Strasburgo condanna l'Italia per violazione dei diritti umani
dei detenuti. Ma l'Italia ha anche il triste primato in Europa del
maggior numero di prescrizioni (circa 130mila quest'ultimo anno) e
paradossalmente, del più alto numero di condanne della Corte Europea dei
diritti dell'uomo per l'irragionevole durata dei processi. Va detto che l'Europa ci condanna anche perchè non proteggiamo le galline ovaiole, limitiamo illecitamente il numero dei giocatori comunitari di pallanuoto, non sanzioniamo le reti da pesca, per l'emergenza rifiuti in Campania, le discariche abusive ecc. e comunque non si fa mai niente di concreto per risolvere questi problemi. Ora nel caso delle carceri, cercano di farci
intendere che svuotarle sia l'unica soluzione fattibile ma è solo
l'ennesimo tentativo di insabbiare un problema che invece richiede
provvedimenti più radicali, a partire da processi e sentenze che non si
facciano attendere per 10 anni e passa, da un sistema che assicuri la certezza
della pena e la tutela delle vittime e dei loro familiari. Amnistie ed indulti ce ne sono stati in passato e dopo poco tempo le carceri sono tornate piene, quindi sappiamo in partenza che non servono, sono la soluzione più sbrigativa ma anche quella che non risolve il problema alla radice. Che l’amnistia la si
voglia per altri motivi è poi evidente, del resto è un provvedimento che
annulla i reati, compresi quelli in essere, e nel gran calderone di chi viene lasciato libero ci finisce poi
anche chi non ci dovrebbe finire, insomma "liberi tutti". Sarebbe
necessaria invece una riforma radicale della giustizia. Il problema non
si risolve non punendo i recidivi e facendo pagare l'inefficienza dello Stato
(ancora una volta) ai cittadini onesti, che non commettono reati e subiscono,
invece, indulti e amnistie a ripetizione, che servono semplicemente a svuotare le carceri ma non a rieducare le persone. Non si possono, e non si devono,
confondere le disumane condizioni carcerarie dei detenuti con il diritto sacrosanto di
chi è vittima della delinquenza di avere giustizia e sentirsi al sicuro. All'incertezza del giudizio oggi si aggiunge l'ncertezza dell'effettiva espiazione
della pena grazie ad un sistema che permette sconti durante e dopo il
processo, anche quando si ha una sentenza passata in giudicato. Siamo siamo costretti ogni giorno a vedere a piede libero assassini,
stupratori, pedofili e violenti, degli sconti generosi della nostra giustizia usufruiscono anche condannati per reati legati alla criminalità organizzata ed a
quelli contro la persona. Questo non è rispetto delle vittime, questa non è giustizia. Ci sono altre
soluzioni per migliorare la condizione carceraria e per evitare il
sovraffollamento. La popolazione carceraria va ridistribuita, per esempio
mandando i tossicodipendenti nelle comunità, accompagnando i clandestini nei
loro paesi d’origine, applicando le misure alternative per i reati minori
contro il patrimonio, istituendo un organo per il controllo della custodia cautelare.
Ci sono (o meglio c'erano) penitenziari modello come il "Daga" in Calabria dove i giovani lavoravano nelle serre, in falegnameria e nel laboratorio di ceramica, dove davvero si avviava un percorso lavorativo ed educativo che li portava ad avere una vita diversa. Ed ovviamente questo penitenziario-modello è stato chiuso per carenza di personale e di fondi. Quindi diciamolo che si non si vogliono rieducare le persone ma sono dare un colpo di spugna. Ci sono decine di penitenziari inutilizzati e caserme dismesse che gli stessi
detenuti potrebbero recuperare, in quanto quello al lavoro è un diritto-dovere
anche per loro. Non servono a nessuno provvedimenti d'impunità, è invece
necessario risolvere per davvero il problema tenendo conto dei carcerati, ma
anche di chi lavora nei penitenziari, delle vittime e dei
cittadini. Bisogna trovare una soluzione che non offenda le vittime dei reati,
che non metta a rischio la sicurezza dei cittadini e che allo stesso tempo
tenga conto della dignità dei carcerati.
So che la questione è delicata e che a parlarne si rischia sempre di offendere la sensibilità dell'uno o dell'altro, questo è ovviamente il mio modestissimo ed ininfluente punto di vista, ma credo che in ogni questione che riguarda la società civile bisogna tener conto di tutti gli attori coinvolti, e per primo è necessario il rispetto delle vittime e dei loro familiari, che sempre pagano il prezzo più alto.
Personalmente mi trovo d'accordo con l'appello lanciato dal sito della fondazione Gianluca Congiusta. http://www.gianlucacongiusta.org/
So che la questione è delicata e che a parlarne si rischia sempre di offendere la sensibilità dell'uno o dell'altro, questo è ovviamente il mio modestissimo ed ininfluente punto di vista, ma credo che in ogni questione che riguarda la società civile bisogna tener conto di tutti gli attori coinvolti, e per primo è necessario il rispetto delle vittime e dei loro familiari, che sempre pagano il prezzo più alto.
Personalmente mi trovo d'accordo con l'appello lanciato dal sito della fondazione Gianluca Congiusta. http://www.gianlucacongiusta.org/
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| Illustrazione: David Agenjo |
