fluire nelle vene assieme alla voglia di ridere e giocare, ho bisogno di capire, per questo mi faccio mille domande.
Illustrazione Zurab Martiashvili 
Oggi il mio bilancio non mi sembra tanto positivo, forse perché le cose girano storte e non vedo niente di buono nel domani. Ma in fondo se mi guardo indietro, so di averne fatta di strada, e so di poter essere fiera di me stessa. Forse domani quel libro lo scriverò davvero, forse le cose cambieranno, forse no... forse la vita non ce la scegliamo, dobbiamo solo imparare a starci a galla... 


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mercoledì 6 novembre 2013

L'amore non è una gabbia

C'era una volta un uccellino, con ali perfette e piume lucenti, colorate e meravigliose. Insomma, un animale creato per volare in libertà nel cielo, e rallegrare chiunque lo vedesse. Un giorno, una donna vide questo uccellino e se ne innamorò. Stupefatta, si fermò a osservarne il volo con il cuore che batteva all'impazzata, e gli occhi brillanti di emozione. Lo invitò a volare vicino a lei, e  insieme vagarono attraverso i cieli e le terre in perfetta armonia. Lei  ammirava, venerava, celebrava quell'uccellino. Ma poi pensò: E se volesse conoscere le montagne lontane?? Ebbe paura. Paura di non provare mai più quel sentimento con altri uccellini. E provò anche invidia: invidia per la sua capacità di volare.Si sentiva sola. E allora si disse: Preparerò una trappola. La prossima volta che arriverà, non potrà più andare via. L'uccellino, parimenti innamorato, tornò il giorno seguente, cadde nella  trappola e fu imprigionato in una gabbia.Lei trascorreva ore a guardarlo, tutti i giorni. Era l'oggetto della sua  passione e lo mostrava alle amiche, che dicevano: Ma tu hai davvero  tutto. Poi cominciò a verificarsi una strana trasformazione: visto che possedeva l'uccellino, e non aveva più bisogno di conquistarlo, lentamente  perse interesse per lui. E l'uccellino, non potendo volare ed esprimere il senso della propria vita, a poco a poco deperì, la lucentezza delle sue  piume svanì e divenne brutto. La donna non gli prestava più attenzione, se non per nutrirlo e pulirgli la gabbia. Un giorno, l'uccellino morì. Lei ne fu profondamente rattristata e iniziò a pensare sempre a lui. Tuttavia non si ricordava della gabbia, rammentava soltanto il giorno in cui lo aveva visto per la prima volta, mentre volava  felice fra le nuvole. Se avesse osservato se stessa, avrebbe scoperto che ciò che l'aveva colpita in quell'uccellino era la libertà, l'energia delle sue ali in movimento, e non il suo corpo fisico.Senza l'uccellino, la sua vita perse di significato, e la Morte andò a bussarle alla porta. "Perché sei venuta?" le domandò lei. “Per farti volare di nuovo insieme a lui nel cielo” rispose la Morte. Se lo avessi lasciato partire e tornare, lo avresti amato e ammirato anche di più. Ora, invece, hai bisogno di me per poterlo rincontrare.


 Paulo Coelho da Undici Minuti

domenica 27 ottobre 2013

CORRO INCONTRO ALL'ALBA

Il mio respiro regolare nel silenzio. Vento freddo sul viso. Mille aghi di ghiaccio tra i capelli. Spruzzi di mare e salsedine. Lascio impronte sulla sabbia che le onde cancellano.
Corro.
Aumento progressivamente il ritmo. I passi sono fluidi e regolari. Le gambe spingono sempre di più. Uno due tre uno due tre uno due tre... un passo dopo l'altro. Ogni muscolo del mio corpo è teso e scattante. Mi sento leggera, senza pensieri, senza peso. Sfido la legge di gravità, come se da un momento all'altro potessi spiccare il volo. Aumento la falcata. Il respiro si fa affannoso. I battiti del cuore accelerano. Tutto il corpo pare sul punto di smaterializzarsi da un momento all'altro. Corro e divento una sola cosa con la sabbia, il mare e l'aria. Sono vento, mi sollevo e volo via.
Corro. 
Non so da quanto. Il tempo sembra essersi fermato. I muscoli cominciano a dolermi, le gambe diventano pesanti e il respiro si fa più affrettato. Tutto il mio corpo grida: Fermati!  Ogni muscolo pare irrigidirsi, contrarsi, indurirsi. Mi pare di non riuscire neppure a respirare. La fatica prende il sopravvento. Ogni passo è un passo oltre il mio limite. No, non mi fermo....La mente accelera. I piedi la seguono. La mente non conosce fatica. E' nella mente la forza di non fermarsi, di andare sempre oltre. Quando mi sembra di non farcela più, quando il cuore sembra scoppiare e le gambe sono pesanti...allora spingo più forte. E' quello il momento in cui decidere se continuare o fermarsi. E' quello il momento in cui dai tutto.
Corro.
L'ultimo chilometro è una lotta contro me stessa, una lotta per me stessa, per sentirmi viva e libera. Finalmente libera! Una sensazione di euforia mi assale, mi dà nuova energia. Non sento più la fatica e il respiro torna regolare. I muscoli si sciolgono, tutto il corpo si tende in avanti in una  progressione costante, i passi sempre più veloci sono nuovamente fluidi e leggeri. E' come tagliare il traguardo, è una vittoria, una piccola  significativa vittoria che mi fa sentire più forte.
Corro.
Non mi fermerò ne ora ne mai. E ogni volta quando il mio corpo griderà fermati, farò un passo avanti e poi un altro ancora.
Corro. Non penso a niente. La mia mente è un cielo azzurro. Riesco a staccarmi da me stessa come fossi una proiezione del mio corpo.
Guardo avanti,oltre  la strada, oltre l'orizzonte.
Voglio raggiungerlo quell'orizzonte. Ovunque sia gli correrò incontro.
Corro incontro all'alba.
Corro. E sono vento.

 PS: Dedicato a tutti quelli che mi chiedono sempre: Ma perché corri?



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martedì 22 ottobre 2013

STANOTTE SCRIVO

      Dita scorrono
veloci sulla tastiera
      nella penombra
      di una notte insonne.
      Come un pennello
 colorano
 immense praterie.
      Fogli bianchi
da percorrere
      con versi decisi
      a volte leggeri
      o appena sfumati.
      Stringo a me
      ognuna delle mie visioni
      in un crescente delirio
      di personaggi, storie,
      anime da plasmare.
     Vivo per saziarmi
con occhi curiosi
e raccontare la vita.
      Con le parole
      non interrompo
      il flusso dei sogni
      ma li trasformo
      in altri sogni
      da inseguire al risveglio. 
      Appartengo      
      alle mille anime che popolano
      la mia mente.
      Il mio sangue
      ha tutti i colori di un quadro
      dove si intrecciano storie.  
  Il mio sangue scorre
      tra le parole
      come un fiume
      che pace non trova
      fino al mare.
      Fino alla parola
      fine
      della storia
      che scrivo stanotte.

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mercoledì 9 ottobre 2013

PROTEGGERSI SEMPRE, CONTINUAMENTE

La regola numero 1 è PROTEGGERSI SEMPRE, CONTINUAMENTE. Lo ripete Clint Eastwood in uno dei miei film preferiti. Se non ti proteggi da sola, chi lo farà per te? Proteggiti bambina che questa vita appena giri le spalle ti frega! Proteggiti che tutti ti sorridono davanti ma appena possono ti pugnalano alla schiena! E’ un mondo di egoisti ed ipocriti. Tieni sempre la guardia alzata, guardati alle spalle, schiva i colpi, incassa in silenzio, e se cadi, rialzati. Di nuovo in piedi, a testa alta.
Non mollare, nemmeno quando è troppo dura, nemmeno quando l’onda ti travolge, l’aria ti manca e la corrente non ti aiuta a risalire.
Devi imparare a controllare il fiato e padroneggiare le emozioni, non lasciare che prendano il sopravvento.
Devi comprimerle dentro di te finché non scoppiano così violentemente da stendere tutto ciò che trovano sulla loro traiettoria.
Devi soffocare la voce quando vorresti urlare, devi restare impassibile quando dentro scalpiti come un cavallo imbizzarrito, devi saper aspettare quando vorresti lanciarti come un kamikaze. E poi al momento giusto, lasciare che tutto questo esploda.
Controlla, guarda, osserva, scruta, studia, muoviti, anticipa l’avversario, sorprendilo, impara a conoscerlo, a conoscerti. Conserva un po’ di fiato per quell'onda troppo alta, mantieni un po’ di forze, per quella salita troppo tosta.
Devi combattere se vuoi sopravvivere, devi lottare per poi uscirne col sorriso, con la forza che ti infonde il sapore di avercela fatta, la soddisfazione di aver resistito, di non  aver mollato.
Ricordi quella sensazione inebriante di vittoria che ti ripaga di qualsiasi sofferenza? Resisti ! Dopo sarai fiera di aver stretto i denti, dopo non ricorderai più il dolore, quello passa. Dopo un po’ non la fatica non lo senti più, diventa una compagna di strada, quasi un’abitudine della quale non sai più  fare a meno. Dopo un po smetti anche di piangere e ti accorgi di non avere più lacrime ma solo rabbia, rabbia, tanta rabbia!
Ci sono lividi che fanno male tutta la vita, ferite che non si  rimarginano mai perché troppo vicine all'osso, ma ogni errore di oggi è uno sbaglio in meno di domani, ogni pugno preso sarà un pugno che schiverai la prossima volta. Il dolore sulla tua pelle t’insegna più di qualsiasi manuale. Ma la vita se te le giochi bene ti dà più di una possibilità. La vita, se sai avere pazienza, e vedere lontano, ti ripagherà sempre, prima o poi.
E' un po come nella boxe: un bravo pugile, per vincere e sferrare il colpo finale, deve anche sapere quando arriva il momento di arretrare. Nella boxe tutto funziona al contrario: per tirare di braccia devi allenare le gambe, per colpire di destro scarichi tutto sul piede sinistro, invece di allontanarti dal dolore, come farebbe qualunque persona sana, gli vai incontro. Come te che non scappi ma vai incontro alla vita anche quando è dolore. Quanti pugni in faccia hai preso bambina! Quanti ne prenderai ancora! Ma almeno potrai dire di aver vissuto, di essertela giocata fino in fondo questa sfida!
Un passo o due per poter continuare a combattere. Uno di troppo, per essere fuori dal gioco. E tutto sta a lui. Tutto sta a te bambina.
 
La bambina col cappotto azzurro-cielo
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martedì 8 ottobre 2013

Far piangere una donna....


State molto attenti a far piangere una donna
Che poi Dio conta le sue lacrime
La donna è uscita dalla costola dell’uomo
Non dai piedi perché dovesse essere calpestata
Né dalla testa per essere superiore
Ma dal fianco per essere uguale…
Un po’ più in basso per essere protetta
E dal lato del cuore per essere Amata.

Talmud

martedì 1 ottobre 2013

PARLO CON TE (ANCORA UNA VOLTA)


Ogni notte torno in quella stanza assieme a te. Spesso ti guardavo dormire mentre ti agitavi irrequieto tra le mie braccia. Sentivo che eravamo imprigionati in un libro di cui stavi scrivendo la trama. Torno ancora a conversare con te. La notte porta un silenzio che mi spinge a parlarti e penso che forse anche tu stai parlando con me.  Ho passato notti insonni a toccare il tuo corpo nudo, ti ho toccato per rendermi conto che esistevi. Ho toccato le lenzuola, le piastrelle del pavimento, i muri, ogni cosa, per rendermi conto che noi esistevamo in quella camera, in quel momento e non era soltanto un sogno. Anche tra mille anni, quei giorni saranno esistiti. E noi con loro. E' un libro senza parole, senza inchiostro, senza pagine. Un libro che credevamo di scrivere, ma era già scritto. 
Ho imparato a conoscere il tuo dolore attraverso la musica. Nei tuoi sussurri ho ascoltato le rabbiose grida di vendetta sul destino. Sfiorando il tuo corpo ho avvertito quella forza che è la tua rivincita sulla vita. Ho visto la solitudine che tenti di nascondere anche a te stesso, ho visto i tuoi occhi stanchi perdersi nel fumo cercando un sorriso che non avevi dentro. Ho percepito nelle tue parole la paura di vivere, ciò che ti spinge a una continua fuga senza meta. Ogni notte ti chiedevo se fosse l'ultima: rispondevi  "forse". Non avevi certezze e non facevi mai programmi. Mi stringevi a te, mi confortavi, poi ti abbandonavi ad un sonno senza pace. In quei momenti ti abbracciavo con tutta la dolcezza che era in me, avrei voluto cullarti fino a liberarti da quella disperazione. Avrei voluto che smettessi di scappare da te stesso e imparassi ad amarti quanto ti amavo io. Ti parlo ancora una volta. Sto camminando senza meta nella notte,  in un posto che non conosco, in un tempo che non so. I tuoi occhi blu. Sono certa di averli visti oggi al tramonto. Facevano paura, tanto erano blu in quel sole rosso. Mi ritrovo sempre più spesso ad evocare la tua immagine, come un miraggio irraggiungibile.Ti sento tra le mani, così vivo, caldo, palpitante com'eri al mio fianco nel letto poi improvvisamente scivoli via  tra le dita.... 
Da quel giorno di febbraio sarei voluta tornare indietro mille volte. Mille volte sono arrivata alla tua porta e ogni volta sono scappata. Troppo tardi mi sono resa conto che eri parte di me e fuggire era solo un vano tentativo di fuggire da me stessa, da Dio e dal mondo, perché tu ci saresti sempre stato. 

La bambina col cappotto azzurro-cielo
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